"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)

mercoledì 7 ottobre 2015

Il fondamentalista riluttante di Mohsin Hamid

Ci siamo incontrati
Mercoledì 21 ottobre 2015
alle ore 20,30

nella sede della biblioteca
e confrontati sulla lettura di
  
 Il fondamentalista riluttante
di Mohsin Hamid edizioni Einaudi



Trama: Ogni impero ha i suoi giannizzeri, e Changez è un giannizzero dell'Impero Americano. Giovane pakistano, ammesso a Princeton grazie ai suoi eccezionali risultati scolastici, dopo la laurea summa cum laude viene assunto da una prestigiosa società di consulenza newyorkese. Diventa così un brillante analista finanziario, sempre in viaggio ai quattro angoli del mondo per valutare i potenziali di sviluppo delle imprese in crisi. Impegnato a volare in business class tra Manila e il New Jersey, Lahore e Valparaiso, e a frequentare l'alta società di Manhattan al braccio della bella e misteriosa Erica, Changez non si rende conto di far parte delle truppe d'assalto di una vera e propria guerra economica globale, combattuta al servizio di un paese che non è il suo. Finché arriva l'Undici settembre a scuotere le sue certezze. «Vidi crollare prima una e poi l'altra delle torri gemelle del World Trade Center. E allora sorrisi». È questo il primo sintomo di un'inarrestabile trasformazione. Il businessman in carriera, rasato a puntino e impeccabilmente fasciato nell'uniforme scura del manager, comincia a perdere colpi. La produttività cala e la barba cresce, quella barba che agli occhi dei suoi concittadini fa di ogni «arabo» un potenziale terrorista. E mentre gli Stati Uniti invadono l'Afghanistan, il Pakistan e l'India sembrano sull'orlo di una guerra atomica, e New York si lascia andare a un'agghiacciante volontà di potenza tinta di nostalgia, anche la personalità dell'amata Erica rivela lati sempre più patologici. Giunge così per Changez il momento di compiere un passo irreversibile. «Un'America come quella andava fermata...»
Scritto nella forma di un'avvincente conversazione di cui udiamo una sola voce, quella del protagonista, il romanzo racconta con lucidità la trasformazione di un giovane manager, abituato a «concentrarsi sui fondamenti» delle analisi economiche, in un «fondamentalista riluttante». Mohsin Hamid disegna in questo libro una parabola sulle precarietà esistenziali e politiche di un'epoca che ci costringe a rimettere costantemente in discussione ogni certezza.

mercoledì 30 settembre 2015

La cucina color zafferano di Yasmin Crowther


La cucina color zafferanoCi siamo incontrati
Martedì 29 settembre 2015
alle ore 20,30
nella sede della biblioteca
e  confrontati sulla lettura di
  
 La cucina color zafferano 
di Yasmin Crowther 
edizioni Guanda

Trama (da IBS): In una Londra autunnale, due tragici eventi concatenati imprimono una svolta improvvisa e radicale all'esistenza di Maryam Mazar, iraniana di nascita: la morte della sorella a Teheran e la dolorosa interruzione della gravidanza della figlia Sara aprono uno squarcio nell'apparente tranquillità della sua vita e del suo matrimonio. Rinnegata in gioventù dalla famiglia d'origine per un peccato non commesso, la donna decide di tornare nella terra che è stata costretta ad abbandonare per affrontare i fantasmi del passato e cercare così di ricomporre una trama le cui lacerazioni non possono essere rimarginate dalle premure dell'ignaro marito inglese. Sarà il piccolo paese in cui è cresciuta, incastonato fra i paesaggi montani che Maryam ha conservato, immutati, nella memoria, lo scenario del riavvicinamento alla figlia. Nel tentativo di riannodare i vincoli delle loro vite, di svelare le radici di tanta inquietudine e di riconciliare due culture profondamente diverse, Sara segue la madre in Iran e scopre quale terribile prezzo Maryam ha dovuto pagare per la libertà.





lunedì 8 giugno 2015

Tokyo Love di Silvia Accorrà

I Gruppi di Lettura di Castel Mella, di Ospitaletto e di Torbole Casaglia

nella serata di LUNEDI' 8 GIUGNO alle ore 20,30

si sono uniti per questo evento speciale, aperto anche a chi non fa già parte di un gruppo di lettura.

Durante l'incontro si è discusso, presente l'autrice, sul libro TOKYO LOVE di Silvia Accorrà.

