Ci siamo incontrati
mercoledì 21 gennaio 2026 ore 20.30
nella sede della biblioteca di Castel Mella
per confrontarci sulla lettura del libro:
"Norwegian Wood" di Murakami Haruki
Un grande romanzo sull'adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli «altri» per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel costi.
«La costruzione della scrittura di Murakami è così impalpabile e squisita che ogni cosa egli scelga di descrivere vibra di potenzialità simbolica: una camicia stesa ad asciugare, dei ritagli di carta, un fermafoglio a forma di farfalla» – The Guardian
Uno dei più clamorosi successi letterari giapponesi di tutti i tempi è anche il libro più intimo, introspettivo di Murakami, che qui si stacca dalle atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso famoso, per esplorare il mondo in ombra dei sentimenti e della solitudine. Norwegian Wood è anche un grande romanzo sull'adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli «altri» per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel costi. Come il giovane Holden, Toru è continuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o poter sbagliare nelle sue scelte di vita e di amore, ma è anche guidato da un ostinato e personale senso della morale e da un'istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e costruito. Diviso tra due ragazze, Naoko e Midori, che lo attirano entrambe con forza irresistibile, Toru non può fare altro che decidere. O aspettare che la vita (e la morte) decidano per lui. Murakami Haruki in uniform edition Super ET, con le copertine di Noma Bar e nota dell'autore.
Il confronto del gruppo di lettura di Castel Mella
L’incontro del gruppo di lettura di Castel Mella dedicato a Norwegian Wood ha messo in luce, forse più che in altre occasioni, quanto uno stesso libro possa essere vissuto in modo diverso a seconda dell’età, dell’esperienza personale e del momento della vita in cui lo si legge o rilegge.
Per molti partecipanti il sentimento dominante del romanzo è stata la tristezza, una tristezza continua che accompagna il lettore dall’inizio alla fine. È emerso con forza il tema del passaggio doloroso dall’adolescenza all’età adulta: una fase fragile, segnata da smarrimento, silenzi, incapacità di comunicare davvero con gli altri. Alcuni hanno sottolineato come Toru Watanabe sia un protagonista distaccato, che parla poco, osserva molto e sembra vivere gli eventi quasi in terza persona, senza una vera partecipazione emotiva.
Il personaggio di Toru ha diviso il gruppo. C’è chi lo ha definito scialbo, ignavo, senza spessore, un semplice sfondo su cui Murakami fa emergere gli altri personaggi; e chi invece ha visto in lui una figura coerente, fedele a se stessa, capace di accogliere gli altri senza mai perdere la propria identità. Per alcuni Toru è uno “specchio”, un tramite che incarna e riflette le persone che incontra, senza mai sovrastarle.
Molto intenso è stato il confronto sui personaggi femminili. Naoko è stata letta come una figura profondamente fragile, segnata da una forte repressione sessuale e da un disagio mentale che la porta progressivamente fuori dalla realtà. Alcuni interventi hanno sottolineato come la sua incapacità di vivere una sessualità serena finisca per far soffrire non solo lei, ma anche gli uomini che le stanno accanto. Midori, al contrario, è apparsa a molti come l’emblema della vitalità: eccessiva, provocatoria, diretta, con una grande forza di attaccamento alla vita. La contrapposizione tra Naoko e Midori è stata letta come una scelta simbolica tra morte e vita, tra chi si ritrae e chi invece si espone fino in fondo.
Il tema della sessualità ha suscitato sorpresa e discussione. Diversi lettori non si aspettavano una tale libertà di costumi nel Giappone degli anni Sessanta. Alcuni hanno trovato il sesso descritto in modo troppo realistico o disturbante, altri lo hanno considerato naturale, privo di tabù e coerente con un contesto culturale in cui la repressione quotidiana convive con una letteratura e un cinema molto spinti. È emersa anche una riflessione sulla differenza tra uomini e donne nel vivere il tradimento, il possesso e il desiderio, oltre al peso del ceto sociale nelle relazioni.
Un tema centrale del confronto è stato quello della morte e del suicidio, molto presenti nel romanzo. I suicidi – spesso privi di spiegazioni chiare – hanno lasciato in molti un senso di sospensione e disagio. Per alcuni questa mancanza di risposte è una scelta precisa dell’autore, che lascia volutamente dei vuoti; per altri è una debolezza narrativa. È stato però condiviso che, nel mondo di Murakami, la morte non è un evento eccezionale ma una componente costante della vita, verso cui i personaggi sono stranamente attratti.
Interessante anche la riflessione sul disagio mentale. La clinica, la routine quotidiana, i gesti ripetuti sono stati visti da alcuni come un modo per restare ancorati alla realtà, da altri come una forma di immobilità che non cura davvero. È emersa l’idea che non si tratti di “aggiustare” le persone, ma di convivere con le proprie alterazioni, riconoscendo che la normalità è un concetto fragile.
Dal punto di vista stilistico, diversi partecipanti hanno definito Norwegian Wood un romanzo molto occidentale, vicino al modello del romanzo americano, ricco di riferimenti musicali e con una scrittura scorrevole. Le descrizioni – della natura, dei cibi, dei paesaggi – sono state apprezzate per la loro forza sensoriale e per la capacità di creare immagini quasi pittoriche. Altri, invece, lo hanno trovato lento o pesante, pur riconoscendone la qualità stilistica.
Infine, è emersa una riflessione condivisa: Norwegian Wood è un libro che cambia a seconda dell’età in cui lo si legge. Alcuni lo avevano amato profondamente da giovani e lo hanno ritrovato diverso, meno travolgente, ma comunque significativo. Altri non sono riusciti ad amarlo, pur riconoscendone il valore. In ogni caso, il romanzo ha stimolato un confronto ricco e autentico, confermando la sua capacità di mettere il lettore di fronte a temi universali come la perdita, la fragilità e la scelta – mai semplice – di restare attaccati alla vita.