Il GDL della biblioteca è stato fondato il 19 febbraio 2008, nella sede della biblioteca comunale. Si riunisce con cadenza mensile, per condividere percorsi di lettura comuni e confrontarsi sulle esperienze di lettura individuali. Chiunque può partecipare agli incontri, oppure offrire il proprio contributo alla discussione, iscrivendosi al presente blog, sul quale viene "postato" il lavoro del gruppo e le idee emerse durante il confronto.
"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."
Elias Canetti
«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»
(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)
Elias Canetti
«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»
(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)
giovedì 29 settembre 2016
venerdì 23 settembre 2016
giovedì 23 giugno 2016
La porta di Magda Szabò
MERCOLEDI 22 GIUGNO
alle ore 20,30
nella sede della biblioteca
e confrontati sulla lettura del libro
La porta di Magda Szabò
Einaudi
Trama (da IBS): Due donne che tutto separa, due vite diverse
che si scontrano. Magda Szabò descrive la strana relazione che per
vent'anni è intercorsa tra lei e la sua donna di servizio. Una donna
ruvida, senza età, con i suoi principi e bizzarrie, riservata, e con dei
segreti nascosti gelosamente dietro la "porta" eternamente chiusa. Se
tra il marito di Magda e la donna c'è subito simpatia, viceversa tra le
due donne la relazione è imprevedibile, fatta di litigi,
riconciliazioni, di non detto. Poco a poco il loro rapporto si distende,
Emerence si vota alla narratrice, il loro legame diventa esclusivo,
esigente...
Recensione de L'INDICE dei libri del Mese: Proprio su quella porta che dà il titolo al
romanzo, sull'impossibilità di aprirla e varcarla e, insomma, di
soccorrere la persona malata che non vuole essere soccorsa, si apre e si
chiude circolarmente il romanzo di Magda Szabó. Un sogno ricorrente
della protagonista, un inutile sogno perché non si può più mutare
l'irrimediabile che è accaduto, la morte di quella persona, ma anche la
violazione del suo mondo tenuto al riparo dalla violenza della vita,
insieme ai tanti gatti raccolti dalla strada.
Qualcosa di trasognato ha anche la prosa con cui Magda Szabó, nata in Ungheria nel 1917, sdoganata in Occidente da Hermann Hesse, a detta di molti la più grande scrittrice ungherese contemporanea, costruisce il suo racconto intorno alla figura di Emerenc Szeredás, la donna delle pulizie con la quale intesse un rapporto all'apparenza scorbutico, ma di profondo affetto. L'autrice, va avanti e indietro nel tempo, ricomponendo le tessere del mosaico della vita misteriosa di Emerenc, ma, anche, tirando le fila della storia del proprio paese dagli anni sessanta. È il tempo del regime sostenuto dai sovietici al quale Szabó non ha mai aderito, ma lo sguardo arretra anche alla realtà della guerra, del nazismo e della persecuzione degli ebrei, fino all'infanzia di Emerenc. Gli anni della dittatura emergono però in filigrana, e la sola opposizione è quella anarcoide della domestica che negativamente bolla come intellettuali tutti coloro che non fanno un lavoro manuale, dai vecchi signori di una volta ai nuovi plutocrati socialisti, passando dai suoi stessi datori di lavoro: la scrittrice e il marito. "Agli occhi di Emerenc erano sospetti tutti i fogli di carta, tutte le scrivanie, tutte le brochure, tutti i libri, non conosceva Marx e non leggeva niente, nemmeno i giornali, credo che avesse provato a disprezzare anche noi, considerandoci irrimediabilmente pelandroni, ma una volta varcata la soglia di casa nostra, sentendo dentro di sé qualcosa che attenuava l'istintiva antipatia, prima rimase scossa, poi, evidentemente si convinse che la macchina da scrivere sulla quale battevamo i tasti era uno strumento di lavoro, e qualcosa di rispettabile c'era anche nel nostro modo di guadagnarci il pane".
