"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)

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venerdì 24 ottobre 2014

La simmetria dei desideri di Eshkol Nevo

L'incontro di martedì 18 novembre è stato rinviato a
Martedì 25 novembre 2014

 alle ore 20,30  

nella sede della biblioteca 

per il  confronto sulla lettura di
   
La simmetria dei desideri 
 
di Eshkol Nevo

Trama: Quattro amici guardano in televisione la finale dei Mondiali di calcio del 1998. Non hanno ancora trent'anni, e hanno condiviso la giovinezza, gli studi, l'esercito, le avventure, i sogni e le difficoltà, le speranze e gli amori. Sono uniti da un legame intenso, dal bisogno profondo di parlare e di confrontarsi su tutto, senza vergogna, affrontando le lacrime e la gioia, la vita in ogni suo aspetto.
Yuval, il narratore, ha un animo buono e una spartana educazione anglosassone; Churchill è un egoista irresponsabile ma trascinante, ed è il fondatore della loro gang dai tempi del liceo. Ofir vive di parole e brucia ogni giorno la sua creatività in un ufficio pubblicitario. Amichai vende polizze mediche ai malati di cuore, è già sposato e ha due figli.
Durante la partita Amichai ha un'idea: perché non scrivere su un foglietto i propri desideri, i sogni per gli anni a venire, per poi attendere la prossima finale della coppa del mondo e vedere se si sono realizzati?
Quel giorno in cui sta per scrivere il suo bigliettino Yuval ha da poco incontrato Yaara, e sa già che è la donna della sua vita. Prima l'ha vista alla mensa dell'università, poi uno scambio di chiacchiere, di numeri di telefono, una telefonata notturna, infine un bacio. Yaara è una di quelle donne che smentisce la teoria dell'amico Churchill: «Non esiste una ragazza bella, intelligente, arrapata e anche libera. Uno degli elementi è sempre assente».Nel bigliettino dei desideri Yuval scrive: «Ai prossimi Mondiali voglio stare ancora con Yaara. Ai prossimi Mondiali voglio essere sposato con Yaara. Ai prossimi Mondiali voglio avere un figlio da Yaara. Possibilmente una figlia». Il suo destino, e quello dei suoi amici, è pronto a mettersi in moto.
Intorno a loro, all'inizio del nuovo millennio, una società logorata, sfiancata dai continui conflitti, che ha fatto della repressione e della rimozione uno stile di vita. I quattro protagonisti hanno a loro volta cercato di dimenticare la Prima Intifada, quando erano soldati dell'esercito, mentre la Seconda Intifada li costringe a porsi domande sul proprio futuro. In un mondo come questo è davvero possibile, è davvero giusto avere dei desideri?

mercoledì 30 gennaio 2013

Il coraggio del pettirosso di Maurizio Maggiani



Trama (da Feltrinelli editore): . Maurizio Maggiani, che si è rivelato uno dei più autentici 'raccontatori' di storie della narrativa contemporanea, fa muovere il suo protagonista, Saverio, in uno scenario dove la Storia incrocia la memoria e apre verso l'utopia. Dall'immobilità della malattia ( e del malessere) che lo inchioda al letto, Saverio, riafferra il filo perduto della sua esistenza e dei suoi progenitori, e riaggomitola eventi che da Alessandria d'Egitto (città di esuli, di anarchici, di sognatori) lo portano indietro ai fantasmi che allacciano poesia e anarchia. Ma non basta: l'impresa di Saverio impone un ulteriore scarto temporale e lo sbalzare irresistibile sulla pagina di memorie che riaccendono i roghi contro gli eretici nella Lunigiana ribelle del Cinquecento e la violenza dell'imperialismo romano contro il popolo degli Apui. Romanzo di romanzi, saga, cantare, "Il coraggio del pettirosso" è l'omaggio solenne e dolcissimo alla parola dei padri quando tornano ad abbracciarsi, al silenzio dei popoli quando tornano a raccontarsi dentro di noi.

