"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)

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giovedì 19 settembre 2019

Fai di te la notte di Giorgio Scianna


Trama: È sera, Clara sta rientrando dal lavoro: invece di accostare davanti a casa, d’impulso decide di tirare dritto. Spegne il cellulare e imbocca l’autostrada. Le sembra di vederli, i suoi due bambini, coi capelli ancora umidi dopo la piscina. Le sembra di vedere anche Sergio che apparecchia la tavola con mani ferme e sicure.
Ma dietro i gesti e le voci di ogni giorno, adesso Clara sente la nota falsa di un segreto nascosto per troppo tempo, l’ombra di un tradimento che non è uguale a nessun altro. Per questo è come se non conoscesse più la strada di casa, e neppure quell’uomo che ha vissuto accanto a lei per tanti anni.
«Mi sono fermata in una piazzola. Non avevo deciso di farlo, ma ho visto il disegno di una piazzola dopo cinquecento metri e ho rallentato fino a fermarmi, a scendere e fumare una sigaretta con la schiena appoggiata all’automobile. Guardavo le poche macchine che passavano, le seguivo fino a che scomparivano. Non so cosa pensassero di una donna in mezzo al buio sul ciglio dell’autostrada, una donna che fumava e guardava le macchine passare come se guardasse il mare».

Il confronto
 
M. S.: c'è molta confusione poiché  Clara non sa bene che pesci pigliare. Non si capisce in quali termini sia il rapporto con il marito e con il suocero.

O.G.: è strano che un rapporto così stretto fra Clara ed il suocero non incida sul rapporto di coppia.

L.F. : la trama è debole. in un rapporto di coppia, un segreto nascosto può essere destabilizzante. Clara ha una reazione spropositata quando scopre che Sergio è un marrano. Non ho capito il suo tradimento con "il tipo della piscina", il fisioterapista.
Il rapporto con il suocero è un po' una compensazione.  Papà Giò è un manipolatore e  con furbizia attira dalla sua parte la nuora che,  affascinata, sta al gioco per mantenere un legame fra il suocero e la sua famiglia. Abbiamo scoperto chi sono i marrani ma è un po' forzato averli inseriti in un contesto simile.

M.T.: l'ambientazione è nella notte. L'ispirazione di questa storia dei marrani è data da come la vive lei. Il racconto del nonno sembra inserito per farlo capire a noi lettori, ma nella storia è scollato.
Ha sfruttato ls storia così tragica dei marrani per contrapporla ad una storia banale.

G.M. : Sergio  ha preso seriamente la questione dei marrani poichè il padre Giò gli ha dato questa eredità molto forte di tramandarne la tradizione, ma in realtà è il primo ad abbandonarla. L'inconsistenza della storia sta in tutte le reazioni dei personaggi.

C.D. : lo scrittore forse aveva bisogno di un segreto non banale per la sua storia.

M.F.: la storia si svolge in un periodo molto breve, non capisco perchè lei non ne abbia parlato con il marito ma si è confidata con il suocero.


