"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)

giovedì 26 marzo 2026

"Le cose che ci salvano" di Lorenza Gentile

 


Ci incontreremo 

Mercoledì 29 aprile 2026 ore 20,30 

presso la Biblioteca di Castel Mella per

 confrontarci sulla lettura del libro 

"Le cose che ci salvano" di Lorenza Gentile

Trama:

Una tuttofare che sa aggiustare tutto tranne le sue paure. Una vecchia bottega di rigattiere che rischia lo sgombero. Un invito a trovare il coraggio di ritagliarsi il proprio spazio nel mondo.

Gea abita in un condominio sui Navigli di Milano e non oltrepassa mai i confini del suo quartiere. Ha ventisette anni e si arrangia come tuttofare. Crede nel riciclo e nel dare nuova vita alle cose che aggiusta e che distribuisce, insieme a pillole per lo spirito – poesie, origami –, nell’ambito della sua “economia circolare di quartiere”. Vive sola, ma ha dei buoni amici, come l’ottantenne pseudo-portinaia o il tredicenne che sogna di diventare autista di corriera. Nessuno però, della sua età. Perché Gea nella sua età non ci si ritrova. Così come non si ritrova nel mondo. Forse perché è cresciuta in un posto sperduto, con un padre ossessionato dalle catastrofi che la obbligava a prepararsi sempre al peggio? Cominceremo a scoprire il suo segreto grazie al Nuovo mondo, una vecchia bottega di rigattiere che viene rilevata e messa in vendita. Gea si imbarcherà in una nuova missione: salvare il negozio a ogni costo. Perché tutto ciò che salviamo finisce a sua volta per salvare noi, magari dandoci il coraggio di ritagliarci il nostro spazio nel mondo.


mercoledì 25 marzo 2026

Due sulla strada di Roddy Doyle


Ci siamo incontrati

mercoledì 25 marzo 2026 ore 20,30

nella sede della Biblioteca di Castel Mella

Trama: Jimmy Rabbitte senior, disoccupato e squattrinato, trascina la sua esistenza fra il pub e il campo di calcio dei ragazzi. Quando anche il suo migliore amico, Bimbo, viene licenziato, i due decidono di fare qualcosa per riscattarsi ai propri occhi e a quelli delle famiglie: acquistare un furgoncino e mettersi davanti ai locali, sulle spiagge, a vendere hamburger e patatine. 
È un'impresa che porterà un po' di soldi, una quantità di avventure impreviste, parecchi momenti esilaranti, e qualche subbuglio in famiglia...

mercoledì 25 febbraio 2026

Bambino di Marco Balzano



Libro vincitore del Premio Letterario Internazionale Alessandro Manzoni - Città di Lecco al Romanzo Storico 2025

Libro vincitore del Premio Acqui Storia 2025 - categoria Romanzo Storico

Trama: 

Un romanzo palpitante in cui il giudizio – anche di fronte alle azioni più estreme – è sempre fuori scena. Con una scrittura trascinante e tagliente, Marco Balzano torna a indagare il rapporto tra individuo e collettività, tra le scelte personali e i grandi rivolgimenti della Storia. «La vita è aggredire o difendere, distruggere o prendersi cura».