Citazione "Quello del pettirosso è un coraggio umile e testardo come il coraggio di chi dall'incendio della Storia si leva leggero col suo sogno di libertà intatto"

Il confronto
M: Saverio, il protagonista del libro, cerca di dare senso alla propria esistenza intraprendendo un viaggio alla riscoperta delle origini. Dopo aver perso entrambi i genitori, si avventura nel deserto tra paesaggi mozzafiato e luoghi meravigliosi, descritti con minuzia di particolari. La sua casa diviene la natura, trascorre le notti cullato dal cielo e riscaldato dalle stelle. La sua vita è attraversata da brividi di libertà che gli ricordano i racconti del padre, un anarchico libertario. Il desiderio di comprendere le proprie origini nasce dalla scoperta di un libro di poesie di Ungaretti custodito dal padre nel proprio comodino. Da qui si generano gli interrogativi e le domande cui non riesce a dare risposta: come poteva un anarchico amare un autore implicato con il fascismo? Tutto si nasconde nella forza evocativa di quei versi meravigliosi.
In Italia, Saverio incontrerà misteriosamente Giuseppe Ungaretti, che gli consegnerà un antico foglio manoscritto riguardante Pascal, un eretico messo al rogo a Carlomagno.
Il libro è composto da storie un sapiente incastro di storie, che si svolgono in epoche diverse ma che si riconducono tutte al misterioso Pascal.

M: dopo la stasi iniziale, il libro ha iniziato a coinvolgermi e ad appassionarmi. È come se venissero convogliate in un unico romanzo tante storie diverse, legate da un filo conduttore.
A: il libro contiene pagine di alta poesia, soprattutto nelle meravigliose descrizioni della natura e del deserto. Tra i tanti eventi e storie che si incastrano tra loro, rimangono in sospeso, senza una precisa risposta, alcuni elementi: mi chiedo, ad esempio, se il sentimento che lega Saverio a Fatiha sia vero amore o soltanto sesso.
Saverio è il personaggio principale del romanzo; dalle situazioni narrate emerge un individuo molto fragile che non ha la forza necessaria per sostenere il peso della vita. Mi piacerebbe rileggere nuovamente questo libro per comprendere appieno certi passaggi.

L: E’ importante rileggere questo libro: soltanto con una seconda lettura è possibile comprenderne i nessi più profondi, i passaggi più sottili e le problematiche che possono essere attualizzate nella vita di tutti i giorni. Il romanzo è madido di descrizioni meravigliose, in cui la natura assume una posizione di primo piano,
L: E’ fondamentale considerare l’origine dell’autore, che proviene da zone libertarie ed anarchiche. Credo che l’autore si dilunghi molto, ha un modo di scrivere complicato e prolisso. Ho trovato meravigliosi i capitoli in cui è descritto il paese Carlomagno.
C: Anche io ho dovuto rileggere questo libro per capire totalmente tutti i significati nascosti. È un testo estremamente complesso, che procede con ritmo lento a dispetto di quanto ci si potrebbe aspettare dal titolo accattivante. L’autore propone la tematica dell’emigrante, che ricerca le proprie origini: Saverio è, infatti, uno sradicato, non si sente italiano ma nemmeno egiziano. Prevale un senso di inappartenenza, di estraneità a qualsiasi cultura e luogo. Molto interessante la figura femminile, Fatiha, una palestinese che accetta di diventare terrorista per identificarsi in qualcosa, per non essere del tutto sradicata. Mi ricorda molto Shirin, protagonista di Semina il vento di Perisinotto, in quanto anche in questo caso l’integralismo islamico e un atto di violenza terroristica rappresentano l’alternativa in cui ritrovare se stessi.
G: Pascal, secondo me, rappresenta il pettirosso: è colui che affronta la vita con la consapevolezza di cosa potrebbe accadergli.
M: è un romanzo molto poetico, sono rimasta affascinata dalle descrizioni della natura e della forte simbiosi di Saverio con gli elementi naturali. L’apertura mi ha ricordato La coscienza di Zeno. Il protagonista dichiara, infatti, la funzione terapeutica della scrittura, che diviene un potente mezzo di comprensione della realtà.
Il continuo intrecciarsi tra finzione e realtà determina lo smarrimento del lettore, che fatica a comprendere la poliedricità dei significati nascosti nelle pagine di Maggiani. L’autore affida ai libri di Ungaretti un ruolo fondamentale: il poeta è, infatti, colui che innesca in Saverio il desiderio di scoprire le proprie origini, di conoscere i segreti del padre che custodiva gelosamente i libri di un uomo politicamente tanto distante. Ungaretti è amato da tutti indipendentemente dal proprio orientamento politico, riesce a penetrare in ogni anima, affidandogli il suo messaggio. Il porto sepolto rappresenta il tentativo di Saverio di riscoprire se stesso e le proprio origini.