Coordinatore del gruppo: Heiko H. Caimi

  L'incontro si è tenuto presso la Bibliteca Comunale di Torbole Casaglia - Via A. De Gasperi 12

mercoledì 27 maggio 2015

Il cerchio celtico di Björn Larsson


Ci siamo incontrati

 
Martedì 26 maggio 2015
alle ore 20,30

nella sede della biblioteca
e confrontati sulla lettura di

Il cerchio celtico

di Björn Larsson  

Trama (da IBS): Una storia dei giorni nostri, un thriller marinaro ambientato negli anni Novanta che ci porta al Nord, in epiche traversate di mari in tempesta, dalla Danimarca alla Scozia, tra venti scatenati e onde che si ergono come muri d'acqua, in inseguimenti e fughe a vela, in compagnia di Ulf e Torben e il loro Rustica, sulle tracce di MacDuff e Mary e del misterioso Cerchio Celtico, quell'organizzazione segreta che in Irlanda, Scozia, Paesi Baschi e Bretagna persegue con ogni mezzo il sogno di liberazione del popolo celtico.

mercoledì 22 aprile 2015

Il porto dei sogni incrociati di Björn Larsson

Ci siamo incontati

Martedì 21 aprile 2015
alle ore 20,30

nella sede della biblioteca
e  confrontati sulla lettura di

Il porto dei sogni incociati

di Björn Larsson 


Trama (da IBS): In una piccola cittadina della Galizia, la giovane Rosa Moreno studia le stelle e sogna di poter vivere una vita reale. In Bretagna, Madame Le Grand raccoglie i racconti di tutti i marinai che fanno scalo nella sua città. Nella verde Irlanda, Peter Sympson, un gioielliere, spera che entri nel suo negozio una donna in grado di riconoscere l'incomparabile bellezza delle due pietre che costituiscono la sua unica ragione di vita. Un ingegnere danese tenta di lasciare una traccia di sé su tutti i computer della terra. Cosa hanno in comune persone tanto distanti? Solo l'intensità dei sogni e il caso che ha voluto mettere sulla loro strada l'inafferrabile capitano Marcel. E lui segnerà una svolta nel loro destino. 

mercoledì 18 marzo 2015

Un anno sull'Altipiano di Emilio Lussu

Ci siamo incontrati
Martedì 17 marzo 2015
alle ore 20,30
nella sede della biblioteca
e confrontati sulla lettura di
Un anno sull'altipiano

di Emilio Lussu
Trama (daI BS): Scritto nel 1936, apparso per la prima volta in Francia nel '38 e poi da Einaudi nel 1945, questo libro è ancora oggi una delle maggiori opere che la nostra letteratura possegga sulla Grande Guerra. L'Altipiano è quello di Asiago, l'anno dal giugno 1916 al luglio 1917. Un anno di continui assalti a trincee inespugnabili, di battaglie assurde volute da comandanti imbevuti di retorica patriottica e di vanità, di episodi spesso tragici e talvolta grotteschi, attraverso i quali la guerra viene rivelata nella sua dura realtà di "ozio e sangue", di "fango e cognac". Con uno stile asciutto e a tratti ironico Lussu mette in scena una spietata requisitoria contro l'orrore della guerra senza toni polemici, descrivendo con forza e autenticità i sentimenti dei soldati, i loro drammi, gli errori e le disumanità che avrebbero portato alla disfatta di Caporetto.

mercoledì 11 febbraio 2015

L'impazienza del cuore di Stefan Zweig

Trama (da IBS): Alla vigilia della Grande guerra, Anton Hofmiller, ufficiale dell'esercito austro-ungarico, conosce Edith, figlia di un ricco aristocratico ungherese. La ragazza, affetta da paralisi, provoca in Anton un ambiguo senso di pietà che lo spinge a farle visita quasi tutti i giorni. Scambiando questo sentimento per amore, Edith, aiutata dal potere persuasivo del padre, convince Anton a chiederla in sposa. Pentito, ma schiacciato dal senso di colpa, il protagonista scivola in comportamenti sempre più incoerenti, mentre sul loro destino si profila l'ombra della tragedia. Stefan Zweig compose questo suo primo romanzo tra il 1936 e il 1938, anni cruciali di cui la storia fatale e drammatica tra Anton e Edith rispecchia, come in una profezia, il tumultuoso e inarrestabile crescendo europeo, la rovina dell'intelligenza e dei sentimenti che in poco tempo avrebbe travolto l'intero continente. 


