"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)

mercoledì 31 gennaio 2018

Il ponte sulla Drina di Ivo Andric

Trama: Alla confluenza di due mondi quello cristiano e quello musulmano sorge Visegrad, in Bosnia, da sempre città di incontro fra diverse razze, religioni e culture. Ed è qui che nel Cinquecento il visir Mehmed-pascià fece erigere un ponte, diventato un simbolo dell'oppressione perché costruito grazie alla fatica e ai sacrifici di molti cristiani, ma anche una testimonianza della fusione di due diversi mondi. Il ponte è il centro del romanzo di Andric: un grande affresco che va dal Cinquecento alla Prima guerra mondiale e che ha per sfondo una Bosnia romantica, con le sue complesse vicende storiche ma anche con i drammi quotidiani degli uomini che vi abitano. Andric si conferma interprete e commosso cantore di questa terra tormentata.  
 

« Di tutto ciò che l’uomo, spinto dal suo istinto vitale, costruisce ed erige, nulla è più bello e prezioso per me dei ponti. I ponti sono più importanti delle case, più sacri perché più utili dei templi. Appartengono a tutti e sono uguali per tutti, sempre costruiti sensatamente nel punto in cui si incrocia la maggior parte delle necessità umane, più duraturi di tutte le costruzioni (…). Diventano tutti uno solo e tutti degni della nostra attenzione, perché indicano il posto dove l’uomo ha incontrato l’ostacolo e non si è arrestato, lo ha superato e scavalcato come meglio ha potuto, secondo le sue concezioni, il suo gusto e le condizioni circostanti (…)» ,  Ivo Andrić


Il confronto
Maddalena: non è certo un libro facile anche perchè ogni personaggio, pur avendo una storia individuale molto ben raccontata, è sviluppato in modo complesso. Mi sono rimasti impressi il visir Sokollu Mehmed Pasha e il suo consigliere Abidaga. Il visir, figura positiva, che ha avuto l'idea di costruire un ponte per unire le due sponde del fiume. Abidaga, invece personaggio negativo, brutale supervisore alla costruzione del ponte che, con profonda crudeltà,  ha esortato il boia a tenere in vita il più possibile, tra atroci sofferenze, un uomo impalato . E' un libro impegnativo, con molti contenuti, molto profondo.



L.: il ponte rappresenta l’unione tra Oriente e Occidente e  tra le varie etnie,  ed è testimone dei vari passaggi epocali. Le porte sono zone d'incontro, dove si fanno affari e si prendono decisioni. In alcuni periodi storici, per esempio quando scoppia la rivolta serba, il loro accesso viene interdetto. In Visegrad esiste la solidarietà: le tre religioni, islam, cattolica ortodossa ed ebrea, che convivono e si aiutano nelle difficoltà. Tra i primi episodi narrati vi è il rapimento dei ragazzi bosniaci, sottratti alle famiglie dagli ottomani per essere convertiti all'islam ed essere utilizzati come giannizzeri. Tra questi spicca la figura di un bambino di dieci anni che subisce la dura sorte del rapimento ma. nonostante ciò, diventerà il visir Sokollu Mehmed Pasha e verrà ricordato per aver fatto costruire il ponte.

Lotika è un personaggio importante, conduce una locanda ed  è capace di curare i suoi clienti. Brava negli affari, rimasta vedova, legge al marito, sulla sua tomba, le quotazioni in borsa. Instancabile lavoratrice, con il guadagno mantiene i suoi parenti ebrei in galizia Nessuno di loro farà la carriera da lei sperata. Un nipote si darà perfino alla politica facendola mormorare: “Non è abbastanza che siamo ebrei ora siamo anche socialisti!.”

Andric è bravo a raccontare la storia dei Balcani e descrive molto bene i personaggi e la loro evoluzione.

M.T.: mi ha colpito il periodo più recente in cui il Paese non si sottrae ai cambiamenti in corso e gli studenti si incontrano sul ponte per discutere di processi in atto. Nel passato più lontano ho trovato significativo, dal punto di vista della convivenza, l’incontro delle quattro autorità del paese (il sindaco, il pope, il rabbino e l'imam) che si riuniscono per discutere della venuta degli austriaci.

