"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)

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venerdì 19 dicembre 2025

Tutto per i bambini di Delphine De Vigan

 

 
Trama: Parigi, 2019. Moglie e madre modello, Mélanie gestisce un canale YouTube che ha milioni di iscritti, Happy Récré, interamente dedicato ai suoi figli, Sam e Kim, di otto e sei anni. I bambini si esibiscono in una recita ininterrotta davanti alla telecamera: Mélanie ha trasformato le loro identità in un bene di consumo. Ma un giorno i riflettori di Happy Récré fanno cortocircuito. Kim è scomparsa. In questo nuovo, acclamatissimo romanzo Delphine de Vigan si avventura con coraggio nell'universo tanto complesso quanto affascinante dei social network, restituendo il ritratto di una società – la nostra – in cui non c'è niente che non possa essere messo in scena e in vendita. Persino, e soprattutto, la felicità.

Primi anni Dieci del Duemila. Mélanie, che è cresciuta davanti allo schermo della televisione, ipnotizzata dai reality e dalle loro promesse di notorietà, ha un solo obiettivo nella vita: diventare famosa. Quando supera le selezioni per un nuovo show – seppur non tra i piú noti – Mélanie è al settimo cielo. Ma quell'unica esperienza si rivela disastrosa. Il segno del fallimento è una ferita che non si rimargina. 2019. Moglie e madre modello, Mélanie vive in un lussuoso complesso residenziale nei sobborghi di Parigi e ha creato un canale YouTube di grande successo, Happy Récré, interamente dedicato alla vita quotidiana dei suoi figli, Sam, di otto anni, e Kim, di sei. La formula di Mélanie ha conquistato la rete: il prodotto di quest'anonima madre intraprendente è seguito, ammirato, amato da milioni di iscritti. Sponsor, promozioni, campagne: i bambini si prestano alle richieste delle aziende che passano per il filtro materno; Sam e Kim vivono una recita ininterrotta e le loro identità sono ormai un brand. Ma un giorno i riflettori del mondo di Mélanie fanno cortocircuito: Kim è scomparsa. Della squadra di polizia che conduce le indagini fa parte la giovane Clara, che si appassiona subito al caso. La piccola Kim ha lasciato poche tracce: incontro sbagliato, fuga, rapimento? Non si può scartare nessuna ipotesi, e Clara sospetta che la chiave di tutto sia nascosta dietro le quinte di Happy Récré. Scavando nell'universo dei baby influencer, Clara si rende conto allora che la felicità esibita dagli schermi è un'ingannevole illusione. Perché la realtà in cui si muovono i piccoli Sam e Kim, piú che al regno fatato descritto da Mélanie, assomiglia a un vero e proprio inferno autorizzato.

Il confronto: 

Quando l’amore diventa esposizione

Nel nostro ultimo incontro del gruppo di lettura abbiamo discusso Tutto per i bambini di Delphine de Vigan, un romanzo che ha suscitato reazioni forti, a tratti contrastanti, ma quasi sempre attraversate da un senso di inquietudine profonda. È un libro che parla di futuro, ma soprattutto di presente: di social network, visibilità, solitudine e del modo in cui gli adulti proiettano sui figli i propri vuoti.

Molti di noi hanno avuto la sensazione di leggere un reportage, più che un romanzo tradizionale. Lo stile asciutto e cronachistico rimanda a fatti reali, a episodi che potrebbero appartenere alla cronaca di oggi. L’ambientazione nel 2031 non appare come un salto fantascientifico, ma come una naturale estensione del mondo che già conosciamo.

Al centro della storia c’è una madre che, non riuscendo a realizzare il proprio desiderio di fama, finisce per trasferirlo interamente sui figli. La sua è una carenza affettiva profonda, che affonda le radici nell’infanzia: una vita vissuta senza sentirsi amata, senza essere vista. I social diventano per lei uno spazio di compensazione, un luogo in cui cercare quell’amore che non ha mai ricevuto. Ma il bisogno di approvazione si trasforma presto in dipendenza, e la linea tra cura e sfruttamento si spezza.

