"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)

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martedì 12 febbraio 2019

Il lettore / The reader-A voce alta di Bernhard Schlink

Ci incontriamo
Mercoledì 20 febbraio 2019
alle ore 20.30
 nella sede della biblioteca comunale

per confrontarci sulla lettura del  libro pubblicato nell'edizione Garzanti con il titolo "A voce alta" e ripubblicato nel 2018
 da Neri Pozza con il titolo
Il lettore  di Bernhard Schlink.

L' incontro sarà preceduto da un intervento di  
Silvia De Iudicibus,  che fornirà informazioni critiche
sul film omonimo The Reader-A voce alta, e ci assisterà nella discussione.
 
Sarà compito del gruppo di lettura effettuare un raffronto tra il libro letto ed il film, visionato per celebrare la giornata della mermoria, martedì 22 gennaio in sala consiliare.
LA SERATA E' APERTA A TUTTI 
coloro che vogliono assistere e partecipare al dibattito. 


Da IBS: Germania, fine anni Cinquanta. Mentre il paese cerca di archiviare definitivamente gli orrori della guerra, il quindicenne Michael Berg cerca di lasciarsi alle spalle i giorni maledetti della sua adolescenza. Svanita l'itterizia che lo ha costretto a letto per un intero inverno, ora può avventurarsi di nuovo per le strade della sua città, e raggiungere la casa di Hanna Schmitz, la sconosciuta trentenne che lo ha soccorso un giorno d'ottobre in cui, di ritorno dalla scuola, la malattia si era fatta sentire con violenza. Occhi azzurri, capelli biondo cenere, il volto spigoloso ma femminile, Hanna Schmitz esercita un'attrazione fatale sul ragazzo. Nella sua casa, un modesto appartamento in cui la stanza più grande è la cucina, Michael riceve la sua iniziazione alla vita sentimentale. Un'iniziazione fatta di travolgente passione e pudori, interrotti di tanto in tanto da uno strano rituale imposto dalla donna: la lettura ad alta voce da parte del ragazzo dei classici della letteratura tedesca. Un giorno, però, Hanna svanisce nel nulla senza lasciare traccia, gettando Michael nella più cupa disperazione. Alcuni anni dopo, il ragazzo, divenuto studente di legge, la rivede in un'aula di tribunale in cui si celebrano i cosiddetti "Auschwitzprozesse"... in veste di imputata. Apparso per la prima volta in Germania nel 1995, "Il lettore" è uno dei romanzi fondamentali della narrativa tedesca contemporanea. Tradotto in più di cinquanta lingue, vincitore di numerosi premi letterari – tra gli altri, il Premio Grinzane-Cavour in Italia, dove fu pubblicato nel 1996 con il titolo "A voce alta" –, trasposto con successo sullo schermo da Stephen Daldry ("The Reader", con Kate Winslet e Ralph Fiennes), il libro viene riproposto oggi in una nuova traduzione che ne conferma il carattere di vero e proprio «evento letterario» ("Der Spiegel"), capace di segnare un passaggio importante nella trattazione della Shoah.

martedì 13 giugno 2017

La vita davanti a sè di Romain Gary

Ci siamo incontrati

Martedì 13 giugno 2017
 alle ore 20.30




 nella sede della biblioteca
e confrontati sulla lettura del libro

  La vita davanti a sé
di Romain Gary
NERI POZZA

Trama: Il pomeriggio del 3 dicembre del 1980, Romain Gary si recò da Charvet, in place Vendôme a Parigi, e acquistò una vestaglia di seta rossa. Aveva deciso di ammazzarsi con un colpo di pistola alla testa e, per delicatezza verso il prossimo, aveva pensato di indossare una vestaglia di quel colore perché il sangue non si notasse troppo.
Nella sua casa di rue du Bac sistemò tutto con cura, gli oggetti personali, la pistola, la vestaglia. Poi prese un biglietto e vi scrisse: «Nessun rapporto con Jean Seberg. I patiti dei cuori infranti sono pregati di rivolgersi altrove». L'anno prima Jean Seberg, la sua ex moglie, l'attrice americana, l'adolescente triste di Bonjour tristesse, era stata trovata nuda, sbronza e morta dentro una macchina. Aveva 40 anni. Si erano sposati nel 1962, 24 anni lei, il doppio lui.
Il colpo di pistola con cui Romain Gary si uccise la notte del 3 dicembre 1980 fece scalpore nella società letteraria parigina, ma non giunse completamente inaspettato. Eroe di guerra, diplomatico, viaggiatore, cineasta, tombeur de femmes , vincitore di un Goncourt, Gary era considerato un sopravvissuto, un romanziere a fine corsa, senza più nulla da dire. Pochi mesi dopo la sua morte, il colpo di scena. Con la pubblicazione postuma di Vie et mort d'Emile Ajar, si seppe che Emile Ajar, il romanziere più promettente degli anni Settanta, il vincitore, cinque anni prima, del Goncourt con La vita davanti a sé, l'inventore di un gergo da banlieu e da emigrazione, il cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi, altri non era che Romain Gary. A trent'anni di distanza dalla sua prima edizione, la Biblioteca Neri Pozza pubblica questo capolavoro della letteratura francese contemporanea. «Venti anni prima di Pennac e degli scrittori dell'immigrazione araba, ecco la storia di Momo, ragazzino arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa» (Stenio Solinas).
È la storia di un amore materno in un condominio della periferia francese dove non contano i legami di sangue e le tragedie della storia svaniscono davanti alla vita, al semplice desiderio e alla gioia di vivere. Un romanzo toccato dalla grazia, in cui l'esistenza è vista e raccontata con l'innocenza di un bambino, per il quale le puttane sono «gente che si difende con il proprio culo», e «gli incubi sogni quando invecchiano».