Il confronto:



E. : Non mi è piaciuto, ma non sono riuscita a finire di leggerlo, anche per mancanza di tempo.
O. : Mi mancano ancora un centinaio di pagine. Peccato che in copertina ci sia già scritto il finale.
M. : E' un libro molto triste, anche per l'argomento che tratta: la compassione. Non è facile approcciarsi ad un tema del genere. Tutto nasce da un equivoco. Le persone frequentavano feste in una storica dimora perchè invitate dal proprietario, un ricco faccendiere che desiderava distrarre Edith, la povera figlia paralitica. Il sottotenente Anton Hofmiller è un ingenuo, che diventa assiduo frequentatore della casa dei Kekesfalva : non capisce che la ragazza si sta innamorando di lui (è l'unico a non capire). Si rivolge al medico di Edith per un consiglio e questi, che a sua volta ha sacrificato la sua vita sposando una sua paziente cieca, chiede a questo ragazzo di farsi carico di Edith. Per Anton questa richiesta è un pò troppo onerosa:  non ama Edith e non vorrebbe assumersi il peso di tale situazione. Mi ha colpito il fatto che ci sono due vite rovinate: la ragazza che si è uccisa ed il tenente, vittima lui stesso, poichè ha vissuto il resto dei suoi giorni con il rimorso.
“Nessuna colpa è dimenticata finchè sopravvive alla coscienza”.
L.: Secondo me Anton si è comportato bene. Si è solo lasciato prendere la mano dalla compassione. In battaglia ha cercato la punizione. Ci sono delle pagine bellissime sul rapporto fra uomo e donna e le dinamiche dei  sentimenti. Quando una donna si sottrae a una passione indesiderata, ubbidisce in fondo ad una legge del suo sesso. Mentre quando la donna ha confessato la propria debolezza, i propri sentimenti ad un uomo, è inutile per lui tentare di sottrarsi con discrezione, tutte le parole di scuse diventano assurde, ogni diniego dell'uomo si muta in crudeltà.  A me risultava interessante la cugina: pensavo che Anton avrebbe avuto una storia con lei. Edith, la paraplegica, è un'adolescente isterica e viziata. Il tema centrale è comunque l'amore. E' meglio amare senza essere amati o essere amati senza volerlo?
G.: Questo libro ruota intorno ad un perno: la compassione. Gli ingranaggi di Edith e del tenente Anton vanno a 2 velocità. Già dalle prime visite capisce che qualcosa non quadra con la ragazza. Anton ha iniziato a non piacermi più quando ha accettato il regalo dal padre. L'unico responsabile per il suicidio di Edith è Anton, poiché si è comportato molto superficialmente. La bellezza di questo libro è la tecnica narrativa avvincente.
M. : Anton essendo un militare, aveva un forte senso dell'onore e del dovere e si sentiva in obbligo di rimediare alla gaffe iniziale con Edith, quando, non essedosi accorto del suo stato di infermità, l'ha invitata a ballare. In seguito con il suo comportamento non ha fatto altro che peggiorare le cose. Avrebbe potuto farsi perdonare inviando dei fiori e poi sparire. Ad un certo punto Anton sembra intenzionato a sposare Edith, per un attimo ha avuto un trasporto verso questa soluzione, che lo fa  sentire necessario. Il potere che sente di avere di cambiare la vita degli altri, di farli felici, lo fa stare bene.
L.: Anton non è un personaggio che ispira simpatia. E' un insicuro che cambia continuamente idea. E' bella l'analisi dei sentimenti, degli stati d'animo. Anton è perennemente in conflitto con se stesso, è una persona immatura, non è capace di decidere una cosa e di mantenerla, si lascia continuamente condizionare. Sin da bambino è stato educato soprattutto ad obbedire. La storia è raccontata molto bene, scava nell'animo delle persone. I ritmi sono quelli della sua epoca, il '900. La narrazione è in prima persona e segue i flussi di coscienza propri della psicoanalisi. Ricorda un pò "La coscienza di Zeno".
M.: Il padre di Edith è un ebreo. E’ abituato ad imbrogliare le carte e lo sa fare bene. Infatti circuisce il tenente che in quella casa porta un raggio di sole. Tutti si appoggiano ad Anton per scongiurare le crisi isteriche di Edith. Anton ingenuamente si sente gratificato e ne è felice. Molto significativa è la storia del jiin.
F.: Tutti si appoggiavano ad Anton e lui ne era compiaciuto. Capiva di essere entrato in un giro dal quale non sarebbe più uscito.
D.: Il libro mi è piaciuto molto. Anton è molto indeciso e purtroppo le peggiori azioni accadono non per cattiveria ma per debolezza. Edith non è piccola, è solo indifesa. Anton è condizionato dall'esterno. Bella la figura del dottore e la frase che pronuncia: "la malattia (di cui è affetta Edith) non è incurabile, non può essere curata ora”.
C. : Ad Anton non si possono attribuire delle colpe. Non si può neppure considerare un ingenuo. Ha fatto quel che era in grado di fare, per le capacità che aveva, data l'età e l'educazione ricevuta. Non ha deliberatamente fatto del male, si è trovato costretto a compiere delle scelte. Era incline allo spavento e ad ingigantire ogni problema. Sicuramente Anton non ha una forte personalità. Ma il comportamento di Edith non è stato molto edificante. Si è approfittata della sensibilità del tenente e ha ricattato tutti con la sua malattia. Mi ha ricordato Fosca di Tarchetti. Alla fine, per i sensi di colpa Anton ha sacrificato comunque la sua vita, l'ha messa a repentaglio in guerra e non ha attribuito molto valore ai riconoscimenti che gli sono stati conferiti per il suo eroismo. E' giusto sacrificare la propria vita per qualcun'altro? Lo fa il medico e per certi versi anche il non ancora nobile Keskesvalva, quando circuisce la serva, erede di una fortuna. Egli si innamora della sua ingenuità e del suo candore e le chiede di sposarla. Sarà un matrimonio felice. 
E. : Mi è piaciuto, è stata una lettura impegnativa. In un certo senso l'ho trovato molto attuale. Bella la figura del dottor Condor. Il suo modo di analizzare le persone, di psicanalizzarle costituiva per i pazienti  una sorta di medicina alternativa. Anton  è sia  vittima  che carnefice. La formazione del suo carattere è stata molto carente. Anton aveva bisogno di una famiglia, di un ambiente diverso dalla caserma e Edith e la sua famiglia avevano bisogno di aria fresca. Tutti  i protagonisti di questo dramma in fin dei conti si sono usati.