È emersa con forza l’idea che questa madre non si renda conto del male che provoca, nemmeno quando marito e figli la abbandonano. Continua a mostrarsi, truccata e sorridente, perché crede di essere amata dai follower. Una frase del romanzo ha colpito particolarmente: per lei è più importante essere amata da chi la segue online che dalla propria figlia. Un’affermazione giudicata da molti tristissima, ma anche terribilmente vera.

I figli, infatti, pagano il prezzo più alto. Uno riesce a sganciarsi e a cercare il proprio destino, l’altro rimane intrappolato nel meccanismo, fino ad ammalarsi. È stato sottolineato come i bambini dovrebbero fare i bambini, e non diventare contenuti. La domanda che aleggia è inquietante: che adulti diventeranno?

Accanto alla figura della madre si staglia quella della poliziotta, l’altra protagonista del romanzo. Le due donne si contrappongono, ma anche si riflettono. Da una parte l’assenza totale di responsabilità e di visione a lungo termine, dall’altra uno sguardo più distaccato, che cerca di comprendere e arginare. L’educazione ricevuta, l’ambiente familiare, il modo in cui si impara a stare al mondo: tutto sembra determinante.

Nel dibattito si è parlato molto anche del rapporto generazionale con i social. Per molti adulti esiste ancora una separazione tra realtà e mondo digitale; per i più giovani, invece, i social fanno parte integrante della realtà stessa. Non sono più uno strumento esterno, ma qualcosa che si porta sempre con sé, da cui è difficile staccarsi. Anche quando si tenta di disattivarli, il gesto di controllo resta un automatismo.

C’è chi ha sottolineato come i social, in sé, non siano il male: possono essere utili, persino positivi. Il problema, come spesso accade, è l’uso che se ne fa. Dietro c’è un algoritmo che osserva, monitora, indirizza; un sistema che non perdona gli errori e che trasforma tutto in merce, perfino l’intimità familiare. E intorno, una folla di spettatori: persone che guardano, seguono, commentano. Un pubblico che rende possibile tutto questo.

Il giudizio sulla madre è stato, per molti, durissimo. Immatura, irresponsabile, incapace di proteggere i figli. Anche il marito non ne esce indenne: viene visto come debole, poco lucido, incapace di opporsi davvero. Il romanzo è stato definito senza mezzi termini “un affresco della stupidità del genere umano”, ma dietro questa durezza resta una domanda più complessa: quanto siamo tutti coinvolti in questo meccanismo?

Tutto per i bambini è un libro che non consola e non assolve. Mette a disagio, costringe a guardare. Un mondo che non perdona, come è stato detto, e che forse – proprio per questo – somiglia molto più al nostro presente che a un futuro lontano.

sabato 30 aprile 2022

L'isola di Arturo di Elsa Morante

                                     
Ci siamo incontrati 
 mercoledì 30.03.2022  alle 20.30  
nella sede della biblioteca  
 per confrontarci sulla lettura del libro   
 
"L'isola di Arturo "di Elsa Morante

Vincitore Premio Strega 1957



Arturo, il guerresco ragazzo dal nome di una stella, vive in un'isola tra spiagge e scogliere, pago di sogni fantastici. Non si cura di vestiti né di cibi. È stato allevato con latte di capra. La vita per lui è promessa solo di imprese e di libertà assoluta. E ora ricorda. Queste sono le sue memorie, dall'idillio solitario alla scoperta della vita: l'amore, l'amicizia, il dolore, la disperazione. Secondo romanzo della Morante dopo Menzogna e sortilegio (1948), L'isola di Arturo confermò tutte le qualità della scrittrice romana: l'impasto di elementi realistici e fiabeschi, la forte suggestione del linguaggio. Arturo, come Elisa in Menzogna e sortilegio, «si porta addosso la croce di far parte non di un oggi ma di un sempre».

sabato 12 febbraio 2022

Il giro del miele di Sandro Campani

Ci incontriamo 

 mercoledì 16.02.2022  alle 20.30

 nella sede della biblioteca

per confrontarci sulla lettura del libro

"Il giro del miele " di Sandro Campani

E' gradita la conferma della presenza.