Quest'altra porta che sembra dividere i due mondi lascia aperto uno spiraglio e la possibilità di uno scambio intenso fra le due donne. "Mentre gli anni passavano, il nostro legame si cementò. Emerenc era parte di noi, naturalmente entro i limiti che fissava lei". A cominciare dal contratto di lavoro, dagli orari e dalle modalità: è la donna di servizio a dare disposizioni e a dettare condizioni; un nonnulla può irritarla e farla scomparire per giorni. Ma anche si affeziona, alla famiglia e al suo cane. E col suo fazzoletto in testa, Emerenc lavora forsennatamente e soccorre con gli immancabili "piatti dell'amicizia" chiunque abbia bisogno, diventando una vera personalità di quel quartiere di Budapest. Ammalatasi, mentre la scrittrice sta diventando una celebrità, Emerenc morirà tra gli escrementi suoi e dei suoi animali. È la fine di un microcosmo del quale non rimane nulla, come dei mobili preziosi raccolti in casa, celati dietro un'altra porta ancora, e che, alla luce per la prima volta, finiscono in polvere: "Intorno a me, all'improvviso, tutto si trasformò in un'allucinazione kafkiana, in una scena da film dell'orrore. La consolle crollò, ma la cosa non accadde con brutale velocità. Iniziò a sfaldarsi lentamente, con grazia, finché si dissolse in un cumulo di segatura dorata, le figurine di porcellana e l'orologio caddero a terra, il tavolo, la cornice dello specchio, il cassetto, le gambe, tutto semplicemente nel nulla, ogni cosa finì in polvere". Così come avviene anche della società ungherese. Ma al suo funerale Emerenc compie - a dispetto delle sue parole blasfeme sulla fede - l'ennesimo miracolo, perché lì si raccolgono il medico protestante, il tintore ebreo, il professore cattolico in una sorta di "requiem ecumenico".
Non tutti gli sforzi sono stati "vani", se ora Szabó ci restituisce in questo romanzo il mondo di Emerenc, il mistero della sua casa e quindi della sua vita tribolata della quale, solo a lei, era stata data la chiave. Un libro - La porta - che da noi è solo la punta di un iceberg: Szabó, oggi ottantottenne, ha scritto infatti una quarantina di romanzi, oltre a teatro, saggi, sceneggiature, molte cose consegnate al cassetto al tempo del regime. In Italia negli anni sessanta è uscito per Feltrinelli L'altra Ester con copertina di Bruno Munari e ora, nelle edizioni Anfora, è disponibile un libro per ragazzi.
Qualcosa di trasognato ha anche la prosa con cui Magda Szabó, nata in Ungheria nel 1917, sdoganata in Occidente da Hermann Hesse, a detta di molti la più grande scrittrice ungherese contemporanea, costruisce il suo racconto intorno alla figura di Emerenc Szeredás, la donna delle pulizie con la quale intesse un rapporto all'apparenza scorbutico, ma di profondo affetto. L'autrice, va avanti e indietro nel tempo, ricomponendo le tessere del mosaico della vita misteriosa di Emerenc, ma, anche, tirando le fila della storia del proprio paese dagli anni sessanta. È il tempo del regime sostenuto dai sovietici al quale Szabó non ha mai aderito, ma lo sguardo arretra anche alla realtà della guerra, del nazismo e della persecuzione degli ebrei, fino all'infanzia di Emerenc. Gli anni della dittatura emergono però in filigrana, e la sola opposizione è quella anarcoide della domestica che negativamente bolla come intellettuali tutti coloro che non fanno un lavoro manuale, dai vecchi signori di una volta ai nuovi plutocrati socialisti, passando dai suoi stessi datori di lavoro: la scrittrice e il marito. "Agli occhi di Emerenc erano sospetti tutti i fogli di carta, tutte le scrivanie, tutte le brochure, tutti i libri, non conosceva Marx e non leggeva niente, nemmeno i giornali, credo che avesse provato a disprezzare anche noi, considerandoci irrimediabilmente pelandroni, ma una volta varcata la soglia di casa nostra, sentendo dentro di sé qualcosa che attenuava l'istintiva antipatia, prima rimase scossa, poi, evidentemente si convinse che la macchina da scrivere sulla quale battevamo i tasti era uno strumento di lavoro, e qualcosa di rispettabile c'era anche nel nostro modo di guadagnarci il pane".