mercoledì 17 dicembre 2014

Il fucile da caccia di Inoue Yasushi


Trama: Quando nel 1949, il gornalista, poeta e critico d'arte Inoue Yasushi pubblica il suo primo romanzo ha quarantadue anni. In quest'opera l'autore trova nella brevità una misura ideale e, nell'oscillazione tra il detto e il non detto, raggiunge un miracoloso equilibrio narrativo. Un equilibrio difficile e impervio come il gioco amoroso che tiene legati i destini dei quattro personaggi, un uomo e tre donne, e che li accompagna nel corso degli anni senza mai turbare la calma ritualità delle loro esistenze. Eppure il romanzo è attraversato da una tensione costante, da una rabbia sorda e trattenuta che esplode alla fine, quando ogni menzogna viene svelata, ogni passione consumata e a regnare è la consapevolezza che ogni essere è abitato da una vita segreta.


Il confronto
 
G.: L'ho letto attentamente e mi ha fatto venire il magone perchè impregnato di una tristezza pazzesca. Mi ha ricordato un altro libro “Come l'acqua che scorre” di Marguerite Yourcenar. Mi ha colpito il rapporto fra marito e moglie: l'ipocrisia di quest'uomo, Midori, nei confronti della donna. La moglie Misugi si comporta in modo strano nel momento in cui, novella sposa, scopre che il marito la tradisce con la cugina  Saiko ma riesce a tenere il segreto fino alla morte della cugina stessa. Mi ha dato molto fastidio il comportamento dell'uomo, ho provato più simpatia per la moglie che, nonostante tutto, è riuscita a mantenere all'interno della famiglia un equilibrio fino alla fine . E' possibile che un marito sia così insensibile?
Saiko, l'amante è molto strana nel suo comportamento.

M.: Ho trovato agghiacciante il momento in cui Saiko annuncia alla figlia che si è avvelenata. Non ho afferrato nella poesia pubblicata all'inizio cosa rappresentava il fucile da caccia. Ho pensato che il fucile sulle spalle del cacciatore fosse la metafora della difficoltà della vita e l'alveolo del fiume la vita che scorre.