Green pass rafforzato e mascherina obbligatori per l'accesso

  Finalista del Premio Scrivere per Amore, 2017

Il giro del miele è un romanzo appassionante e caldo, ricco di personaggi indimenticabili, gestito con la maestria dei grandi narratori
«In quei giorni splendenti la vedevi e non riuscivi a immaginare che potesse essere stata da nessun'altra parte: guardava suo marito lavorare al sole che bruciava piacevolmente il collo, e le api stordite camminavano sul muro». Davide è un uomo semplice che ha un lavoro semplice: consegna il miele a domicilio nel paese dell'Appennino dove è nato e cresciuto. La faccia pulita, le spalle e le mascelle larghe: ha l'aspetto di quello che le signore anziane chiamano "figliolo", o "giovanotto". Le ragazze l'hanno sempre snobbato, «ma tanto, lui, era innamorato della Silvia fin da quando erano piccoli». Perso il lavoro, perso il grande amore, spinto dalle circostanze della vita ha iniziato a bere, lasciando entrare in sé una violenza che non è in grado di gestire. Il vecchio Giampiero invece è stato l'aiutante del padre di Davide. Ha una mano bruciata in seguito all'incendio della falegnameria in cui lavorava, ma soprattutto ha una moglie amata, l'Ida. Non sono riusciti ad avere figli. Ha visto crescere Davide, e lo accoglie ora, a tarda notte, quando viene a bussare alla sua porta.

mercoledì 17 novembre 2021

Insegnami la tempesta di Emanuela Canepa

  •   Ci siamo incontrati
  • giovedi 25.11.2021 alle 20.30
  •  nella sede della biblioteca
  • e confrontati sulla lettura del libro
  • "Insegnami la tempesta" di Emanuela Canepa

 Dopo il successo de L’animale femmina, Emanuela Canepa torna a scandagliare i conflitti sotterranei che si annidano in ogni rapporto. Stavolta, lo fa attraverso tre figure femminili indimenticabili.

C’è una donna ferma sulla soglia di un convento. Deve entrare, ma ha paura. Oltre quella soglia, lo sa, avverrà la resa dei conti. Perché è lí che si trova sua figlia, un’adolescente scappata di casa dopo l’ennesima lite con lei. Ed è lí che vive la persona che molti anni prima l’ha abbandonata senza una parola, per seguire la propria vocazione.
Dopo il successo de L’animale femmina, Emanuela Canepa torna a scandagliare i conflitti sotterranei che si annidano in ogni rapporto. Stavolta, lo fa attraverso tre figure femminili indimenticabili. Una madre, alla quale la figlia rimprovera un’esistenza di rinunce. Una figlia, che la madre ha sempre sentito inaccessibile. E una suora, che ha lasciato tutto, anche la sua piú grande amica, per abbracciare senza riserve il proprio destino. Tre donne profondamente legate tra loro, eppure in costante fuga l’una dall’altra. Perché ogni legame d’amore può diventare un cappio, e ogni distacco trasformarsi in battaglia.  

mercoledì 8 luglio 2020

Padri e figli di Ivan

Ci incontreremo 

VENERDI' 10 luglio
 alle ore 20.30
nell'atrio dell'Auditorium G. Gaber
 con distanziamento garantito

per confrontarci sulla lettura del libro

Padri e figli di Ivan Turgenev

Trama (da IBS): Nella grande Russia conservatrice e patriarcale dei latifondi e dei primi timidi moti liberali, il rapporto conflittuale tra tradizione e rinnovamento trova una rappresentazione esemplare in "Padri e figli", pubblicato nel 1862. È la vicenda di due amici appena usciti dall'università di Pietroburgo: Arkadij Kirsanov, figlio di un proprietario terriero, e Evgenij Bazarov, il giovane medico che crede soltanto nelle scienze sperimentali, il nichilista, campione di una società di tecnici, che non è ancora nata. Sarà una passione non corrisposta ad avviarlo a un destino emblematico dei turbamenti di un'intera generazione.