Quest'altra porta che sembra dividere i due mondi lascia aperto uno spiraglio e la possibilità di uno scambio intenso fra le due donne. "Mentre gli anni passavano, il nostro legame si cementò. Emerenc era parte di noi, naturalmente entro i limiti che fissava lei". A cominciare dal contratto di lavoro, dagli orari e dalle modalità: è la donna di servizio a dare disposizioni e a dettare condizioni; un nonnulla può irritarla e farla scomparire per giorni. Ma anche si affeziona, alla famiglia e al suo cane. E col suo fazzoletto in testa, Emerenc lavora forsennatamente e soccorre con gli immancabili "piatti dell'amicizia" chiunque abbia bisogno, diventando una vera personalità di quel quartiere di Budapest. Ammalatasi, mentre la scrittrice sta diventando una celebrità, Emerenc morirà tra gli escrementi suoi e dei suoi animali. È la fine di un microcosmo del quale non rimane nulla, come dei mobili preziosi raccolti in casa, celati dietro un'altra porta ancora, e che, alla luce per la prima volta, finiscono in polvere: "Intorno a me, all'improvviso, tutto si trasformò in un'allucinazione kafkiana, in una scena da film dell'orrore. La consolle crollò, ma la cosa non accadde con brutale velocità. Iniziò a sfaldarsi lentamente, con grazia, finché si dissolse in un cumulo di segatura dorata, le figurine di porcellana e l'orologio caddero a terra, il tavolo, la cornice dello specchio, il cassetto, le gambe, tutto semplicemente nel nulla, ogni cosa finì in polvere". Così come avviene anche della società ungherese. Ma al suo funerale Emerenc compie - a dispetto delle sue parole blasfeme sulla fede - l'ennesimo miracolo, perché lì si raccolgono il medico protestante, il tintore ebreo, il professore cattolico in una sorta di "requiem ecumenico".
Non tutti gli sforzi sono stati "vani", se ora Szabó ci restituisce in questo romanzo il mondo di Emerenc, il mistero della sua casa e quindi della sua vita tribolata della quale, solo a lei, era stata data la chiave. Un libro - La porta - che da noi è solo la punta di un iceberg: Szabó, oggi ottantottenne, ha scritto infatti una quarantina di romanzi, oltre a teatro, saggi, sceneggiature, molte cose consegnate al cassetto al tempo del regime. In Italia negli anni sessanta è uscito per Feltrinelli L'altra Ester con copertina di Bruno Munari e ora, nelle edizioni Anfora, è disponibile un libro per ragazzi.
giovedì 19 maggio 2016
Longbourn House di Jo Baker
Ci siamo incontrati
MERCOLEDI 18 MAGGIO
alle ore 20,30
nella sede della biblioteca
per confrontarci sulla lettura del libro
Longbourn House di Jo Baker
Einaudi
Trama: Sarah è a servizio a Longbourn House da quando
era bambina, ma non si è ancora rassegnata a certi compiti ingrati
quali lavare la biancheria e svuotare i pitali dei signori. Questa
pesante routine senza svaghi la opprime: non vuole accontentarsi di
mandare avanti la casa d'altri come Mrs Hill, la governante, fa da
sempre. Perciò, quando un giorno di settembre Mr Bennet assume a
sorpresa un nuovo valletto, la gioia per la novità è grande. James ha il
fisico asciutto e gli avambracci scuriti dal sole. Lavora di buon
umore, fischiettando, ed è gentile, ma dà poca confidenza. Sembra sapere
tante cose, eppure sul suo passato è stranamente vago. Ama i cavalli e
dorme nel solaio della stalla: li, su una mensola, ha dei libri e, sotto
il letto, una sacca scolorita piena di conchiglie. È un mondo intero
quello che apre per Sarah, una nuova geografia di orridi, vallette in
fiore e campi di battaglia. Ispirato al non detto di "Orgoglio e
pregiudizio", "Longbourn House" ricostruisce con tono brioso la vita
della servitù nell'Inghilterra di inizio Ottocento, facendo emergere tra
le righe la fatica e le disuguaglianze su cui si reggeva il bel mondo.