P: Non è un libro che ho interiorizzato, non sono riuscita a sentirmi coinvolta, mi è rimasta una certa amarezza per non aver compreso totalmente certi passaggi. È un romanzo complesso, faticoso, in cui si mescola finzione e realtà, e si intrecciano stili di scrittura completamente diversi.
C: Mi è piaciuta molto la descrizione della natura e delle bellezze floreali del deserto.
E: ho faticato a leggere questo libro, in quanto alcuni punti mi annoiavano. Penso che Saverio sia una persona comune, che cerchi di darsi un’origine, di trovare qualcosa in cui identificarsi. Ha il coraggio di prendere decisioni e di fare cambiamenti. Mi ha ricordato Shirin del libro "Semina il vento" che è costantemente alla ricerca delle proprie radici.



mercoledì 12 ottobre 2011

Sharon e mia suocera di Suad Amiry

Martedì 11 ottobre 2011  alle ore 20.30
Sharon e mia suocera
di Suad Amiry
Feltrinelli edizioni

Trama: Una donna palestinese, colta, intelligente e spiritosa, tiene un "diario di guerra". Gli israeliani sparano ma, nella forzata reclusione fra le pareti domestiche, "spara" anche la madre del marito, una suocera proverbiale. In pagine scoppiettanti di humour e di lucidità politica e sentimentale, i colpi bassi di Sharon e del suo governo finiscono per fare tutt'uno con le idiosincrasie della suocera petulante, con la quale l'autrice si trova a trascorrere in un involontario tête à tête il tempo dell'assedio.
Approfontimenti sul sito dell'editore Feltrinelli

Citazione: "Forse un giorno riuscirò a perdonarvi di averci tenuti sotto coprifuoco per trentaquattro giorni consecutivi, ma non riuscirò mai a mandare giù che ci abbiate costretti a vivere con mia suocera per quelli che, allora, ci sono sembrati trentaquattro anni”.