giovedì 14 novembre 2019

Il senso dell'elefante di Marco Missiroli

Da IBS: La devozione verso tutti i figli, al di là dei legami di sangue: è il senso dell'elefante, codice inscritto in uno dei mammiferi più controversi, e amuleto di una storia che comincia in un condominio di Milano. Pietro è il nuovo portinaio, ha lasciato all'improvviso la sua Rimini per affrontare un destino chiuso tra le mura del palazzo su cui sta vegliando. Era prete fino a poco tempo prima, ora è custode taciturno di chiavi e appartamenti, segnato da un rapporto enigmatico con uno dei condomini, il dottor Martini, un giovane medico che vive con moglie e figlia al secondo piano. Perché Pietro entra in casa di Martini quando non c'è? Perché lo segue fino a condividere con lui una verità inconfessabile? Il segreto che li unisce scava nel significato dei rapporti affettivi, veri protagonisti di un intreccio che si svela a poco a poco, arrivando all'origine di tutto: una ragazza conosciuta da Pietro quando era un sacerdote senza Dio, in una Rimini dura e poetica, a tratti felliniana. Qui inizia questa storia che accompagna i suoi personaggi nella ricerca di un antidoto alla solitudine dei nostri tempi, verso una libertà di scelta, e di sacrificio. In questo romanzo Marco Missiroli va al cuore della sua narrativa, raccontando il sottile confine tra l'amore e il tradimento, il conflitto con la fede e la dedizione verso l'altro. A partire da una semplice, terribile domanda: a che cosa siamo disposti a rinunciare per proteggere i nostri legami?

Il confronto:


M. F. : mi ha un po' sconcertato. E’ molto intrecciato e il  senso misterioso resta tale almeno fino a metà libro. E’ la storia di un prete Pietro che fa il portinaio. Viene affrontata la tematica dell'eutanasia praticata dal Dottor Martini, che si copre essere il figlio di Pietro. Mi è sembra che manca la definizione finale dei personaggi. Il medico si vede attraverso gli occhi del padre, ma alla fine le motivazioni profonde che lo spingono a praticare l'eutanasia non vengono descritte.
Mi aspettavo che Pietro avesse un punto di vista più positivo.
Pietro ha fatto come l'elefante, si è proposto non solo come padre di Luca ma di tutti.
Non si è comportato con Luca, come Celeste gli aveva scritto di fare.

L.F. : il dottor Martini esercita l'eutanasia solo con persone consapevoli. Non vorrebbe esercitarla sul benzinaio perchè non ne ha bisogno e solo dopo varie riflessioni aderisce alla sua  richiesta. Tratta l'eutanasia  in maniera giusta.  Nel romanzo c'è una solitudine incredibile, tutti hanno perso qualcosa. Il prete ha perso Celeste e vorrebbe recuperare il figlio. La vedova dopo la morte del marito è asfissiante con il figlio. L'avvocato è il personaggio che mi è piaciuto maggiormente. La  bravura di Pietro sta nel dare fiducia alle persone,  per riaccendere le loro speranze. Il gatto, con nome e cognome, aveva una sua personalità.  Il finale lascia un senso di amarezza.

P.B.: mi è piaciuto molto questo concetto: “la gente si lascia perchè a un certo punto decide di provare qualcun altro”. “E' l'amore minimo”. “ E quale sarebbe l'amore massimo?” chiede Riccardo al prete.“Difendere l'amore per una sola persona”.
Ho trovato alcuni passaggi slegati stilisticamente.
La figura della strega è molto particolare.
Bella l'idea dell'eutanasia, ma  peccato non sia riuscito a svilupparla meglio.