All'interno di questo affresco storico, che oltre alla campagna
dell'Hertfordshire include la Spagna sconvolta dalle guerre napoleoniche
e i porti commerciali sull'altra sponda dell'Atlantico, Jo Baker dona
pensieri ed emozioni autentici alle ombre che nel celebre romanzo di
Jane Austen si limitavano a passare sullo sfondo rapide e silenziose.
giovedì 14 aprile 2016
Treno di notte per Lisbona di Pascal Mercier
MERCOLEDI' 13 APRILE
alle ore 20,30
nella sede della biblioteca
per confrontarci sulla lettura del libro
Treno di notte per Lisbona
di Pascal Mercier
di Pascal Mercier
Mondadori edizioni
Trama: Voleva davvero buttarsi giù dal ponte la donna
trattenuta una mattina da Raimund Gregorius, insegnante svizzero di
latino, greco ed ebraico? Gregorius non sa nulla della donna se non che
era portoghese. La mattina dopo, complice la scoperta in una libreria
antiquaria del libro di un enigmatico scrittore lusitano, l'altrimenti
prevedibilissimo professore prende un treno diretto a Lisbona, dove
spera di rtintracciare l'autore. Da questo momento decolla una vicenda
che costringerà Gregorius a confrontarsi con le contraddizioni degli
affetti e gli orrori della Storia in un modo che mai avrebbe potuto
immaginare nella sua rassicurante Berna.
venerdì 29 gennaio 2016
Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams
Mercoledì 24 febbraio 2016
alle ore 20,30
nella sede della biblioteca
e confrontati sulla lettura de
Guida galattica per gli autostoppisti
di Douglas Adams
di Douglas Adams
Mondadori edizioni
Trama:
Arthur Dent, scopre che alcune ruspe gialle (che ha appena notato nel
suo giardino) stanno per demolirgli la casa in cui abita per fare
spazio a una nuova superstrada. Dopo poche ore gli abitanti della Terra
scopriranno che il loro pianeta sta per avere lo stesso destino, ma a
cura di una flotta di astronavi gialle che appaiono improvvisamente nel
cielo. Arthur viene salvato da un suo vecchio amico, Ford Prefect, che
si rivela essere un alieno originario della stella Betelgeuse e che lo
trascina con sé, chiedendo un passaggio ad una delle astronavi
demolitrici. Arthur scoprirà così un universo sconosciuto, nel senso
letterale del termine, in cui la sua unica bussola sarà la Guida
Galattica per gli Autostoppisti.
giovedì 21 gennaio 2016
Il libro delle illusioni di Paul Auster
Citazione: "Se voglio salvarmi la vita, devo arrivare ad un passo dal distruggerla"
Trama: Professore universitario e critico di prestigio, David Zimmer trascorre le sue giornate in uno stato di semicoscienza alcolica davanti alla tv da quando ha perso moglie e figli in un incidente aereo. Ma una sera un vecchio film comico del cinema muto lo scuote dal torpore: il regista del film, Hector Mann, è scomparso nel 1929 all'apice della sua carriera. Affascinato, Zimmer decide di ricostruire la vicenda e, dopo accurate documentazioni, pubblica un libro sull'argomento. Ma, a un anno dalla pubblicazione, una lettera spedita da una cittadina del New Mexico arriva a confondere tutte le sue conclusioni: è firmata dalla moglie di Mann e dice che il regista sarebbe lieto di incontrare il suo biografo
Recensione da IBS: Che fine ha fatto Hector Mann? Protagonista di
una breve e folgorante carriera nella Hollywood degli anni Venti,
l'attore è scomparso nel nulla. Le sue comiche mute fanno ormai parte
della storia del cinema, accanto a quelle di Charlie Chaplin, Buster
Keaton e Harold Lloyd. Ma cosa lo ha spinto, o costretto, a fuggire da
un brillante futuro in un giorno di gennaio del 1929?Quando David Zimmer
vede per la prima volta un film di Hector Mann, ritrova il sorriso che
aveva perduto da molti mesi. Sua moglie e i suoi due figli sono morti in
un incidente aereo e lui è schiacciato dal dolore. Scrivere un libro
sul geniale comico scomparso diventa un modo per sopravvivere.