giovedì 24 gennaio 2019

Giobbe: romanzo di un uomo semplice di Joseph Roth

L’opera di Joseph Roth si dispone naturalmente su due versanti: da una parte l’epos del tramonto asburgico, dall’altra quello della dispersione dell’ebraismo orientale. Giobbe è il libro più celebre, più riccamente articolato e più potente che rappresenta questa ‘altra parte’ di Roth. Pubblicato nel 1930 e accolto subito da un successo internazionale, si può dire che questo romanzo equivalga, sul suo versante, alla Marcia di Radetzky, come felice tentativo di narrazione epica, dal respiro vasto e avvolgente, evocatrice dei più minuti particolari e insieme scandita sin dall’inizio come una favola.
Il Giobbe di Roth si chiama Mendel Singer, è un «uomo semplice» che fa il ‘maestro’, cioè insegna la bibbia ai bambini di una cittadina della Volinia russa e ai propri figli: «migliaia e migliaia di ebrei prima di lui avevano vissuto e insegnato nello stesso modo». La sua vita scorre quietamente, «fra magre sponde», ma chiusa in un ordine intatto, fino alla nascita del quarto figlio, Menuchim, che è minorato. Da allora in poi, se «tutto ciò che è improvviso è male», come dice Mendel Singer, molti mali cominciano a sfrecciare sulla sua vita. Dovrà abbandonare la sua terra per andare a New York, in un mondo che gli è totalmente estraneo, e la moglie – ancora una volta un memorabile personaggio femminile –, la figlia e i figli saranno uno dopo l’altro toccati dalla guerra, dalla morte, dalla pazzia. Via via che sprofonda nella solitudine e nella disperazione, il Giobbe di Roth, quest’uomo comune che aveva seguìto nella sua vita l’ordine dei padri senza quasi riflettere, si staglia sempre più grandioso: dopo aver «visto andare in rovina un paio di mondi», si trova sul punto di bruciare i suoi libri sacri perché vuole «bruciare Dio» – e in quel momento raggiunge un’intensità e una essenzialità che sembrano negate per sempre ai consolatori che gli si affannano intorno. Ora soltanto, Mendel diventa veramente un «uomo semplice»: più la vita lo spoglia e lo sradica da tutto, più egli appare fermo, con lo sguardo lucido e una forza segreta di resistenza che gli impediscono di crollare. Una sotterranea corrente vitale lo lega al figlio che era stato dato per perduto: il loro insperato e miracoloso incontro, alla fine, è il ricongiungersi di queste due correnti che hanno continuato a scorrere fra le rovine della morte e dell’esilio, riapparendo sempre, testardamente, come unica risposta agli enigmatici colpi della sventura. Tutto il sapore, l’immenso «pathos», l’antica saggezza e l’indistruttibile forza vitale di una grande civiltà, sempre minacciata e condannata alla dispersione, sembrano concentrarsi nel profondo sonno finale di Mendel Singer, carico del «peso della felicità e della grandezza dei miracoli».

Il confronto
 
M. F. : il problema del male è centrale in tutte le religioni poichè non riusciamo a concepire che il giusto soffra. Lo scrittore trasporta la vicenda di Giobbe, narrata nella Bibbia, in un racconto realistico, legato al momento storico in cui egli vive. La comunità degli ebrei in Russia, pur vivendo in povertà, è inserita in un mondo con regole precise, legate alla religione e alla cultura. Quando Mendel va in America si trova in un quartiere comunque misero ma anche estraneo alla sua tradizione, dalla quale traeva sicurezza. Ora è preso da un senso di estraneità e non capisce cosa gli succede. Egli è tentato di liberarsi dai principi che lo hanno sempre accompagnato ma se perde la fede non sa reagire alle avversità della vita. Né lui né la moglie, quando vivevano nel loro paese, non hanno ottenuto nulla con le loro preghiere ma potevano contare su un universo conosciuto, seppur misero, nel quale erano partecipi. Mendel era un uomo mistico, quando recitava i suoi salmi era sereno.

P.B.: per capire il personaggio di Mendel bisogna rapportarlo alla moglie, la quale ha una fede diversa, non aspetta che qualcosa venga dall'alto, ma reagisce alle avversità. Significativa è la frase di sua moglie Deborah:”Aiutati che Dio ti aiuta. Così sta scritto, Mendel! Tu sai sempre a memoria i versetti sbagliati. Molte migliaia di versetti sono stati scritti, quelli inutili li tieni tutti a mente! Sei diventato così stolto perché insegni ai bambini! Tu dai a loro il tuo po' d'intelligenza e loro ti lasciano tutta la loro stupidaggine. Un maestro sei, Mendel, un maestro!”

L. F. : nella scuola di Mendel lo studio della religione si fondava sulla memorizzazione e sulla ripetizione dei testi sacri. Roth invece è uno spirito eccezionale, è fuori da tutti gli schemi degli scrittori ebrei. Era apertissimo a tutte le culture. Risente del crollo dell'impero Austro-Ungarico poiché fu l'ambiente mitteleuropeo a produrre le eccellenze culturali che ancora riconosciamo.
La figura chiave del romanzo è quella femminile: Deborah è forte, non si arrende, si da da fare perchè vuole avere una speranza. Mendel è un po' apatico: alla fine della sua vicenda dice di aver patito le pene dell'inferno e rapporta Dio al demonio: “il diavolo poiché non è cosi potente come Dio, è meno crudele”. Emerge quindi l'eterno conflitto fra la scienza e la religione.
La vita anche qui è strana: i genitori riescono a far andare il figlio in America per evitargli di partire per la guerra in Russia. Il figlio riesce a trovare in terra straniera la sua strada e la sua identità, al punto di sentire il paese ospitante come sua patria, arruolarsi e per l'America morire.