Siamo a Trieste, la guerra è appena finita. Un uomo beve un caffè al bancone del bar. Qualcuno lo chiama, lui si gira ma sente già la canna di una pistola puntata contro la schiena. Tutti lo conoscono come «Bambino»: è stato la camicia nera più spietata della città. «Ho ucciso e fatto uccidere. Ho sempre cercato di stare dalla parte del più forte e mi sono sempre ritrovato dalla parte sbagliata». Una storia veloce quanto un proiettile che attraversa guerre, confini, tradimenti. Come in “Resto qui”, Marco Balzano torna al grande romanzo storico e civile. E lo fa con il suo personaggio più duro, impossibile da dimenticare. Mattia nasce a Trieste nel 1900. La sua infanzia irrequieta, forse, è già un presagio: un fratello che parte per l’America, un amico che presto lo abbandona. Quando scopre che la donna che lo ha cresciuto non è la sua vera madre, dentro di lui qualcosa si spezza e nel petto divampa un fuoco freddo che non saprà mai domare. L’ingresso tra le file degli squadristi è una conseguenza quasi naturale. Nonostante il soprannome che gli hanno affibbiato per il suo viso da fanciullo, «Bambino», Mattia ostenta una ferocia da boia. Ma prima ancora dell’ideologia, prima della violenza e della brutalità antislava, il motivo per cui indossa la camicia nera e batte palmo a palmo le terre contese è la speranza di ritrovare quella madre senza nome né volto. La ricerca di una donna che non ha mai conosciuto diventa il senso di tutto. Suo padre, un vecchio orologiaio sicuro che le persone si possano riparare come gli ingranaggi, è l’unico a conoscere la verità ma la tiene sigillata in un silenzio blindato quanto una cassaforte. Nella frontiera d’Italia più dilaniata, la vita di Bambino scivola su un piano inclinato: ogni giorno una nuova spedizione, un nuovo assalto, una nuova rapina. E poi, tutto d’un fiato, lo scoppio della guerra, i nazisti in città, l’occupazione jugoslava di Trieste, le foibe. Un’esistenza vissuta da cane sciolto, scandita da un implacabile conto alla rovescia.

Il confronto 

L’incontro del Gruppo di Lettura di Castel Mella del 25.02.2026 dedicato al romanzo Bambino ha suscitato una discussione intensa e a tratti difficile, segnata dal forte impatto emotivo della storia e dalla complessità del protagonista. Il libro ha portato i partecipanti a riflettere non solo sul contesto storico del fascismo nelle zone di confine, ma anche sulla natura della violenza e sulle contraddizioni dell’essere umano.

Un primo aspetto molto apprezzato è stato il contesto storico, ritenuto da diversi lettori ben documentato e narrato con attenzione. È stato ricordato come nelle terre di confine tra Italia e Jugoslavia le tensioni fossero già presenti prima ancora che il fascismo si affermasse pienamente in Italia. Trieste, città cosmopolita e culturalmente vivace, diventa nel romanzo uno scenario emblematico di conflitti identitari e nazionali. In particolare è stata richiamata la distruzione della Casa della cultura slovena, evento simbolico che segna l’inizio di un clima di violenza e sopraffazione. Nel confronto è emersa anche la consapevolezza che in quelle terre la violenza non apparteneva a una sola parte: sia italiani sia slavi hanno compiuto brutalità, mostrando come nelle guerre raramente esista una sola verità.

Il protagonista del romanzo ha suscitato reazioni molto forti. Alcuni lo hanno definito il personaggio peggiore incontrato finora nelle letture del gruppo: un individuo violento, sociopatico, incapace di empatia. La sua aggressività sembra nascere da una rabbia interiore profonda, che trova sfogo nel contesto politico e nella possibilità di esercitare potere sugli altri. Più che un’adesione ideologica al fascismo, il suo comportamento appare come un modo per sfogare la propria violenza o per stare dalla parte dei più forti. Il fatto di diventare delatore, sfruttando la conoscenza della lingua slovena per denunciare altre persone, è stato visto da molti come uno degli aspetti più inquietanti del personaggio.

Altri interventi hanno cercato però di cogliere anche la dimensione umana di questa figura. In alcuni momenti emergono infatti brevi tentativi di autoanalisi o piccoli segni di coscienza, come quando entra in chiesa e accende una candela chiedendo di non sapere quale destino toccherà alle persone che ha denunciato. Per alcuni questo episodio suggerisce che, nonostante tutto, alla radice rimanga una traccia di umanità.

Il romanzo è raccontato in prima persona, scelta narrativa che ha creato un effetto ambivalente. Alcuni lettori hanno osservato che, nei momenti in cui il protagonista mostra esitazioni o fragilità, il lettore rischia quasi di essere portato dalla sua parte. Questo rende la lettura ancora più complessa e disturbante, perché si entra nella mente di un personaggio moralmente molto problematico.