Ma, alla pubblicazione del saggio, Zimmer riceve una lettera da Terra del Sueño, New Mexico, e qualche tempo dopo una donna misteriosa viene a stanarlo dalla sua solitudine, raccontandogli l'incredibile storia della vita di Hector Mann. Intrecci sentimentali, omicidi, fughe e vagabondaggi, e infine un progetto grandioso e folle: una sfida al nulla messa in scena nello scarno paesaggio del deserto americano, e destinata a cancellarsi da sola.
In un gioco drammatico di echi e rispecchiamenti, Zimmer svela la vita segreta di Mann e Mann, indirettamente, gli restituisce la voglia di vivere e di amare. Qui Paul Auster tocca il cuore dell'esperienza artistica, la sua fragilità e la sua forza: perché e per chi esiste un'opera d'arte. Ovvero, come l'arte può dare, e togliere, la vita.
Il confronto:
Ma, alla pubblicazione del saggio, Zimmer riceve una lettera da Terra del Sueño, New Mexico, e qualche tempo dopo una donna misteriosa viene a stanarlo dalla sua solitudine, raccontandogli l'incredibile storia della vita di Hector Mann. Intrecci sentimentali, omicidi, fughe e vagabondaggi, e infine un progetto grandioso e folle: una sfida al nulla messa in scena nello scarno paesaggio del deserto americano, e destinata a cancellarsi da sola.
In un gioco drammatico di echi e rispecchiamenti, Zimmer svela la vita segreta di Mann e Mann, indirettamente, gli restituisce la voglia di vivere e di amare. Qui Paul Auster tocca il cuore dell'esperienza artistica, la sua fragilità e la sua forza: perché e per chi esiste un'opera d'arte. Ovvero, come l'arte può dare, e togliere, la vita.
Il confronto:
Ornella: il libro è complesso ma ben
costruito, anche se spesso inaspettatamente il racconto cambia
direzione. E' affascinante potere, come il protagonista, cambiare
posto nel mondo, non aver nessun legame e ricominciare una nuova
vita. Gli anni del cinema muto, descritti nel libro, sono comunque
appassionanti.
Maddalena: la prima e ultima parte mi
sono piaciute. A metà l'ho trovato un po' noioso.
Roberta : Mi è piaciuto molto. Tratta
della vita e di tutti i suoi aspetti: l'amore, la fantasia, l'arte,
l'amicizia. Le descrizioni ti danno la sensazione di essere al
cinema: è uno specchio di immagini dove tutte le storie si
intrecciano. Sono molto invidiosa di chi ha uno spirito creativo e
lascia in ricordo ai posteri qualcosa di se. La conclusione mi ha fatto
riflettere molto su cosa voglio io domani.
Luciano: Hector è un grande attore ed
è in grado di adeguarsi alla vita. E' un essere camaleontico. Con Brigid che, essendo innamorato di Sylvia Meers , ha abbandonato senza molte preoccupazioni, si è comportato molto male, ma in seguito, dopo la morte di lei, ha tentato di riscattarsi con la sorella Nora, aiutandola nel negozio del padre e standole vicino.