C.: E' il gioco delle apparenze. Il cacciatore nella poesia rappresenta un'idea di uomo ben diverso dalla persona reale che nella vita si rivela di essere una persona molto sola e con alcune fragilità. E' un uomo molto scialbo. Quel che appare in realtà non è. Il poeta è colui che è in grado di vedere oltre a quello che appare.

O.: Sembra una scenografia. Midori è negativo ma ama: l'amore è contraddittorio. Lo immagina come l'alveo di un fiume, cioè lo scorrere della vita.

G.: L'alveo del fiume ha più di un significato. Ognuno di noi lo vede in modo diverso.

M.: C'è una malinconia tremenda. E quest'uomo che non vale poi molto.

O.:  Ho vissuro come negative sia la moglie Misugi che Saiko. Saiko  effettivamente aveva amato il marito e avrebbe potuto perdonarlo e comprenderlo, poichè aveva in sè anche lei, come tutti, il serpente della malvagità.

L.: Saiko ha preso la strada della malvagità per tutelarsi nei confronti del marito. Ma quando ha saputo che il medesimo stava per sposarsi, nonostante il tempo trascorso dalla loro separazione, ha deciso di togliersi la vita.

C.: Saiko era malvagia perchè stava facendo un triplo tradimento: all'amante, alla cugina, al marito. Alla fine sono tutti soli con i loro serpenti, negatività e amore. Non c'era tra loro nessuna corrispondenza di sentimenti: ognuno amava per contro proprio. Si fa strada un dilemma: E' meglio essere amati  o amare?

M.: Emerge la cultura giapponese nell'apprezzamento della natura. La figlia durante la veglia al cpezzale della madre dice cose bellissime : “Voi siete tutti e tre chiusi nei vostri pensieri più segreti" "l'amore sta salendo in cielo" "cosa vale la morte di una persona..." E prende le distanze sia da Midori (la cugina della madre) che da Misugi, amante di Saiko e marito di Misugi, e non li vuole più vedere.

E.: Inizialmente non ho considerato molto la figlia che non era la protagonista principale. Quando  ho letto le lettere sucessive ho provato il senso di una grande liberazione. Infatti la figlia spezza una catena, un circolo vizioso. Sa prendere distanza da tutte le bugie e conservare, a dispetto di quanto viene a conoscenza, la propria idea sugli uomini e sull'amore. Le figure maschili restano ai margini, con tutte le loro colpe, come degli esseri non pensanti. E' sicuramente molto bella l'immagine del serpente che rappresenta la dualità, la parte oscura di noi tutti.