R.R. : c'è tanta roba ma nessun concetto sviscerato.

C.D. : c'è la nebbia di Rimini e la nebbia di Milano. Mi ha dato l'impressione di qualcosa che dovesse essere sviluppato maggiormente, che è restato appunto avvolto in queste nebbie. I personaggi di questo condominio avrebbero dovuto essere più sviscerati. L'avvocato omosessuale Poppi fa tenerezza. Egli è riuscito a mettere in atto ciò che voleva raggiungere: la morte come cessazione della sofferenza. Lo scrittore ha pescato i suoi personaggi anche nel mondo animale: l'elefante, il gatto etc.e questomi è piaciuto molto.

F.F. : è comunque un bravo scrittore.

giovedì 19 settembre 2019

La regola dei pesci di Giorgio Scianna

Trama: Quando a settembre riapre la scuola, il liceo Tommaseo viene travolto da una scoperta che lascia tutti senza fiato: quattro ragazzi, gli unici maschi della quinta C, sono spariti. Erano in vacanza in Grecia, ma dal 22 luglio nessuno sa più niente di loro. E mentre un funzionario della Farnesina viene incaricato di assistere i genitori nel tentativo di capire cosa sia successo, uno dei quattro torna a casa, illeso ma chiuso in un mutismo inattaccabile. Fra di loro c'era un patto, e romperlo significherebbe tradire la fiducia degli altri. Dopo aver raccontato gli adolescenti in un romanzo che ha fatto il giro delle scuole di mezza Italia –Qualcosa c'inventeremo –, Giorgio Scianna sceglie di esplorare, senza mai giudicare, la complessa realtà di chi ha diciotto anni oggi. Perché è quella l'età in cui si prendono le misure di se stessi e del mondo, in cui la sete d'avventura si muove verso direzioni impensabili. La ribellione può assumere molte forme, tante quante sono le speranze.



Il confronto:
 
L.F. : La descrizione dell'adolescenza, che prelude ad un periodo nel quale i figli non ti ascoltano, è molto attuale. I figli seguono i social e si fanno influenzare. I quattro ragazzi pensano di andare a vedere un posto nuovo, di fare una nuova esperienza,  non di combattere. E' l' immaturità tipica della loro età, che li porta anche a fare le stesse scelte quando si trovano tutti insieme. Ma alla fine c'è un'apertura alla speranza e la famiglia è quella istituzione che può resistere

M.S. : alla fine questi ragazzi così critici sembra che ce l'abbiano a morte con i genitori. Tutti tra l'altro provengono da famiglie borghesi abbastanza agiate.

Li.Fe. : Scianna descrive il vuoto e l'angoscia dei giovani d'oggi che si lasciano convincere dai social perché non hanno riferimenti sicuri. La regola dei pesci è andare dove va il branco.

C.D.: Ci sono zone di buio nei giovani e piuttosto di adagiarsi nel nulla la loro scelta cade su qualcosa di mostruoso. Ci sono anche degli spunti positivi e di riscatto: per esempio il valore dell'amicizia. Anche la musica è vista come una strada verso la salvezza. Infatti alla fine i ragazzi decidono di andare al meeting.

E.N. : mi sembra strano che i ragazzi siano così. Forse quelli delle famiglie medio borghesi. Li ho confrontati con quelli che lavorano in fabbrica, che hanno altro per la testa, come sballare il sabato.
Verso la fine del romanzo pensavo che sarebbero tornati a casa e che si prendessero la responsabilità di quello che avevano combinato. Invece vanno oltre, al meeting di musica e, bontà loro, mandano una cartolina ai genitori per far sapere che stanno bene. Non avevano la misura delle preoccupazioni e dei dispiaceri che inflitti alle loro famiglie.