Mi ha colpito il momento in cui David, il protagonista, guardando una
scenetta del film di Hector sorride e dimentica per un momento la sua
disgrazia. In quegli istanti avverte una scossa, rinasce e si da ancora una
possibilità di vita. Anche con Alma sente di avere un'occasione
per ricominciare.
Alma è una figura interessante anche
per la caratteristica voglia in viso, che potrebbe rappresentare metaforicamente uno
sdoppiamento di personalità. E' una figlia di artisti, nata e
cresciuta nel microcosmo del ranch di Hector e Frieda in New Messico.
Ha respirato l'atmosfera del cinema muto e per Hector è quasi una figlia. Per questo le concede di scrivere la sua biografia e di mettersi alla ricerca di David. Nella pellicola che,
dopo la morte di Hector, Alma riesce a visionare con David, prima
della definitiva distruzione, rivede la madre da giovane, che
recitava nel cinema muto, ma non sembra disperarsi per l'imminente perdita di tutte quelle opere. Gli attori di questi film dovevano avere
qualcosa in più di quelli dei giorni nostri: la facilità e
l'intensità espressiva.
Tutti i personaggi del romanzo in un
modo o nell'altro sono alla ricerca di se stessi: a volte si
rinnegano, si trasformano poi si ritrovano ancora: è l'illusione del
mondo.
In alcuni momenti ti chiedi se la
storia stessa non sia un'illusione. Zimmer scopre a proprie spese
che l'arte può dare e togliere la vita.
Gabriella: Hector tocca il fondo di se stesso nel momento i cui accetta per soldi di fare l'attore pornografico insieme alla prostituta conosciuta per caso. Ma in ogni sua vita, delle molteplici che ha vissuto, si trova poi a fare i conti con la morte e con una nuova rinascita.
Maura: Il libro è pervaso dal senso di
colpa. Hector è stato costretto dalle circostanze a cambiare vita
più volte. Frieda, l'ultima sua donna, aveva costruito intorno ad
Hector ed al suo segreto tutta la propria vita. Per una questione di
coerenza lei lo preferiva ignorato dal mondo piuttosto che si
scoprisse la sua colpa: la sua complicità nella sottrazione del
cadavere Brigid, uccisa, pur senza premeditazione, dalla sua innamorata e sposa desiderata Sylvia Meers.
E' un bel libro ma mi aspettavo
qualcosa di diverso avendo letto Trilogia di N.Y.
Cristina: tutto il romanzo è una
riflessione sul senso della vita e della morte. Paul Auster ha scritto questo
libro in concomitanza con la morte del padre e la separazione dalla
prima moglie. Pertanto l'esplorazione di queste tematiche è stata quasi una necessità, per capire se stesso, le proprie radici e la propria vita.
Tali necessità lo accomunano a David Zimmer, a Hector Mann e a Chateaubruiant, che hanno voluto parlare delle proprie vicende solo dopo morti. L'intenzione non è quella di produrre un romanzo
realistico ma di rendere, anche con lo stile introspettivo del
narratore, il senso dell'illusione. I personaggi in continua trasformazione vivono sul confine tra la pazzia e l'annullamento che li allontana dalla realtà, rendendola sempre più illusoria.
Gianni : molto significativa la frase
di Chateaubriand: ”L'uomo non ha una sola e identica vita, ne ha
molte giustapposte, ed è la sua miseria”. Il libro non mi è
piaciuto, noioso, tirato per i capelli.
Nonostante ciò ho trovato interessante
la parte riguante la struttura dei film muti. I registi avevano
inventato una sintassi dell'occhio e una grammatica della cinesi
pura. Il loro era un pensiero tradotto in azione.
Il libro esprime bene i concetti contenuti nella frase di Chateaubriand: “Tutti i miei giorni sono degli addii, si muore ad ogni momento per un tempo, una cosa, una persona che non si rivedrà mai più”.Gli spunti del libro sono interessanti. Ho disprezzato molto David, quando da ubriaco alla festa, ha avuto una reazione esageratamente aggressiva e non giustificata neppure dalla sua condizione.