 Recensione de L'indice

Nel panorama della letteratura giapponese contemporanea, Inoue Yasushi (1907-1991) occupa un posto a parte, difficilmente catalogabile in una specifica corrente, per la varietà dei temi che ispirano la sua vasta opera. Nato nell'isola di Hokkaido dove il padre, medico militare, era stato assegnato, all'età di sei anni venne mandato a vivere dalla nonna, una ex geisha, nella provincia di Shizuoka, perché crescesse nel villaggio di cui la famiglia era originaria. Iniziò a interessarsi alla poesia fin dalla scuola media e cominciò molto presto a scrivere brevi poemi, ma dopo la laurea in estetica e filosofia nel '36 (con una tesi su Paul Valéry) e la parentesi del servizio militare (dal '37 al '38 venne mandato come soldato di fanteria in Cina), abbandonò quasi subito la carriera letteraria per iniziare quella giornalistica. Fu solo dopo la guerra che Inoue decise di dedicarsi alla scrittura, iniziando con il racconto Il fucile da caccia, subito acclamato da critica e lettori, cui seguì una produzione estremamente vasta che gli procurò in patria la consacrazione di "tesoro nazionale vivente".
La fama letteraria di Inoue in Giappone è legata soprattutto a lunghi romanzi storici in cui ricrea, con ispirazione tolstoiana, atmosfere epiche della storia cinese e giapponese (Koshi, del 1982, una biografia romanzata di Confucio, ottenne un immediato successo tra i giovani), ma sono le opere in cui tratta di argomenti intimi, a volte autobiografici, quelle che più lo avvicinano al lettore occidentale. La solitudine dell'essere umano, la tristezza della separazione da ciò che sia ama - persone, luoghi, ambienti - la perdita di illusioni e speranze sono i temi che ispirano i suoi libri più toccanti, tra cui Shirobamba (1967), nel quale l'autore narra la sua infanzia. In Italia non si conosce molto di lui: a parte un paio di novelle apparse su riviste specializzate, finora erano stati pubblicati La montagna Hira (Bompiani, 1964), il racconto autobiografico Ricordi di mia madre (Feltrinelli, 1986), tre novelle uscite con il titolo Il falsario (Il Melangolo, 1995) e La corda spezzata (Vivalda, 2001), cronaca di una scalata.
Esce ora per Adelphi, nelle bella traduzione di Giorgio Amitrano, proprio il racconto epistolare con cui Inoue ha iniziato la sua carriera letteraria, da molti considerato il momento più poetico, l'opera più geniale, nella sua brevità, di tutta la sua produzione.
Il tema che l'ispira - l'illusorietà dell'apparenza, dietro la quale ogni individuo nasconde il segreto della sua vera natura e dei suoi sentimenti profondi - è annunciato nel primo capitolo, in cui uno scrittore, invitato a comporre una poesia per la rivista di un circolo venatorio, si rende conto, a cose fatte, che la figura assorta, quasi sofferente, evocata nei suoi versi non corrisponde all'immagine vigorosa del cacciatore che gli si chiedeva di esaltare. Al contrario, dietro la calma solenne di quell'uomo si indovina il peso di un dolore. In seguito alla pubblicazione della poesia, un certo Misugi scrive all'autore, dicendo di riconoscersi in quel cacciatore solitario, e gli invia tre lettere, da lui ricevute da altrettante donne. Dalla lettura di queste veniamo a conoscenza di un dramma segreto durato tredici anni - il classico triangolo: un uomo, la moglie e l'amante di lui - visto attraverso gli occhi delle due donne, che sono cugine, e della figlia dell'amante.
Nella prima lettera Shōko, la figlia, rivela lo sconcerto provato nell'apprendere, dal diario della madre, l'esistenza di una relazione illecita fra quest'ultima e Misugi, che lei chiama zio. Sentendosi tradita da tutti - dalla madre, che le ha tenuto segreto un legame così intenso da resistere per tanto tempo a un devastante senso di colpa; dallo zio, in cui nutriva fiducia assoluta; dalla zia, che rappresentava per lei un'ideale di femminilità estroversa e dinamica - la ragazza decide di allontanarsi per sempre dalla famiglia. La seconda lettera è di Midori, la moglie di Misugi, che in realtà ha sempre saputo, fin dall'inizio, della relazione del marito con la cugina, ed è vissuta nell'amarezza di un tacito patto: fingere di non vedere le reciproche colpe. Perché anche lei, spinta dal tradimento di Misugi a un crescente distacco, in più occasioni non gli è stata fedele. Ma la morte della cugina, mettendo fine alla necessità di continuare una triste farsa, ponendola di fronte allo squallore del proprio rapporto col marito, la induce finalmente a domandare il divorzio. Nella terza lettera Saiko, l'amante, che per tutto il tempo della relazione è stata oppressa dal senso di colpa e da un presagio di morte, racconta di aver capito, ora che si sente vicina alla fine, non solo che Midori era a conoscenza del suo rapporto con Misugi, ma che questo fatto lascia lei, Saiko, indifferente. E che in fondo al cuore non è riuscita a soffocare l'amore per il marito, dal quale si era separata molto presto, dopo aver scoperto che lui la tradiva. Un senso di solitudine insopportabile la travolge allora, togliendole la forza di lottare per la vita.
Tutte le lettere sono d'addio, per l'impossibilità di sopportare oltre il peso della menzogna, per l'incapacità di ricucire lo strappo aperto nella coscienza delle tre donne dal divario tra la realtà e la serenità illusoria che hanno cercato, ognuna a suo modo, di preservare. Misugi, figura di seducente drammaticità che prende corpo, come tutta la vicenda, attraverso le tre lettere, resterà solo, col ricordo del suo amore per Saiko, e forse il rimorso per il dolore arrecato.
Il tema della solitudine dell'individuo, che cela il suo vero io anche alle persone più amate, persino a se stesso, ricorre sovente nella letteratura giapponese, sia in autori della generazione di Inoue (Tanizaki Junichiro, Abe Kobo) sia in autori più giovani, molto lontani da lui per sensibilità e interessi (Murakami Haruki, Banana Yoshimoto). Cosa che non può stupire in un paese dove la dicotomia tra apparenza e sostanza costituisce, più che altrove, una delle caratteristiche della psiche collettiva. Nel racconto Il fucile da caccia, tuttavia, l'autore infonde in questo tema una rara intensità emotiva, espressa in un linguaggio nitido ed essenziale che il traduttore ha saputo felicemente ricreare. Inoue scandaglia l'animo dei suoi personaggi con una lucidità penetrante, quasi spietata, ne mette a nudo tutta la devastazione, trasmettendone in maniera lirica e immediata l'angoscia e il disorientamento. Una limpidezza che evoca le immagini di uno dei più bei film del cinema giapponese, Rashomon di Kurosawa Akira, in cui un tragico episodio viene raccontato dai tre protagonisti in tre versioni diverse, con la stessa drammatica semplicità, lo stesso pathos che troviamo nelle pagine di Inoue. Sia il libro che il film riprendono infatti un altro tema caro alla sensibilità giapponese, la consapevolezza che la realtà assume aspetti diversi, a seconda del punto di vista da cui la si osserva, e sfugge a ogni spiegazione obiettiva. Bisogna solo accettarla così com'è.
L'impressione che il lettore conserva alla fine del libro non è quindi né di disperazione, né tanto meno di condanna. L'autore non giudica, raccoglie la confessione dei suoi personaggi, si direbbe quasi che li perdoni, e soprattutto li fa amare per l'intensità della loro passione, la loro debolezza, la loro sofferenza. Per quel groviglio di sentimenti che sono al fondo dell'animo umano, sul quale ogni tanto un poeta riesce a fare un po' di luce.