giovedì 1 dicembre 2016

La notte di Lisbona di Erich Maria Remarque

Trama:  È il 1942 a Lisbona. Un uomo osserva attentamente una nave ancorata nel Tago, poco distante dalla banchina. Al vivo bagliore delle lampadine scoperte, sull'imbarcazione si sbrigano le operazioni di carico. Si stivano carichi di carne, pesce, conserve, pane e legumi. Come tutti i piroscafi che, in quei tumultuosi giorni del 1942, lasciano l'Europa per l'America, la nave sembra un'arca ai tempi del diluvio. Un'arca incaricata di porre in salvo una gran folla di disperati, di profughi inseguiti dalle acque fetide del nazismo che hanno inondato da un pezzo Germania e Austria, e già sommerso Amsterdam, Bruxelles, Copenaghen, Oslo e Parigi. Anche l'uomo che la contempla è un profugo, senza alcuna speranza, però, di raggiungere New York, la terra promessa. Da mesi i posti sulla nave sono esauriti e, oltre al permesso di entrata in America, all'uomo mancano anche i trecento dollari del viaggio. Sarebbe certamente destinato a perdersi e dissanguarsi nel groviglio dei rifiutati visti d'entrata e d'uscita, degli irraggiungibili permessi di lavoro e di soggiorno, dei campi d'internamento, della burocrazia e della solitudine, se la sorte non venisse in suo aiuto. Un uomo, che non ha l'aria di un poliziotto, lo approccia e in tedesco gli dice di avere due biglietti per la nave ancorata nel Tago. Due biglietti che non gli servono più e che è disposto a cedere gratis a una sola condizione: che il futuro possessore non lo lasci solo quella notte e sia disposto ad ascoltare la sua storia... 


Il confronto:

Patrizia: Mi è piaciuto moltissimo. Alla fine la definirei una storia d'amore che ha, tuttavia, uno scenario sfavorevole, infausto. È la storia disperata di un uomo in fuga, in cerca della libertà, che ha vissuto, e sta ancora vivendo, il dramma della persecuzione, non descritta tuttavia in modo brutale,  tant’è che non fa impressione. E’ una storia d’amore: Schwarz, il protagonista, trova la via della libertà ma decide di ritornare ad Osnabrück, il suo paese, per cercare la moglie. Inizialmente il suo ritorno non sembra mosso da una grande passione quanto più dall’impulso di colmare un vuoto. Infatti, quando la rivede la moglie Helen si rende conto con grande sorpresa di quanto lei sia diversa da come lui la ricordava: la donna anticonformista, decide di ribellarsi alla sua famiglia e di seguirlo nella fuga. Quando però sono vicini al raggiungimento dell’agognata meta, il destino dispone a modo suo. L’autore è molto bravo a creare suspense,  utilizzando anche vari livelli di narrazione che egli gestisce veramente bene.
I fenomeni storici di cui si parla sono legati a scelte ideologiche. Cinquanta milioni di tedeschi che pensavano di esportare il loro modello di pace!

Lidia.: Mi è piaciuta molto anche la figura di Helen che sa sempre trovare il modo per non far scoprire a Schwarz la sua malattia.

Maddalena: Mi è piaciuto l'inizio. Sono descritte due figure d'uomo: la prima ormai morta dentro e l'altra incredula di poter ancora sperare nel futuro. L'amore fra Helen e Schwarz è così pacato, intenso, un sentimento che non ha bisogno di parole. Si tratta di una storia di amore vero e profondo. Noi tutti vorremmo lasciare una traccia della nostra vita sulla terra e lui sente il bisogno di raccontare la sua storia perché questa venga ricordata, anche da una persona sconosciuta. È un romanzo pieno di riflessioni.