Il libro esprime bene i concetti contenuti nella frase di Chateaubriand: “Tutti i miei giorni sono degli addii, si muore ad ogni momento per un tempo, una cosa, una persona che non si rivedrà mai più”.Gli spunti del libro sono interessanti. Ho disprezzato molto David, quando da ubriaco alla festa, ha avuto una reazione esageratamente aggressiva e non giustificata neppure dalla sua condizione.
Patrizia: anch'io l'ho trovato noioso.
La storia non mi ha colpito. Mi è piaciuto il momento in cui David,
depresso e disperato a seguito della tragica morte di moglie e figli, guardando una scenetta del film di Hector si ritrova suo
malgrado a sorridere. Infatti come dice l'autore è proprio vero che:
“La vita è una morte a ripetizione ma può cambiare anche in
meglio”. Mi ha stupito l'esigenza di Hector distruggere le
proprie opere che per un artista è un controsenso.
La figura di Frieda è molto
enigmatica. David, ripensando a come si sono svolti i fatti nel ranch
di Hector, prima e dopo la morte di quest'ultimo, comprende che
Frieda potrebbe aver accellerato la morte del marito per impedirgli
di cambiare idea circa la distruzione dei suoi film e che Alma, avendo
avuto accesso agli stessi per scrivere la biografia, potrebbe averli
messi in salvo.
Fiore: mi piace la forma letteraria, è
un libro interessante.
Marco: il destino è quello che è.
David si sente in colpa perchè aveva insistito per portare moglie e
figli in aeroporto a prendere un aereo che avrebbe dovuto essere più
sicuro e che poi è precipitato. Aveva cercato di fare la cosa
migliore ma poi il destino ci ha messo lo zampino. Il libro mi è
piaciuto tutto anche la fine.
giovedì 17 dicembre 2015
La sovrana lettrice di Alan Bennet
Mercoledì 16 dicembre 2015
alle ore 20,30
nella sede della biblioteca
e confrontati sulla lettura de
La sovrana lettrice di Alan Bennett
Adelphi edizioni
Trama: A una cena ufficiale, circostanza che
generalmente non si presta a un disinvolto scambio di idee, la regina
d'Inghilterra chiede al presidente francese se ha mai letto Jean Genet.
Ora, se il personaggio pubblico noto per avere emesso, nella sua
carriera, il minor numero di parole arrischia una domanda del genere,
qualcosa deve essere successo. Qualcosa in effetti è successo, qualcosa
di semplice, ma dalle conseguenze incalcolabili: per un puro accidente,
la sovrana ha scoperto la lettura di quegli oggetti strani che sono i
libri, non può più farne a meno e cerca di trasmettere il virus a
chiunque incontri sul suo cammino. Con quali effetti sul suo entourage,
sui suoi sudditi, sui servizi di security e soprattutto sui suoi lettori
lo scoprirà solo chi arriverà all'ultima pagina, anzi all'ultima riga.