Il confronto:
G: Rispetto alla tragedia in corso la protagonista mi sembra molto staccata. Non mi è piaciuto, non mi ha lasciato molto. Non ho percepito un grande coinvolgimento.
A :  E' un libro leggero. E' la leggerezza che permette alle parole di superare la tragedia. Con l’umorismo descrive  le assurde politiche del popolo israeliano. E' un diario personale, scritto con risvolti ed effetti terapeutici, durante i coprifuoco israeliani, da Suad Amiry, scettica palestinese. E' un libro malinconico, da cui emerge la straordinaria forza d’animo dell’autrice che, attraverso l’ironia, sogna un futuro migliore per il suo popolo. E' un libro triste, perché nelle sue parole si percepisce il senso di soffocamento dato dal vivere come prigionieri nella propria casa. Sharon è il falco, il bulldozer. La suocera è petulante.
E. : Mi è piaciuto molto perché l'autrice è molto ironica. Nella tragedia si percepisce un senso di abitudine alla guerra.
L.: Mi ha fatto ridere la telefonata con Bush. Stiamo parlando di una famiglia benestante, che ha vissuto questa guerra ad un certo livello. Infatti la disturba maggiormente il coprifuoco che la guerra. Non ho colto la sofferenza, ma più che altro una denuncia nei confronti degli israeliani. Non mi è piaciuto molto.
G.: L’aspetto più umano di questa donna emerge quando ricorda la sua infanzia.
M. : Dal punto di vista letterario non mi ha molto colpito e non mi è piaciuto molto. Non sono riuscito a capire se era un racconto o un romanzo. La seconda parte "Se questa è vita" mi è piaciuta maggiormente perché ci sono racconti meditati. Ciò che mi ha colpito di più non è la leggerezza anzi, l’ho trovato angosciante. Per esempio un fatto che la scrittrice descrive sorridendo è che bisogna fare 20 km con 10 posti di blocco…non mi fa sorridere...
La parte considerata leggera è un pretesto che l'autrice ha colto per raccontare. E’ un libro pieno di odio e sembrerebbe dai fatti che con questo sentimento da entrambe le parti non si approderà mai a nulla. E’ un libro pieno di odio che definirei sorridente.
C. : Non credo che ci sia questo odio così radicato. La scrittrice ha molti amici israeliani e fa parte di un tavolo di trattative per la pace. C’è la volontà e l’intenzione di molti, soprattutto gli intellettuali sia israeliani che palestinesi, di trovare dei punri di incontro e di aprie un dialogo. Ma, a livello politico, forse no.
La seconda parte "Se questa è vita" è contenuta solo nell'edizione più recente.
M.R.: Mi è piaciuta Amy Suad, soprattutto perchè ha passato dei brutti momenti ma li ha superati con dignità.
E’ una persona ricca benestante dalla nascita. Comunque una privilegiata.
E. : Sono rimasta perplessa poiché non ho sentito questa rabbia, questo odio nei confronti del popolo israeliano, ma ho visto il dolore.
La suocera, a differenza delle premesse, non era poi così insopportabile.
C. B.: Mi è sembrato strano vedere una donna così intraprendente, che si muoveva con la paura ma aveva comunque determinazione. Era una donna forte, consapevole e sicura, nonostante la paura. Una donna coraggiosa.
C.: Non ho percepito neppure io quest’umorismo di cui tanto si parla nelle critiche. Non mi faceva sorridere, ma come a M. mi ha riempito di angoscia. Semmai ciò che fa onore alla protagonista-autrice è l’assenza totale di vittimismo. La dignità nella tragedia.
Con la scrittrice Manuela Dviri, israeliana, Suad Amiry ha condiviso il Premio Internazionale Viareggio-Versilia, che viene attribuito a personalità che operano in favore della pace tra i popoli .

PAROLE RICORRENTI NELLA SERATA : distacco, umorismo, dignità, assenza di vittimismo, odio sorridente, coraggio nella paura.

mercoledì 14 settembre 2011

Una pace perfetta di Amos Oz


Ci siamo incontrati
Martedì 13 settembre 2011
alle ore 20,30
nella sede della Biblioteca Comunale
 e confrontati sulla lettura del libro
Una pace perfetta
di Amos Oz
Feltrinelli Editore


TRAMA: Kibbutz Granot. È un inverno piovoso, interminabile. Il buio cala presto, fa freddo e solo il calore dentro le case è capace di consolare. Yoni e Rimona sono due giovani sposi malinconici: lei sogna i figli che non ha avuto, lui il deserto, la fuga. Hava e Yolek invece rimuginano su vecchi rancori e nuove delusioni. Bolognesi, un ex detenuto graziato, un tipo strano ma con delle mani d'oro, lavora a maglia e borbotta frasi incomprensibili. Poi, nell'ennesima sera di pioggia, fa la sua comparsa Azariah, un ragazzo tutto ingenuità ed entusiasmo. Da quella sera, le cose a poco a poco cambiano. Ciascuno sembra andare progressivamente verso il proprio destino. E forse smetterà di piovere. Ambientato alla vigilia della Guerra dei Sei Giorni, nel 1967, "Una pace perfetta" incastona la vita di un kibbntz nella storia d'Israele e nel presente.