Roberta: Il loro matrimonio, prima della fuga non sembrava ricco d'amore. Il protagonista ritorna dalla moglie per trovare sé stesso. Ritorna  non per amore ma per bisogno d'amore, perché stanco sia dalla sua vita da fuggitivo che dalla sua solitudine. Mi ha colpita molto apprendere delle vicissitudini di coloro che scappano dal loro paese perché perseguitati. Gli stessi scoprono, poi, che le stesse discriminazioni valgono negli altri paesi europei e non riescono a trovare conforto da nessuna parte. Il tema del resto è molto attuale. La condizione di fuga e di disperazione è la stessa a cui sono costretti le persone che sui barconi fuggono dall’ Africa, a causa della guerra e della povertà, e stanziano disperati alle frontiere in cerca di una via di salvezza.

Maura: Sembra che nelle parole del protagonista Schwarz, usate per raccontare la sua storia, ci sia felicità, nonostante le difficoltà affrontate. La sua immagine risulta più triste nel momento in cui egli la sta vivendo. Il desiderio di raccontare la propria storia ad uno sconosciuto nasce sia dal bisogno di cristallizzare il ricordo e non lasciarlo disperdere, ma anche per non permettere alla propria psiche, col passare del tempo,  di modificare i fatti. Agendo in questo modo, egli è certo che il suo interlocutore non incapperà in questo tranello.

Nadia: mi ha colpito questa frase: “Lei sa che il tempo è un annacquato lungo infuso di morte, il quale ci viene immesso lentamente come un veleno innocuo”

Marco: il fratello di Helen è una brutta figura, è un nazista. Egli fa inseguire la sorella, forse, per non compromettersi con il regime. [Altri, nel gruppo, sostengono che egli la insegua perché è malata]. Siamo a Lisbona, Schwarz racconta la sua storia ad uno sconosciuto al quale regala i biglietti per l'America a patto che lo ascolti. Nella sua narrazione trapela il sentire tipico di Lisbona (dove c’è anche una via con questo nome) la “saudade”, termine che significa nostalgia, ricordo del nostro passato, tristezza e malinconia di perdere il futuro. Per quanto riguarda Helen, credo sia stata una donna molto forte, che amava il marito.

Cristina: Schwarz ritorna per trovare la propria identità in un posto dove i nazisti cercavano di perdere la propria. C’è un’inversione di ruoli fra vittime e carnefici, tra perseguitati e persecutori. Si tratta di un libro autobiografico: infatti l’autore è originario dello stesso paese da cui proviene Schwarz, ovvero, Osnabrück. Possiamo dire che l’autore si identifica con il suo protagonista. Ci costringe inoltre a riflettere sul  fenomeno dell'assuefazione: il popolo viene portato ad accettare gradatamente ogni privazione.  E’ la conseguenza della banalità del male, secondo la definizione che ci ha fornito Hannah Arendt. I prigionieri nei campi di concentramento per poter sopravvivere cercavano di rinunciare perfino all'essenziale, di ridurre al minimo i propri bisogni e di pensare il meno possibile. Erano disposti ad accettare ed a abituarsi a situazioni incredibili. Di Helen mi è piaciuto il suo desiderio di ricordare i pochi momenti vissuti con il marito nella normalità come, ad esempio, i giorni trascorsi nel castello, nei quali lei si è mostrata giocosa e spensierata. Schwarz era stato affascinato da questo suo aspetto: seducente e ridicola nel contempo. Ed è l'amore a renderla ridicola, ingenua come una bambina che non sa a cosa va incontro, soprattutto quando decide di seguirlo.

Luciano: mi ha colpito questa riflessione:”E' una ossessione del nostro tempo che con paura e isterismo segue le parole della propaganda, indifferente se vengono da destra o da sinistra purché tolgano alla folla la molestia fatica di pensare e di assumersi la responsabilità del sentirsi impegnata per ciò che si teme e che non si può evitare”. I regimi totalitari non sono nati dal nulla ma sono stati finanziati dalle grandi lobby.

Gianni: la situazione in Germania non era molto positiva: la pace di Versailles aveva minato molto la sua stabilità. Bisogna partire dalle parate tedesche di quegli anni, dai concerti. Cosa suonavano? Mozart e Beethoven per forza di cose. Chi non era d'accordo doveva spostarsi. Lisbona era una delle ultime oasi per ebrei e dissidenti. Ciò che mi è piaciuto è stato il bisogno di Schwarz di registrare la sua storia in un altro essere umano: il profugo incontrato sul molo in cerca disperata di un biglietto per l’America. Il beneficio dato dai biglietti che lui ha regalato al suo ascoltatore non è stato molto duraturo: infatti, dopo pochi anni dall'arrivo in America, l’interlocutore e la moglie divorziano.


