"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)

mercoledì 24 giugno 2026

Niente caffè per Spinoza di Alice Cappagli - Mercoledì 24 giugno 2026 ore 20,30

Trama: 

Quando all'ufficio di collocamento le propongono di fare da cameriera e lettrice a un vecchio professore di filosofia che ha perso la vista, Maria Vittoria accetta senza pensarci due volte. Il suo matrimonio sta in piedi «come una capannuccia fatta con gli stuzzicadenti» e tutto, intorno a lei, sembra suggerirle di essere arrivata al capolinea. Il Professore la accoglie nella sua casa piena di vento e di luce e basta poco perché tra i due nasca un rapporto vero, a tratti comico e mordace, a tratti tenero e affettuoso, complice. Con lo stesso piglio livornese gioioso e burbero, Maria Vittoria cucina zucchine e legge per lui stralci di Pascal, Epitteto, Spinoza, Sant'Agostino, Epicuro. Il Professore sa sempre come ritrovare le verità dei grandi pensatori nelle piccole faccende di economia domestica e Maria Vittoria scopre che la filosofia può essere utile nella vita di tutti i giorni. Ogni lettura, per lei, diventa uno strumento per mettere a fuoco delle cose che fino ad allora le erano parse confuse e raccogliere i cocci di un'esistenza trascorsa ad assecondare gli altri. Intorno c'è Livorno, col suo mercato generale, la terrazza Mascagni e Villa Fabbricotti, le chiese affacciate sul mare. E una girandola di personaggi: gli amici coltissimi del Professore, la figlia Elisa, la temibile Vally, cognata maniaca del controllo, la signora Favilla alla costante ricerca di un gatto che le ricorda il suo ex marito, i vecchi studenti che vengono a far visita per imbastire interminabili discussioni. E poi Angelo, ma quello è un discorso a parte. A poco a poco Maria Vittoria e il Professore s'insegneranno molto a vicenda, aiutandosi nel loro opposto viaggio: uno verso la vita e l'altro – come vuole l'ordine delle cose – verso la morte. Senza troppi clamori, con naturalezza, una volta chiuso il libro ci rendiamo conto che la lezione del Professore sedimenta dentro a tutti noi: dai libri che amiamo è possibile ripartire sempre, anche quando ogni cosa intorno ci dice il contrario.

Il confronto:

Niente caffè per Spinoza di Alice Cappagli è stato il libro al centro del nostro incontro del 24 giugno. Una lettura che ha suscitato opinioni diverse, ma che ha trovato nel gruppo molti apprezzamenti, soprattutto per la delicatezza della storia, la piacevolezza della scrittura e la figura del professore, un personaggio che ha conquistato quasi tutti.

Il romanzo racconta l’incontro tra due persone molto diverse, entrambe però in una situazione di fragilità. Da una parte c’è un professore anziano e non vedente, uomo colto, curioso, ironico e profondamente generoso; dall’altra Maria Vittoria, una donna che sta vivendo un periodo difficile, alle prese con un matrimonio disastrato, una suocera difficile e una vita nella quale sembra aver perso fiducia in se stessa.

È proprio l’incontro tra queste due fragilità ad aver colpito maggiormente. Lui, anziano e cieco, continua a vivere con curiosità e partecipazione; lei, entrando progressivamente nel suo mondo fatto di libri, filosofia, conversazioni e incontri, ritrova fiducia in se stessa e la possibilità di guardare avanti. In qualche modo, i due personaggi finiscono per completarsi: Maria Vittoria ritrova gradualmente il gusto della vita, mentre il professore sembra ritrovare attraverso di lei una nuova vitalità e una nuova gioia.

Il professore è sicuramente uno dei personaggi più riusciti del romanzo. È una persona colta, ma la sua cultura non diventa mai ostentazione. È soprattutto una persona di cuore, affettuosa, generosa e capace di donare agli altri ciò che ha imparato nel corso della propria vita. È amato dai suoi ex allievi, che continuano ad andarlo a trovare e a conversare con lui di tutto. Anche nella vecchiaia e nella cecità mantiene i propri interessi, i propri libri e le proprie amicizie, dimostrando che una fragilità non deve necessariamente diventare un limite alla possibilità di vivere pienamente.

