"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)

giovedì 19 settembre 2019

La regola dei pesci di Giorgio Scianna

Trama: Quando a settembre riapre la scuola, il liceo Tommaseo viene travolto da una scoperta che lascia tutti senza fiato: quattro ragazzi, gli unici maschi della quinta C, sono spariti. Erano in vacanza in Grecia, ma dal 22 luglio nessuno sa più niente di loro. E mentre un funzionario della Farnesina viene incaricato di assistere i genitori nel tentativo di capire cosa sia successo, uno dei quattro torna a casa, illeso ma chiuso in un mutismo inattaccabile. Fra di loro c'era un patto, e romperlo significherebbe tradire la fiducia degli altri. Dopo aver raccontato gli adolescenti in un romanzo che ha fatto il giro delle scuole di mezza Italia –Qualcosa c'inventeremo –, Giorgio Scianna sceglie di esplorare, senza mai giudicare, la complessa realtà di chi ha diciotto anni oggi. Perché è quella l'età in cui si prendono le misure di se stessi e del mondo, in cui la sete d'avventura si muove verso direzioni impensabili. La ribellione può assumere molte forme, tante quante sono le speranze.



Il confronto:
 
L.F. : La descrizione dell'adolescenza, che prelude ad un periodo nel quale i figli non ti ascoltano, è molto attuale. I figli seguono i social e si fanno influenzare. I quattro ragazzi pensano di andare a vedere un posto nuovo, di fare una nuova esperienza,  non di combattere. E' l' immaturità tipica della loro età, che li porta anche a fare le stesse scelte quando si trovano tutti insieme. Ma alla fine c'è un'apertura alla speranza e la famiglia è quella istituzione che può resistere

M.S. : alla fine questi ragazzi così critici sembra che ce l'abbiano a morte con i genitori. Tutti tra l'altro provengono da famiglie borghesi abbastanza agiate.

Li.Fe. : Scianna descrive il vuoto e l'angoscia dei giovani d'oggi che si lasciano convincere dai social perché non hanno riferimenti sicuri. La regola dei pesci è andare dove va il branco.

C.D.: Ci sono zone di buio nei giovani e piuttosto di adagiarsi nel nulla la loro scelta cade su qualcosa di mostruoso. Ci sono anche degli spunti positivi e di riscatto: per esempio il valore dell'amicizia. Anche la musica è vista come una strada verso la salvezza. Infatti alla fine i ragazzi decidono di andare al meeting.

E.N. : mi sembra strano che i ragazzi siano così. Forse quelli delle famiglie medio borghesi. Li ho confrontati con quelli che lavorano in fabbrica, che hanno altro per la testa, come sballare il sabato.
Verso la fine del romanzo pensavo che sarebbero tornati a casa e che si prendessero la responsabilità di quello che avevano combinato. Invece vanno oltre, al meeting di musica e, bontà loro, mandano una cartolina ai genitori per far sapere che stanno bene. Non avevano la misura delle preoccupazioni e dei dispiaceri che inflitti alle loro famiglie.

Fai di te la notte di Giorgio Scianna


Trama: È sera, Clara sta rientrando dal lavoro: invece di accostare davanti a casa, d’impulso decide di tirare dritto. Spegne il cellulare e imbocca l’autostrada. Le sembra di vederli, i suoi due bambini, coi capelli ancora umidi dopo la piscina. Le sembra di vedere anche Sergio che apparecchia la tavola con mani ferme e sicure.
Ma dietro i gesti e le voci di ogni giorno, adesso Clara sente la nota falsa di un segreto nascosto per troppo tempo, l’ombra di un tradimento che non è uguale a nessun altro. Per questo è come se non conoscesse più la strada di casa, e neppure quell’uomo che ha vissuto accanto a lei per tanti anni.
«Mi sono fermata in una piazzola. Non avevo deciso di farlo, ma ho visto il disegno di una piazzola dopo cinquecento metri e ho rallentato fino a fermarmi, a scendere e fumare una sigaretta con la schiena appoggiata all’automobile. Guardavo le poche macchine che passavano, le seguivo fino a che scomparivano. Non so cosa pensassero di una donna in mezzo al buio sul ciglio dell’autostrada, una donna che fumava e guardava le macchine passare come se guardasse il mare».

Il confronto
 
M. S.: c'è molta confusione poiché  Clara non sa bene che pesci pigliare. Non si capisce in quali termini sia il rapporto con il marito e con il suocero.

O.G.: è strano che un rapporto così stretto fra Clara ed il suocero non incida sul rapporto di coppia.

L.F. : la trama è debole. in un rapporto di coppia, un segreto nascosto può essere destabilizzante. Clara ha una reazione spropositata quando scopre che Sergio è un marrano. Non ho capito il suo tradimento con "il tipo della piscina", il fisioterapista.
Il rapporto con il suocero è un po' una compensazione.  Papà Giò è un manipolatore e  con furbizia attira dalla sua parte la nuora che,  affascinata, sta al gioco per mantenere un legame fra il suocero e la sua famiglia. Abbiamo scoperto chi sono i marrani ma è un po' forzato averli inseriti in un contesto simile.

M.T.: l'ambientazione è nella notte. L'ispirazione di questa storia dei marrani è data da come la vive lei. Il racconto del nonno sembra inserito per farlo capire a noi lettori, ma nella storia è scollato.
Ha sfruttato ls storia così tragica dei marrani per contrapporla ad una storia banale.

