Tra Oceano Indiano e Canale della Manica, Sulla riva del mare ci ricorda che il racconto e lo scambio di esperienze possono offrirci la possibilità di ritrovare noi stessi e gli altri. Il sessantacinquenne Saleh Omar è un mercante di Zanzibar, richiedente asilo in Inghilterra. Sindbad dei giorni nostri, Omar lascia una terra dove il genio del male si è incarnato in governanti ladri provvisti di ogni forma di moderna violenza politica: campi di concentramento, armi e uno stuolo di cortigiani. Al suo arrivo a Londra, all'aeroporto di Gatwick, Omar mostra un visto non valido, rilasciato in patria da un suo parente e acerrimo nemico, Rajab Shaaban Mahmud. A Omar era stato suggerito di mostrare di non capire una parola di inglese, per cui l'assistente sociale che ha preso in carico il suo caso si trova costretta a chiedere la consulenza di un esperto di Kiswahili, uno dei dialetti dell'Africa Orientale: per ironia della sorte, l'interprete è Latif Mahmud, il figlio di Rajab, l'acerrimo nemico di Omar. L'uomo ha tagliato ogni ponte con la sua famiglia di origine dagli anni '60, quando ha chiesto asilo come rifugiato in Inghilterra, dove vive nella nostalgia della sua terra. Ora, Omar si trova faccia a faccia con Latif in una cittadina inglese sul mare. Entrambi rifugiati, con una origine e un destino che li accomuna. Il figlio del persecutore di Omar è anche la persona che può salvarlo e dargli finalmente una nuova vita. Dal premio Nobel per la Letteratura Abdulrazak Gurnah, un romanzo su due uomini che hanno scommesso tutto per cambiare vita, uno sguardo letterario implacabile sull'eredità dimenticata del mondo postcoloniale.
Il confronto:
L'incontro del 5 marzo 2025 ci ha
portati lontano, sulle coste della Tanzania e poi nell’Inghilterra grigia dei
rifugiati, attraverso le pagine del Premio Nobel Abdulrazak Gurnah. Il romanzo
ha suscitato riflessioni profonde su cosa significhi davvero sradicarsi e
sul peso che la storia coloniale esercita ancora sul presente.
Il fallimento del post-colonialismo: Il gruppo si è interrogato a lungo sul tema dell'eredità coloniale. È emerso
come l'uscita di scena delle potenze occidentali abbia spesso lasciato un vuoto
riempito da lotte tribali e instabilità, rendendo il "dopo" persino
più amaro del "durante". Abbiamo riflettuto su come la cultura
europea sia stata calata come un "tappo" su nazioni con tradizioni
millenarie, provocando un disastro identitario che costringe chi può a fuggire
verso quegli stessi paesi che hanno causato il caos.
L'identità del rifugiato: tra dignità e invisibilità: Molti interventi hanno sottolineato la straordinaria forza interiore e
dignità del protagonista. Colpisce il suo sguardo sulla società inglese:
un uomo che si sente fuori posto e osserva il modo in cui gli altri lo
guardano, definendosi con amara ironia un "negro grignante". Le
descrizioni dei Bed & Breakfast per richiedenti asilo ci hanno restituito
un'immagine cruda della mancanza di solidarietà tra disperati e della
mediocrità di un'accoglienza che sminuisce l'essere umano. "Siamo qui per
colpa vostra", sembra gridare il silenzio dei protagonisti verso un
Occidente che non è splendente come crede.
Se la prima parte del libro ha
incantato per le sue atmosfere quasi da "Mille e una notte", lo stile
di Gurnah ha diviso il gruppo sulla facilità di lettura. Alcuni hanno
apprezzato la scrittura semplice ma densa di significati, pur faticando a
orientarsi tra i numerosi nomi e le intricate vicende familiari. Altri hanno
trovato angosciante e a tratti ripetitiva la questione della contesa della
casa, che però diventa il simbolo di tutte le miserie umane: invidie,
astio e piccole battaglie che sopravvivono anche a migliaia di chilometri di
distanza.
Il finale, in cui il protagonista si ritrova vicino al mare con il figlio del
suo antico avversario, è stato visto come un momento di chiusura del cerchio.
Nonostante il rancore e le ferite del passato, il dialogo finale dimostra come
la parola possa superare l'astio, permettendo a due naufraghi della storia di
trovare un terreno comune.