A. Pastore è saggista e traduttrice letteraria dal giapponese e dal francese



venerdì 24 ottobre 2014

La simmetria dei desideri di Eshkol Nevo

L'incontro di martedì 18 novembre è stato rinviato a
Martedì 25 novembre 2014

 alle ore 20,30  

nella sede della biblioteca 

per il  confronto sulla lettura di
   
La simmetria dei desideri 
 
di Eshkol Nevo

Trama: Quattro amici guardano in televisione la finale dei Mondiali di calcio del 1998. Non hanno ancora trent'anni, e hanno condiviso la giovinezza, gli studi, l'esercito, le avventure, i sogni e le difficoltà, le speranze e gli amori. Sono uniti da un legame intenso, dal bisogno profondo di parlare e di confrontarsi su tutto, senza vergogna, affrontando le lacrime e la gioia, la vita in ogni suo aspetto.
Yuval, il narratore, ha un animo buono e una spartana educazione anglosassone; Churchill è un egoista irresponsabile ma trascinante, ed è il fondatore della loro gang dai tempi del liceo. Ofir vive di parole e brucia ogni giorno la sua creatività in un ufficio pubblicitario. Amichai vende polizze mediche ai malati di cuore, è già sposato e ha due figli.
Durante la partita Amichai ha un'idea: perché non scrivere su un foglietto i propri desideri, i sogni per gli anni a venire, per poi attendere la prossima finale della coppa del mondo e vedere se si sono realizzati?
Quel giorno in cui sta per scrivere il suo bigliettino Yuval ha da poco incontrato Yaara, e sa già che è la donna della sua vita. Prima l'ha vista alla mensa dell'università, poi uno scambio di chiacchiere, di numeri di telefono, una telefonata notturna, infine un bacio. Yaara è una di quelle donne che smentisce la teoria dell'amico Churchill: «Non esiste una ragazza bella, intelligente, arrapata e anche libera. Uno degli elementi è sempre assente».Nel bigliettino dei desideri Yuval scrive: «Ai prossimi Mondiali voglio stare ancora con Yaara. Ai prossimi Mondiali voglio essere sposato con Yaara. Ai prossimi Mondiali voglio avere un figlio da Yaara. Possibilmente una figlia». Il suo destino, e quello dei suoi amici, è pronto a mettersi in moto.
Intorno a loro, all'inizio del nuovo millennio, una società logorata, sfiancata dai continui conflitti, che ha fatto della repressione e della rimozione uno stile di vita. I quattro protagonisti hanno a loro volta cercato di dimenticare la Prima Intifada, quando erano soldati dell'esercito, mentre la Seconda Intifada li costringe a porsi domande sul proprio futuro. In un mondo come questo è davvero possibile, è davvero giusto avere dei desideri?