Poesie lette:
“Ci sono donne” di Alda Merini
“Benvenuta donna mia” di Nazim Hikmet

mercoledì 27 febbraio 2013

La variante di Luneburg di Paolo Maurensig

La variante di Lüneburg
Trama(da IBS): Un colpo di pistola chiude la vita di un ricco imprenditore tedesco. È un incidente? Un suicidio? Un omicidio? L'esecuzione di una sentenza? E per quale colpa? La risposta vera è un'altra: è una mossa di scacchi. Dietro quel gesto si spalanca un inferno che ha la forma di una scacchiera. Risalendo indietro, mossa per mossa, troveremo due maestri del gioco, opposti in tutto e animati da un odio inesauribile che attraversano gli anni e i cataclismi politici pensando soprattutto ad affilare le proprie armi per sopraffarsi. Che uno dei due sia l'ebreo e l'altro sia stato un ufficiale nazista è solo uno dei vari corollari del teorema. 

Il confronto:

M: E’ un libro intenso ma triste, soprattutto nella parte finale dove si descrive il lager. Anche se ho visto molti documentari e film incentrati su questo fatto storico e sulle testimonianze di deportati, ogni volta che leggo e ripenso a queste atrocità, sono assalita da rabbia, ansia e tristezza.
L: il gioco degli scacchi rivela l’inferiorità psicologica del maestro Tabor, che nonostante fosse un abile giocatore si sentiva inadeguato perché ebreo. È molto interessante notare come i protagonisti iniziano a giocare da bambini: gli scacchi diventano parte integrante della loro vita, tanto da non riuscire più a distinguere tra partita e realtà.
M: la storia è un po’ macchinosa. Il libro inizia come un giallo, presentando tanti avvenimenti che si incastrano sapientemente tra di loro: dalla storia di Hans raccontata in prima persona a quella di Tabor, dominato dal desiderio di vendetta. Anche se la struttura dell’opera non mi ha molto convinto, il libro mi è piaciuto.
A: è un libro molto bello, di facile lettura ma difficile da discutere perché ricco di pathos e di avvenimenti strazianti. Ci sono delle scene che mi sono rimaste impresse, come quella della partita a scacchi in cui il ragazzo ebreo viene boicottato, vittima innocente del conflitto fra ebrei ed ariani.
P: molto bello, composto con arte e maestria: è un libro che fa riflettere. Mi sono rimaste impresse molte scene, come ad esempio la completa banalizzazione della vita dell’uomo, di cui l’esito di una partita a scacchi poteva decretarne la fine. Il suicidio finale del protagonista, secondo me, è dovuto non al pentimento ma alla paura di essere scoperto. Si percepisce chiaramente una forte componente autobiografica, in quanto soltanto un uomo esperto di scacchi poteva descrivere con così grande perizia ogni particolarità di questo gioco.
E: il libro mi è piaciuto molto, soprattutto per la forte penetrazione psicologica nei caratteri dei personaggi. La variante di Luneburg è un libro incentrato su una partita di scacchi. Il racconto inizia con la morte di Dieter Frisch, un famoso uomo d’affari, ucciso da un colpo di arma da fuoco. L’unico indizio sulla sua morte è una scacchiera di pezze accompagnata da bottoni-pedine con sopra raffigurati i simboli del gioco. La settimana prima di morire Frisch sembrava più agitato e nervoso, tralasciando quella metodicità che da sempre lo contraddistingueva. L’autore svela quello che è successo al protagonista ritornando alla settimana prima della sua morte.
C: Nessuno si è realmente salvato dalle atrocità dei campi di concentramento: anche i sopravvissuti sono in realtà morti dentro, hanno perso la loro essenza, il loro essere uomini e persone con una propria individualità.
R: Maurensig è uno scrittore di spessore: da lui mi sarei aspettato qualcosa di meglio. In alcuni punti si percepisce una scrittura trattenuta, sapientemente calibrata e limata, quasi per rendere la lettura più piacevole. I nazisti vengono ritratti come esseri divini, che tengono in pugno il destino degli internati, hanno il potere di dare vita e morte.
M: Una leggenda racconta che il gioco degli scacchi sia legato a una maledizione: chi ne è troppo coinvolto rischia di perdere la ragione e la vita. Quello che all’inizio sembrava essere un giallo e archiviato come un semplice incidente, è in realtà connesso alla maledizione del gioco che ha legato per la vita i due protagonisti. Fin da adolescenti, i loro padri li avviano al gioco degli scacchi, intravedendo in loro potenziali campioni mondiali. Frish è un personaggio di carattere aggressivo, che vede nel rivale un nemico non solo un avversario di gioco: questa contrapposizione è enfatizzata dal fatto che Frish è un ariano mentre Tabor un ebreo. Il destino li fa incontrare nel campo di concentramento dove Tabor è prigioniero e Frish l’ufficiale che lo costringerà a giocare agli scacchi mettendo in palio la vita dei prigionieri. Finita la guerra le loro strade si dividono pur restando sempre legate agli scacchi.