Un altro elemento centrale della discussione è stato il tema della violenza, presente in molte forme nel romanzo. Per alcuni lettori la lettura è stata difficile proprio per questo motivo: la violenza descritta è cruda e costante. Allo stesso tempo è emersa una riflessione più ampia: la violenza non appartiene solo a un’ideologia o a una parte politica, ma può essere una componente dell’essere umano che emerge con particolare forza nei contesti di guerra e di conflitto.

Molto apprezzata è stata la figura del padre, vista da molti come uno dei personaggi più profondi del romanzo. Nonostante il comportamento del figlio, il padre continua ad amarlo e a prendersi cura di lui. Alcuni hanno interpretato il suo silenzio sull’identità della vera madre come un gesto di rispetto verso la donna che ha cresciuto il protagonista. In questa scelta si intravede una forma di dignità e di protezione dei legami familiari.

Proprio il mistero della madre è stato uno degli aspetti che ha lasciato più interrogativi. Alcuni lettori avrebbero voluto che l’autore approfondisse maggiormente questa parte della storia, mentre altri hanno apprezzato il fatto che il segreto resti tale fino alla fine.

Il romanzo ha inoltre suscitato collegamenti con memorie familiari e racconti tramandati, che hanno reso la discussione ancora più intensa. Alcuni partecipanti hanno ricordato episodi legati alla guerra e al periodo fascista ascoltati dai propri genitori o nonni, trovando nel libro elementi che rispecchiano la brutalità e la complessità di quegli anni.

Nel complesso, Bambino è stato percepito come un romanzo duro ma significativo. Più che raccontare solo la storia di un individuo, il protagonista sembra rappresentare un fenomeno più ampio: quello di persone che, in un contesto di violenza e ideologia, trovano nel potere e nella sopraffazione un modo per dare sfogo alle proprie frustrazioni.

La discussione del gruppo ha mostrato quanto questo libro riesca a mettere il lettore di fronte a domande scomode: sulla responsabilità individuale, sulla natura della violenza e sul modo in cui la storia può trasformare le fragilità personali in tragedie collettive.

mercoledì 21 gennaio 2026

Norwegian Wood (Tokyo Blues) di Murakami Haruki

 

Un grande romanzo sull'adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli «altri» per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel costi.

«La costruzione della scrittura di Murakami è così impalpabile e squisita che ogni cosa egli scelga di descrivere vibra di potenzialità simbolica: una camicia stesa ad asciugare, dei ritagli di carta, un fermafoglio a forma di farfalla» – The Guardian

Uno dei più clamorosi successi letterari giapponesi di tutti i tempi è anche il libro più intimo, introspettivo di Murakami, che qui si stacca dalle atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso famoso, per esplorare il mondo in ombra dei sentimenti e della solitudine. Norwegian Wood è anche un grande romanzo sull'adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli «altri» per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel costi. Come il giovane Holden, Toru è continuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o poter sbagliare nelle sue scelte di vita e di amore, ma è anche guidato da un ostinato e personale senso della morale e da un'istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e costruito. Diviso tra due ragazze, Naoko e Midori, che lo attirano entrambe con forza irresistibile, Toru non può fare altro che decidere. O aspettare che la vita (e la morte) decidano per lui. Murakami Haruki in uniform edition Super ET, con le copertine di Noma Bar e nota dell'autore.

Il confronto del gruppo di lettura di Castel Mella

L’incontro del gruppo di lettura di Castel Mella dedicato a Norwegian Wood ha messo in luce, forse più che in altre occasioni, quanto uno stesso libro possa essere vissuto in modo diverso a seconda dell’età, dell’esperienza personale e del momento della vita in cui lo si legge o rilegge.

