"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)

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giovedì 4 giugno 2009

Tutti gli uomini sono mortali di Simone de Beauvoir

Trama: il romanzo inizia con l'incontro di Regina, una giovane attrice teatrale dalla promettente carriera e Raimon Fosca, un uomo condannato a vivere per sempre, e si sviluppa con la narrazione della lunga e travagliata vita del protagonista.

Citazioni: "Per avere tutto bisogna perdere tutto".
"Esiste un solo bene, agire secondo la propria coscienza".
"Tutti gli sforzi che abbiamo la pretesa di fare per gli altri non servono a niente".

Il Confronto:

"E' un libro ricco di citazioni filosofiche che mi ha fatto molto riflettere. Ho compreso che in effetti quello che conta per gli uomini non è mai quello che ricevono ma quello che fanno. Infatti: "Se non possono creare, bisogna che distruggano, in un modo o nell'altro devono rifiutare tutto quello che c'è, altrimenti non sarebbero uomini. E non possono che odiarci, noi che pretendiamo di forgiare il mondo al loro posto, ed imprigionarveli dentro. Quell'ordine, quella quiete che noi sognamo per ognuno sarebbe la più tremenda maledizione". "Se si vive a lungo, si vede che ogni vittoria un giorno si tramuta in sconfitta". "Tutto quello che si fa un giorno si disfa". "Dal momento in cui si nasce si incomincia a morire. Ma tra la nascita e la morte c'è la vita"."

"E' un libro profondo che tocca il tema dell'esistenzialismo. Il personaggio più importante è Fosca che ci fa capire che l'immortalità non porta alla felicità ma è una maledizione. Ciò lo si deduce dalle considerazioni di Fosca ma anche da quelle degli altri personaggi. Il monaco per esempio vedendo Fosca dice:"Hai costruito case per gli uomini di Carmona e ora giacciono sotto terra, li hai rivestiti di belle stoffe e ora sono nudi dentro i sudari, li hai nutriti e ora essi nutrono i vermi, hai vinto la carestia ma Dio ti ha mandato la peste e la peste ti ha vinto".

"Se una persona ha la possibilità di capire che sta vivendo l'ultimo giorno della sua vita, riesce a coglierne l'essenza, il vero significato del vivere".

"Vivessimo anche mille anni non potremmo cambiare il ciclo della vita, che è un rincorrersi di fatti che si ripetono all'infinito. Dopo la fame viene il benessere, dopo il benessere viene la guerra, poi ritorna la pace. Il modo di governare è sempre lo stesso, c'è chi comanda e chi subisce. In conclusione per gli uomini è meglio morire che vivere in eterno".
"Infatti Fosca con l'immortalità ha perso l'interesse di vivere, ma si rianima tutte le volte che ama. Quindi è l'amore che da significato alla vita".


"Un altro tema che emerge è la libertà di agire dell'uomo. Ho riflettuto sul fatto che i genitori, che per conoscenza ed esperienza sanno cogliere le insidie della vita, tuttavia, non potendo privare i figli della libertà di scelta e di azione, non sono in grado di impedire loro di sbagliare."

martedì 12 maggio 2009

Chanson Francaise

La Biblioteca comunale di Castel Mella nell’ambito della VI edizione della rassegna: "UN LIBRO, PER PIACERE! La mente, l’anima, il cuore"a cura del Sistema Bibliotecario Sud ovest bresciano ha proposto il recital dal titolo "Chanson Francaise: La canzone francese d’autore dagli anni ‘40 agli anni ’60 del ‘900" (Letture e racconti di Flora Zanetti, Fisarmonica e Voce Andrea Bettini, Chitarra e voce Piergiorgio Cinelli).
La serata si è tenuta Martedì 12 maggio alle ore 21, presso l' Auditorium “G. Gaber” in Via Onzato, 54. Ha partecipato il gruppo di lettura.

Recensione tratta da: BRESCIAOGGI Domenica 19 Ottobre 2008

RECITAL. ZANETTI, BETTINI E CINELLI
Suoni e immagini La Chanson strappa emozioni
Da Bruant a Brassens e Brel, così la Francia ha fatto scuola

Emozione allo stato puro. Canzoni dolci e struggenti. Note ribelli e irriverenti. L’esistenzialismo e il cabaret, la Rive Gauche e i cafè concert, l’assenzio e le Gitanes: quando l’Europa non era ancora periferia Usa e Parigi era la capitale del mondo.
C’è tutto il sapore di un’epoca, il rimpianto di un’innocenza perduta, il sapore di una trasgressione conquistata nello spettacolo «La chanson francaise» visto l’altra sera alla Biblioteca di Concesio, ma destinato a una (sperabile) circolazione sulle scene della provincia dopo il debutto estivo a Gardone Valtrompia.
Lo spettacolo è un mix di immagini, parole e canzoni dal vivo. Non una banale «cover» ma un autentico viaggio a rebours alla scoperta di un filone (la canzone d’autore francese) che ha solide radici ottocentesche ma che ha conosciuto splendori assoluti nel secolo breve, quando - sotto la dittatura illuminata di Jacques Canetti alla Polydor - Brel, Brassens e Ferrè hanno dettato un gusto, uno stile, un paradigma musicale da un capo all’altro del globo, spaziando dal canadese Cohen all’italiano De Andrè, solo per citare i sommi.
Flora Zanetti (ideatrice dello spettacolo, autrice dei testi, voce e cuore sulla scena) s’era misurata in passato con altri autori, da Dylan a De Andrè, sempre convincendo il suo pubblico. La «Chanson» spicca ora per misura e maturità, calore e ricchezza, complice la sintonia perfetta con gli estri e gli umori di Piergiorgio Cinelli (voce e chitarra) e Andrea Bettini (voce e fisarmonica).
Il racconto - scandito da immagini che catturano ininterrottamente lo sguardo dello spettatore, e gli provocano lo choc del déja vu e della scoperta - muove dalla liberazione di Parigi, dalla voce di De Gaulle, evoca la febbre che pulsava attorno a Saint Germain des Pres, ai locali frequentati da Juliette Greco e Simon de Beauvoir, da Vian e Sartre. Poi c’è un rapido viaggio filologico (il Virgilio della situazione è il sacro testo di Guido Armellini) alla ricerca delle radici di tanto splendore: le canzoni di strada rivoluzionarie, i Cafè concert della Terza repubblica, i cabaret della Belle Epoque, le censure e i furori della seconda guerra mondiale.
Da Pottier a Bruant, da Charles Trenet a Edith Piaf, dal «Chat noir» all’Olympia, un racconto tutto temperamento e cultura porta a scoprire il terreno da cui spuntarono i fiori di Brassens e Brel. L’irriverente e il maudit. In apertura c’erano state «Le feuilles mortes»: quelle musicali di Debussy, quelle poetiche di Prèvert. Parigi come mito. Parigi come luogo dell’anima. M.TE.