giovedì 26 novembre 2015
Il prete bello di Goffredo Parise
Mercoledì 25 novembre 2015
alle ore 20,30
nella sede della biblioteca
e confrontati sulla lettura de
Il prete bello di Goffredo Parise
varie edizioni
Il prete bello di Goffredo Parise
varie edizioni
"Nel 1953 Goffredo Parise si trasferisce a
Milano, dove ha trovato lavoro presso un grande editore. Ha pubblicato
due romanzi che pochi conoscono - "Il ragazzo morto e le comete" e "La
grande vacanza" - e ha il vago desiderio di scriverne un terzo che
diverta e commuova "tanto da cacciare il freddo e la solitudine": un
romanzo "con molti personaggi allegri", ma soprattutto "estivo". Uscito
nel maggio del 1954, "Il prete bello" riscuoterà un clamoroso successo. E
rileggendolo oggi ci accorgiamo che il suo segreto sta tutto in quella
genesi: nella festosa eccentricità dei personaggi che popolano un
labirintico e fiabesco caseggiato nella Vicenza del 1940, e di colui che
saprà stregarli tutti: don Gastone, il "prete bello". Personaggi quali
la ricca signorina Immacolata; le Walenska, madre e figlia, che si
scaldano ingrandendo con una enorme lente l'unico raggio di sole che
penetra nella loro stanza; il cav. Esposito, che tiene sotto chiave le
cinque figlie concupiscenti; Fedora, la cui rigogliosa natura si spande
dagli occhi e da tutto il corpo; e la cenciosa banda di ragazzi
truffaldini e sentimentali che nei vicoli e sotto i portici cercano ogni
giorno di sopravvivere. In tutti loro, nelle vene e nel sangue,
l'atletico, elegante, vanesio don Gastone si infiltra come una passione
oscura, violenta ma capace di dare improvvisamente vita - e come nel
"Ragazzo morto e le comete" ci troviamo di fronte a "una sostanza
poetica che ribolle e rifiuta di assestarsi entro schemi definiti"."
(Eugenio Montale)
mercoledì 7 ottobre 2015
Il fondamentalista riluttante di Mohsin Hamid
alle ore 20,30
nella sede della biblioteca
e confrontati sulla lettura di
Il fondamentalista riluttante
di Mohsin Hamid edizioni Einaudi
Trama: Ogni impero ha i suoi giannizzeri, e Changez è un giannizzero
dell'Impero Americano. Giovane pakistano, ammesso a Princeton grazie ai
suoi eccezionali risultati scolastici, dopo la laurea summa cum laude
viene assunto da una prestigiosa società di consulenza newyorkese.
Diventa così un brillante analista finanziario, sempre in viaggio ai
quattro angoli del mondo per valutare i potenziali di sviluppo delle
imprese in crisi. Impegnato a volare in business class tra Manila e il
New Jersey, Lahore e Valparaiso, e a frequentare l'alta società di
Manhattan al braccio della bella e misteriosa Erica, Changez non si
rende conto di far parte delle truppe d'assalto di una vera e propria
guerra economica globale, combattuta al servizio di un paese che non è
il suo.
Finché arriva l'Undici settembre a scuotere le sue certezze. «Vidi
crollare prima una e poi l'altra delle torri gemelle del World Trade
Center. E allora sorrisi». È questo il primo sintomo di
un'inarrestabile trasformazione. Il businessman in carriera, rasato a
puntino e impeccabilmente fasciato nell'uniforme scura del manager,
comincia a perdere colpi. La produttività cala e la barba cresce, quella
barba che agli occhi dei suoi concittadini fa di ogni «arabo» un
potenziale terrorista. E mentre gli Stati Uniti invadono l'Afghanistan,
il Pakistan e l'India sembrano sull'orlo di una guerra atomica, e New
York si lascia andare a un'agghiacciante volontà di potenza tinta di
nostalgia, anche la personalità dell'amata Erica rivela lati sempre più
patologici. Giunge così per Changez il momento di compiere un passo
irreversibile. «Un'America come quella andava fermata...»
Scritto nella forma di un'avvincente conversazione di cui udiamo una sola voce, quella del protagonista, il romanzo racconta con lucidità la trasformazione di un giovane manager, abituato a «concentrarsi sui fondamenti» delle analisi economiche, in un «fondamentalista riluttante». Mohsin Hamid disegna in questo libro una parabola sulle precarietà esistenziali e politiche di un'epoca che ci costringe a rimettere costantemente in discussione ogni certezza.
Scritto nella forma di un'avvincente conversazione di cui udiamo una sola voce, quella del protagonista, il romanzo racconta con lucidità la trasformazione di un giovane manager, abituato a «concentrarsi sui fondamenti» delle analisi economiche, in un «fondamentalista riluttante». Mohsin Hamid disegna in questo libro una parabola sulle precarietà esistenziali e politiche di un'epoca che ci costringe a rimettere costantemente in discussione ogni certezza.
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