Per molti partecipanti il sentimento dominante del romanzo è stata la tristezza, una tristezza continua che accompagna il lettore dall’inizio alla fine. È emerso con forza il tema del passaggio doloroso dall’adolescenza all’età adulta: una fase fragile, segnata da smarrimento, silenzi, incapacità di comunicare davvero con gli altri. Alcuni hanno sottolineato come Toru Watanabe sia un protagonista distaccato, che parla poco, osserva molto e sembra vivere gli eventi quasi in terza persona, senza una vera partecipazione emotiva.

Il personaggio di Toru ha diviso il gruppo. C’è chi lo ha definito scialbo, ignavo, senza spessore, un semplice sfondo su cui Murakami fa emergere gli altri personaggi; e chi invece ha visto in lui una figura coerente, fedele a se stessa, capace di accogliere gli altri senza mai perdere la propria identità. Per alcuni Toru è uno “specchio”, un tramite che incarna e riflette le persone che incontra, senza mai sovrastarle.

Molto intenso è stato il confronto sui personaggi femminili. Naoko è stata letta come una figura profondamente fragile, segnata da una forte repressione sessuale e da un disagio mentale che la porta progressivamente fuori dalla realtà. Alcuni interventi hanno sottolineato come la sua incapacità di vivere una sessualità serena finisca per far soffrire non solo lei, ma anche gli uomini che le stanno accanto. Midori, al contrario, è apparsa a molti come l’emblema della vitalità: eccessiva, provocatoria, diretta, con una grande forza di attaccamento alla vita. La contrapposizione tra Naoko e Midori è stata letta come una scelta simbolica tra morte e vita, tra chi si ritrae e chi invece si espone fino in fondo.

Il tema della sessualità ha suscitato sorpresa e discussione. Diversi lettori non si aspettavano una tale libertà di costumi nel Giappone degli anni Sessanta. Alcuni hanno trovato il sesso descritto in modo troppo realistico o disturbante, altri lo hanno considerato naturale, privo di tabù e coerente con un contesto culturale in cui la repressione quotidiana convive con una letteratura e un cinema molto spinti. È emersa anche una riflessione sulla differenza tra uomini e donne nel vivere il tradimento, il possesso e il desiderio, oltre al peso del ceto sociale nelle relazioni.

Un tema centrale del confronto è stato quello della morte e del suicidio, molto presenti nel romanzo. I suicidi – spesso privi di spiegazioni chiare – hanno lasciato in molti un senso di sospensione e disagio. Per alcuni questa mancanza di risposte è una scelta precisa dell’autore, che lascia volutamente dei vuoti; per altri è una debolezza narrativa. È stato però condiviso che, nel mondo di Murakami, la morte non è un evento eccezionale ma una componente costante della vita, verso cui i personaggi sono stranamente attratti.

Interessante anche la riflessione sul disagio mentale. La clinica, la routine quotidiana, i gesti ripetuti sono stati visti da alcuni come un modo per restare ancorati alla realtà, da altri come una forma di immobilità che non cura davvero. È emersa l’idea che non si tratti di “aggiustare” le persone, ma di convivere con le proprie alterazioni, riconoscendo che la normalità è un concetto fragile.

Dal punto di vista stilistico, diversi partecipanti hanno definito Norwegian Wood un romanzo molto occidentale, vicino al modello del romanzo americano, ricco di riferimenti musicali e con una scrittura scorrevole. Le descrizioni – della natura, dei cibi, dei paesaggi – sono state apprezzate per la loro forza sensoriale e per la capacità di creare immagini quasi pittoriche. Altri, invece, lo hanno trovato lento o pesante, pur riconoscendone la qualità stilistica.

Infine, è emersa una riflessione condivisa: Norwegian Wood è un libro che cambia a seconda dell’età in cui lo si legge. Alcuni lo avevano amato profondamente da giovani e lo hanno ritrovato diverso, meno travolgente, ma comunque significativo. Altri non sono riusciti ad amarlo, pur riconoscendone il valore. In ogni caso, il romanzo ha stimolato un confronto ricco e autentico, confermando la sua capacità di mettere il lettore di fronte a temi universali come la perdita, la fragilità e la scelta – mai semplice – di restare attaccati alla vita.