G.M. : Sergio  ha preso seriamente la questione dei marrani poichè il padre Giò gli ha dato questa eredità molto forte di tramandarne la tradizione, ma in realtà è il primo ad abbandonarla. L'inconsistenza della storia sta in tutte le reazioni dei personaggi.

C.D. : lo scrittore forse aveva bisogno di un segreto non banale per la sua storia.

M.F.: la storia si svolge in un periodo molto breve, non capisco perchè lei non ne abbia parlato con il marito ma si è confidata con il suocero.


sabato 1 giugno 2019

Luce d'estate ed e subito notte di Jon Kalman Stefansson


Ci siamo incontrati sabato 1 giugno, 
a Bovegno presso l'agriturismo Chichimela, e confrontati sulla lettura del libro
Luce d'estate ed è subito notte! 
Splendida giornata nel verde, in cui abbiamo ritrovato le atmosfere poetiche e suggestive incontrate nel libro!




"A volte nei posti piccoli la vita diventa più grande", a volte la lontananza dal rumore del mondo ci apre al richiamo del cuore, dei sensi, dei sogni. È questo intenso sentire a erompere dalla vita di un paesino di quattrocento anime della campagna islandese, dove la luce infinita dell'estate fa venir voglia di scoperchiare le case e la notte eterna dell'inverno accende la magia delle stelle. Un microcosmo che è come una lente di ingrandimento sull'eterna partita tra i desideri umani e le trame del destino, tra i limiti della realtà e le ali dell'immaginazione. Il direttore del Maglificio che per decifrare la frase di un sogno si immerge nel latino e nell'astronomia fino ad abbandonare tutto per i segreti dell'universo, la postina avida di vita che legge ogni lettera per poi rendere pubblici i più piccanti affari privati dei compaesani, l'avvocato che crede che il mondo si regga sul calcolo ma poi scopre che non può contare i pesci nel mare né le sue lacrime. Ogni sentiero dell'animo umano sembra trovare spazio in un caleidoscopio di storie che abbraccia le pulsioni più torbide e i sentimenti più puri, il palpito dell'unica estate vissuta dagli agnelli prima di finire al macello e il brivido di un rudere che risveglia i fantasmi, o il bisogno di mistero che è nell'uomo. Combinando l'incanto della poesia e un umorismo implacabile ma pieno di tenerezza per le debolezze umane, Stefánsson cerca una risposta alla domanda "Perché viviamo?" e la insegue immergendoci nel fiume in piena della vita.



P.B.: un libro simpatico,  ricco di umorismo ma anche molto profondo.
E.S.: è ricco di immagini e di suggestioni.
P.B.:ci sono anche alcune considerazioni interessanti sulla politica.
M.F.: si svolge in un paese minuscolo in cui la popolazione vive varie storie. I personaggi sono tutti particolari soprattutto le donne. Non c'è molto da fare e tutto viene amplificato proprio come in un microcosmo.
C.D.: è il centesimo libro letto dal gruppo di lettura. E' un libro molto poetico e si inserisce bene nel contesto di questa giornata.

mercoledì 8 maggio 2019

Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio

 Trama (da IBS): Johnny, la Resistenza e le Langhe sono i tre protagonisti a pari titolo di questo romanzo, trovato tra le carte di Fenoglio dopo la morte. Cronaca della guerra partigiana, epopea antieroica in cui l'autore proietta la propria esperienza in una visione drammatica, Il partigiano Johnny rivela un significato umano che va ben aldilà di quello storico-politico. Dalla formazione delle prime bande fino all'estate del '44 e alla presa di Alba seguiamo l'odissea di Johnny e dei suoi compagni fra gli ozi forzati nei casali, le imboscate contro gli automezzi fascisti, le puntate per giustiziare una spia in pianura, le battaglie campali, i rapporti tra le varie formazioni ribelli. Con un saggio di Dante Isella.


Il confronto:
 
P.B: dopo la lettura di questo libro ho capito che tendevo ad idealizzare la figura del partigiano. Visto nella sua quotidianità ha contribuito a darmi più consapevolezza di quello che è stata la resistenza. A livello letterario ha uno stile molto suo.

L.F. : Jonnhy essendo stato militare di carriera è allo sbando. Prima è capitato con i partigiani rossi, con organizzazioni virulente, poi ha preso posizione ed è andato con i bianchi badogliani. Il libro potrebbe sembrare noioso, prolisso. Il personaggio che mi ha colpito di più è il comandante Nord, bellissimo, vestito  come un dandy inglese, con divise tutte formidabili ed eleganti, quasi una presa in giro. Sembra che non succeda mai niente ma alla fine Johnny riesce a smascherare una spia e dice che ha fatto qualcosa anche lui per la resistenza. Un'altra figura che mi è piaciuta è la vecchia puzzona con il cane lupo. Lo sbando dell'esercito italiano ha dato adito ai tedeschi ed ai fascisti di poter riprendere in mano la situazione. Il colonnello fascista che aveva rinchiuso la vecchia era molto disponibile. La maggior parte dei contadini era con i partigiani. 
Non ha messo in rilievo il lavoro e il ruolo delle donne nella resistenza.

G.M.: un libro che va preso in piccole dosi perchè necessita di una certa concentrazione. Sono andata a Marzabotto e mi sono immersa nell'atmosfera partigiana.

C.D. : sembra una lingua inventata. Anche l'italiano non è proprio scorrevole, alcune parole infatti sono proprio inventate. Nel libro si nota la smania di combattere, si capisce che c'è lo spirito tipico dei giovani.

M.F. : quando Johnny è sul fiume, arrivano i tedeschi e con poche parole l'autore  rende l'idea della paura che aveva la gente.