G. M.: il messaggio che ho colto forte e chiaro è che la fede, per chi ce l'ha, alla resa dei conti porta del bene, ma non ci si può basare solo su quella. E' vero che a Mendel va tutto storto però quello che gli succede, in parte, se l'è voluto. Infatti il suo ultimogenito avrebbe potuto essere curato. Ritengo che la figlia si sia ammalata di sifilide in quanto era una ninfomane. Mendel non poteva accettare il comportamento disinibito di quest'ultima ma tuttavia non le ha detto nemmeno una parola. Non fa niente per evitare che i due figli partano per la guerra: la madre invece cerca di salvarne almeno uno. Alla fine senza più la fede gli rimane solo la rabbia.

M. T.: mi ha sconvolto il fatto che la madre Deborah abbia abbandonato il suo piccolo Menuchim
nonostante il rabbino le avesse garantito che sarebbe guarito.

M.S.: Deborah in America ha ricominciato a vivere, ma non avrebbe dovuto andare via dalla Russia e soprattutto abbandonare il proprio figlio malato. Il finale è in grazia di Dio. Mendel ne avrà anche passate tante ma ha avuto una grande ricompensa : è morto dopo aver ritrovato il figlio che aveva abbandonato, rinfrancato dalla speranza di una guarigione della figlia ricoverata e dal possibile ritorno dalla guerra. dell' altro figlio. Mendel mi ha dato l'impressione di essere una di quelle persone sempre pronte a piangersi addosso. Vede la fortuna degli altri e si lamenta per la sua sfortuna. Intanto aspetta che il frutto gli cada dall'alto. Non puoi incolpare dio se non ti da e glorificarlo quando ti da!

R.R. : Mendel si lasciava vivere, accettava quello che gli veniva dal Signore.

C.D: : il rapporto fra marito e moglie è molto superficiale. E' un amore ben flebile quello tra Mendel e Deborah. Mendel, quando la moglie invecchia, non la desidera più e, poiché è diventata brutta, la detesta: un uomo di fede non dovrebbe arrivare a tanto. Esaurita la passione fisica dovrebbe essere capace dell' amore spirtuale. E' la storia di un uomo semplice che vive in un mondo complicato dall'ignoranza e da un credo religioso ottuso. E' una persona che non sa o non vuole prendere decisioni e pertanto si affida alla provvidenza.

S. : mi sono rimaste impresse due immagini: la prima in Russia quando Mendel camminava svelto per la via nel suo caffettano dalle falde che svolazzando battevano sui gambali; la seconda immagine è in America con lo stesso caffettano gli cadeva rigido sul corpo. Sono l'emblema della sua condizione. In ogni modo il misticismo di Mendel mi lascia un pò perplessa.

E. N.: la componente religiosa non mi appartiene e per questo ho fatto fatica a leggerlo. I personaggi della vicenda, soprattutto Mendel, si aspettavano che tutto piovesse dal cielo. E' stata una fortuna per il piccolo Menuchim essere lasciato alla giovane coppia, che lo ha accudito meglio della propria famiglia,  permettendogli di diventare un grande musicista.

mercoledì 21 dicembre 2016

Sender Prager di Israel J. Singer





Trama: Sono tutte in lacrime, le cameriere ebree del Praga, alla vigilia delle nozze del padrone: certo, hanno sempre saputo che lui andava a letto con tutte, «eppure ognuna era convinta in cuor suo che con lei si sarebbe comportato in modo diverso». Ora, però, che nell'annuncio affisso in vetrina c'è scritto, nero su bianco, che «in onore del felice e fortunato matrimonio del proprietario di questo ristorante, Sender Prager, con la sua fidanzata, Edye Barenboim» i poveri del quartiere riceveranno un piatto di crauti e salsicce, hanno perso ogni speranza. Si è fidanzato all'improvviso, perché all'improvviso, a quarantaquattro anni, ha avuto paura della vecchiaia e della solitudine. Così, lui che delle donne non si è mai fidato, si è lasciato indurre a sposare quella ragazza che ha la metà dei suoianni e lo guarda. «Dio del cielo,» implorano le cameriere «fagli pagare la nostra umiliazione».

Il confronto

M.S.: Secondo me in questo libro si narra della rivincita delle donne nei confronti dell'uomo, il protagonista è un po' mascalzoncello. Ognuna delle cameriere credeva di essere la preferita anche se lui le trattava tutte male. Nonostante tutto alla fine mi è spiaciuto che lui abbia sofferto così.

