Niente caffè per Spinoza di Alice Cappagli è stato il libro al centro del nostro incontro del 24 giugno. Una lettura che ha suscitato opinioni diverse, ma che ha trovato nel gruppo molti apprezzamenti, soprattutto per la delicatezza della storia, la piacevolezza della scrittura e la figura del professore, un personaggio che ha conquistato quasi tutti.
Il romanzo racconta l’incontro tra due persone molto diverse, entrambe però in una situazione di fragilità. Da una parte c’è un professore anziano e non vedente, uomo colto, curioso, ironico e profondamente generoso; dall’altra Maria Vittoria, una donna che sta vivendo un periodo difficile, alle prese con un matrimonio disastrato, una suocera difficile e una vita nella quale sembra aver perso fiducia in se stessa.
È proprio l’incontro tra queste due fragilità ad aver colpito maggiormente. Lui, anziano e cieco, continua a vivere con curiosità e partecipazione; lei, entrando progressivamente nel suo mondo fatto di libri, filosofia, conversazioni e incontri, ritrova fiducia in se stessa e la possibilità di guardare avanti. In qualche modo, i due personaggi finiscono per completarsi: Maria Vittoria ritrova gradualmente il gusto della vita, mentre il professore sembra ritrovare attraverso di lei una nuova vitalità e una nuova gioia.
Il professore è sicuramente uno dei personaggi più riusciti del romanzo. È una persona colta, ma la sua cultura non diventa mai ostentazione. È soprattutto una persona di cuore, affettuosa, generosa e capace di donare agli altri ciò che ha imparato nel corso della propria vita. È amato dai suoi ex allievi, che continuano ad andarlo a trovare e a conversare con lui di tutto. Anche nella vecchiaia e nella cecità mantiene i propri interessi, i propri libri e le proprie amicizie, dimostrando che una fragilità non deve necessariamente diventare un limite alla possibilità di vivere pienamente.
Molto importante è il ruolo della filosofia. Il professore accompagna Maria Vittoria alla scoperta di pensieri e domande che lei non aveva mai incontrato prima. La filosofia non viene presentata come qualcosa di astratto o lontano dalla vita quotidiana, ma diventa uno strumento per riflettere sulle proprie scelte e sul senso dell'esistenza. Tra gli spunti ricordati durante la discussione c’è anche la scommessa di Pascal: credere o non credere viene proposta come una possibilità sulla quale interrogarsi, senza che il professore imponga una risposta.
Particolarmente significativo è il momento in cui Maria Vittoria ritrova il desiderio di studiare. Non è soltanto un modo per dare una soddisfazione al professore, ma rappresenta soprattutto il segnale di una rinascita. Dopo essere stata a lungo schiacciata dalle difficoltà familiari e personali, Maria Vittoria torna a pensare a se stessa e alle proprie capacità. Riprendere gli studi diventa così un piccolo ma importante atto di libertà, il segno che è ancora possibile ricominciare.
Anche l’incontro con Angelo è stato letto come una possibilità di una seconda occasione, un'apertura verso un futuro diverso. Il percorso viene affrontato con prudenza, senza forzature, accompagnando gradualmente la protagonista verso una maggiore fiducia in se stessa.
Non sono mancate, naturalmente, alcune perplessità. Per qualcuno il romanzo è apparso troppo leggero e in alcuni momenti scontato, soprattutto considerando la profondità dei temi affrontati. Vecchiaia, morte, cecità, solitudine e conoscenza sono questioni importanti che, secondo alcuni, avrebbero potuto essere sviluppate con maggiore intensità.
Proprio la leggerezza è stata quindi uno degli aspetti più discussi. Da una parte può essere considerata un limite, perché rischia di attenuare la forza di alcuni temi; dall’altra permette di affrontare argomenti difficili senza rendere la lettura pesante. La storia d’amore, l’ironia e alcuni momenti più briosi contribuiscono infatti a creare un equilibrio tra temi impegnativi e una narrazione piacevole.
La morte è sicuramente uno degli argomenti che maggiormente fanno riflettere. Il professore la affronta con una sorta di serenità stoica, coerentemente con il suo modo di guardare alla vita. La sua morte, vissuta senza drammi e senza voler coinvolgere gli altri nella propria sofferenza, appare come la conclusione coerente del suo percorso umano e filosofico. Allo stesso tempo, però, il suo continuo pensiero della morte può lasciare nel lettore una certa tristezza.
Un altro elemento particolarmente apprezzato è la presenza della città di Livorno, che non rimane semplicemente sullo sfondo, ma accompagna la vicenda con i suoi luoghi e le sue atmosfere. La Terrazza Mascagni e la villa dove il professore incontra i suoi amici sono alcuni degli spazi che caratterizzano il romanzo. La città diventa quasi una presenza discreta che accompagna il cambiamento dei personaggi.
Alla fine della discussione, ciò che rimane è soprattutto una storia di incontri, fragilità e possibilità. Due persone che si trovano in momenti diversi della vita riescono, proprio attraverso il loro incontro, a darsi qualcosa reciprocamente. Il professore offre a Maria Vittoria cultura, fiducia e la possibilità di guardare oltre la propria situazione; Maria Vittoria, con la sua presenza, restituisce al professore un senso di vitalità e di partecipazione.
Niente caffè per Spinoza ci ha così portato a riflettere sul valore delle relazioni e sulla possibilità di cambiare anche quando sembra che la propria vita sia ormai segnata. Non sempre sono necessari grandi gesti per aiutare qualcuno a rinascere: a volte è sufficiente incontrare una persona capace di ascoltarci, di riconoscere le nostre capacità e di ricordarci che possiamo ancora scegliere, imparare e ricominciare.
Ed è forse proprio questa la riflessione che più ci rimane al termine della lettura: nella vita possiamo essere fragili, possiamo sentirci smarriti o pensare di non avere più possibilità, ma un incontro può diventare l’occasione per ritrovare noi stessi e guardare nuovamente al futuro.