Molto importante è il ruolo della filosofia. Il professore accompagna Maria Vittoria alla scoperta di pensieri e domande che lei non aveva mai incontrato prima. La filosofia non viene presentata come qualcosa di astratto o lontano dalla vita quotidiana, ma diventa uno strumento per riflettere sulle proprie scelte e sul senso dell'esistenza. Tra gli spunti ricordati durante la discussione c’è anche la scommessa di Pascal: credere o non credere viene proposta come una possibilità sulla quale interrogarsi, senza che il professore imponga una risposta.

Particolarmente significativo è il momento in cui Maria Vittoria ritrova il desiderio di studiare. Non è soltanto un modo per dare una soddisfazione al professore, ma rappresenta soprattutto il segnale di una rinascita. Dopo essere stata a lungo schiacciata dalle difficoltà familiari e personali, Maria Vittoria torna a pensare a se stessa e alle proprie capacità. Riprendere gli studi diventa così un piccolo ma importante atto di libertà, il segno che è ancora possibile ricominciare.

Anche l’incontro con Angelo è stato letto come una possibilità di una seconda occasione, un'apertura verso un futuro diverso. Il percorso viene affrontato con prudenza, senza forzature, accompagnando gradualmente la protagonista verso una maggiore fiducia in se stessa.

Non sono mancate, naturalmente, alcune perplessità. Per qualcuno il romanzo è apparso troppo leggero e in alcuni momenti scontato, soprattutto considerando la profondità dei temi affrontati. Vecchiaia, morte, cecità, solitudine e conoscenza sono questioni importanti che, secondo alcuni, avrebbero potuto essere sviluppate con maggiore intensità.

Proprio la leggerezza è stata quindi uno degli aspetti più discussi. Da una parte può essere considerata un limite, perché rischia di attenuare la forza di alcuni temi; dall’altra permette di affrontare argomenti difficili senza rendere la lettura pesante. La storia d’amore, l’ironia e alcuni momenti più briosi contribuiscono infatti a creare un equilibrio tra temi impegnativi e una narrazione piacevole.

La morte è sicuramente uno degli argomenti che maggiormente fanno riflettere. Il professore la affronta con una sorta di serenità stoica, coerentemente con il suo modo di guardare alla vita. La sua morte, vissuta senza drammi e senza voler coinvolgere gli altri nella propria sofferenza, appare come la conclusione coerente del suo percorso umano e filosofico. Allo stesso tempo, però, il suo continuo pensiero della morte può lasciare nel lettore una certa tristezza.

Un altro elemento particolarmente apprezzato è la presenza della città di Livorno, che non rimane semplicemente sullo sfondo, ma accompagna la vicenda con i suoi luoghi e le sue atmosfere. La Terrazza Mascagni e la villa dove il professore incontra i suoi amici sono alcuni degli spazi che caratterizzano il romanzo. La città diventa quasi una presenza discreta che accompagna il cambiamento dei personaggi.

Alla fine della discussione, ciò che rimane è soprattutto una storia di incontri, fragilità e possibilità. Due persone che si trovano in momenti diversi della vita riescono, proprio attraverso il loro incontro, a darsi qualcosa reciprocamente. Il professore offre a Maria Vittoria cultura, fiducia e la possibilità di guardare oltre la propria situazione; Maria Vittoria, con la sua presenza, restituisce al professore un senso di vitalità e di partecipazione.

Niente caffè per Spinoza ci ha così portato a riflettere sul valore delle relazioni e sulla possibilità di cambiare anche quando sembra che la propria vita sia ormai segnata. Non sempre sono necessari grandi gesti per aiutare qualcuno a rinascere: a volte è sufficiente incontrare una persona capace di ascoltarci, di riconoscere le nostre capacità e di ricordarci che possiamo ancora scegliere, imparare e ricominciare.

Ed è forse proprio questa la riflessione che più ci rimane al termine della lettura: nella vita possiamo essere fragili, possiamo sentirci smarriti o pensare di non avere più possibilità, ma un incontro può diventare l’occasione per ritrovare noi stessi e guardare nuovamente al futuro.