P.B.: Io l'ho letto velocemente. Mi ha un po' infastidita, ma al contempo mi fatto riflettere, che è quello che mi piace dei libri. Non vedo nessuna rivincita da parte delle donne, anzi, io credo che nel libro vengano trattate in modo superficiale, come se fossero tutte poco di buono e ciò mi ha indotto a pensare come sarebbe stato questo racconto, in un’epoca così maschilista, se lo avesse scritto una delle servette. La fine di Sender mi è parsa molto triste: avrebbe anche potuto accettare il fatto che la moglie non fosse vergine, dal momento che non ci viene nemmeno detto con chi è successo. In fin dei conti la ragazza, sua moglie, per lui non contava nulla. Ed è stata l’umiliazione che ha subìto a farlo diventare una vittima.

L.F.: Facciamo una premessa: l'intelligenza di questi scrittori ebrei sta nel forte senso dello humor, anche nei confronti di se stessi. La loro religione gli impone delle leggi molto severe e nonostante ciò riescono a riderne ed a prendersi in giro. Secondo me Sender, un donnaiolo ambìto per le sue facoltà economiche, non ha sofferto per niente della situazione. Egli viene spinto dal rabbino a sposarsi facendo leva sul fatto che non aveva un erede a cui lasciare i suoi beni e che nessuno lo avrebbe ricordato nel giorno dei morti.  Prima del matrimonio, pur non essendo bello, anzi, era molto brutto e robusto, aveva molte donne. Viene indotto a sposare una donna che credeva vergine quando in realtà non lo era e per lui è stato un grande smacco. Inoltre, la sera prima della cerimonia, aveva dovuto confrontarsi con la famiglia della sposa, la quale lo aveva trattato con sufficienza perché, contrariamente a lui, erano tutte persone istruite. Quando la sera delle nozze l’uomo scopre che la ragazza non è pura, si sente fregato, ma non la ripudia per paura del ridicolo e di perdere la sua immagine sociale. Incomincia  a bere ed a trascurarsi, così tanto che alla fine viene ricoverato e muore. Il cameriere assume il comando del ristorante del padrone e mette la moglie, che fa sua anche fisicamente, alla cassa.  L'umorismo è davvero graffiante.

M.T.: Prager si sentiva inferiore. Era stato umiliato dalla famiglia di lei perché ignorante. Nessuno ne esce bene, né gli uomini né le donne.

R. R.: Questo libro mi ha un po’ sconvolta. Lo scrittore fa una critica molto forte alla sua religione.

C.D.: Evidenziare l'aspetto esageratamente umano delle persone non vuol dire sminuirne la spiritualità. Viene descritta la difficoltà di essere coerenti e di seguire le regole religiose a causa delle nostre miserie umane. Non è solo umorismo, è una critica molto forte alla propria religione.

L. F.: Sono d'accordo con Patrizia: è un libro maschilista. Le donne non ne escono bene. Mi aspettavo un racconto diverso. All’inizio l’immagine che di Preger ci viene fornita è di un uomo buono,  che distribuisce il pranzo ai poveri. La paura di restare solo, di essere ignorato e dimenticato l'ha portato a sposarsi. Tuttavia la sua reazione alla constatazione che la sposa non è vergine l'ha distrutto.

G.M.: Mi è parso un libro abbastanza pessimista. Sembra che tutti debbano vendicarsi di qualcosa.

M. R.: Le donne che lavorano in cucina puntano tutte ad una sistemazione, ovvero a sposarsi con il padrone, scapolo, perché ognuna crede di essere la sua preferita. Scandalosi sono i parenti della sposa che seguono tutte le regole imposte dalla religione ebraica e trattano con sufficienza l'ignorante futuro sposo. Questi, che per la prima volta ascolta il rabbino e segue i dettami della religione, viene imbrogliato e gli viene accollata una ragazza non più vergine. Trovo che la sua reazione, una volta scoperto l’inganno e persa la sua dignità, sia stata esagerata: non avrebbe dovuto lasciarsi andare in quel modo! Nel finale troviamo il riscatto delle donne che Sender Preger aveva sfruttato. Il cameriere, suo dipendente, è stato scaltro ed ha saputo prendere in mano la situazione ottenendo dei vantaggi. 

E.N.: Il libro mi è piaciuto nonostante nessuno, dalla cameriera al rabbino, ne esca vincitore. In esso l'autore evidenzia come si risponda alla società in un modo ma, come poi, nel proprio io, ognuno sia una persona diversa da quella che mostra. Mi ha stupito che l’autore abbia impartito un affondo così deciso alla propria religione.