F.: lo scrittore ha avuto un'idea geniale: è riuscito a raccontare 400 anni di storia tenendo come riferimento il ponte.

M. F.  la solidarietà fra le religioni non viene mai meno soprattutto nei momenti di difficoltà.

Patrizia: un libro scritto in maniera meravigliosa. Con grande ricchezza di vocaboli racconta la Storia e poi le storie della gente. Mi ha ricordato il romanzo “I fuochi del Basento”, per l’ambientazione popolare ed alcune vicende, e “Siddartha”, per la presenza del fiume come metafora della vita che scorre.
Ho pensato all'impatto che l’istruzione può avere su una comunità ristretta: quando il popolo acquisisce la conoscenza inizia ad occuparsi di politica e nascono sentimenti nazionalisti.

C.: ho sentito in questi giorni alla televisione un’intervista alla docente di  filosofia Laura Boella che ha da poco pubblicato un libro sul concetto di empatia. Ho ricondotto il suo pensiero a questo romanzo, nel quale l’empatia, intesa come il sentire all’unisono, è molto presente. In una comunità multietnica come Visegrad persone di differente cultura e religione avvertivano le  medesime necessità e di fronte alle difficoltà comuni erano in grado di  prendere decisioni che diventavano risolutive. L’empatia è invece quello che manca talvolta alla politica, che non ha la capacità di sentire i bisogni della gente in quanto propri bisogni e quindi di farsene carico.
Nella tragedia di questo popolo ci sono dei momenti in cui è comunque il bene a prevalere. L'umorismo è la chiave per affrontare le difficoltà. Il modus vivendi della comunità di Visegrad, basato sull’immobilismo, la lentezza, la ripetitività è una garanzia per la soluzione dei problemi, piccoli e grandi. Il quotidiano è l’unico tempo esistente, il passato è lontano e non vi è  anticipazione del futuro. Infatti le avvisaglie sull'arrivo degli austriaci o degli ottomani non sono state prese in considerazione e  la vita ha continuato come sempre, fino a quando l’invasione non si è presentata.

G.: mi è piaciuto il clima che si respira. Visegrad è una cittadina abitata da persone semplici, pacifiche, chiuse nel loro microcosmo. Il male arriva, ma sempre da fuori, anche se c'erano dei rancori all’interno. Mi ha ricordato il libro “Cent'anni di solitudine”.

M.R.: tutto il libro è la storia del ponte di Visegrad: questa comunità cresce con il ponte, tutto viene da fuori, gli ottomani, i serbi e poi gli austriaci e non cambia niente fino alla modernità. Quando le autorità vanno a parlare con il generale austriaco questi si comporta da arrogante,  passando dalla porta con l’esercito senza considerare in alcun modo i rappresentanti del popolo, sopraggiunti ad accoglierlo.
Quando è arrivata la grande alluvione non hanno drammatizzato, erano angosciati ma cercavano di contenere le loro paure.

giovedì 4 gennaio 2018

I tempi di Anika di Ivo Andric

"I tempi di Anika", pubblicato nel 1931, è ambientato in un oscuro villaggio bosniaco la cui tranquilla e monotona esistenza viene sconvolta da due eventi inquietanti, tra loro lontani nel tempo. L'improvvisa e inspiegabile follia di un prete, infatti, sembra richiamare quanto successo molti anni prima, ai "tempi di Anika". Ma chi è Anika? Anika è una donna misteriosa, imprevedibile e coraggiosa, capace di esercitare su chi le si avvicina una sorta di magia erotica, ma soprattutto ben determinata a non lasciare che nessuno si impadronisca del suo destino. Nella sua casa appartata, Anika riceve gli uomini e col suo corpo li incanta, concentrando su di sé i sogni, gli odi e i desideri del paese. Ma la sua scelta di vita non la porterà alla felicità. 

«In ogni donna c’è un diavolo che bisogna ammazzare o con il lavoro o con i parti o con tutte e due le cose»


G: Mi è piaciuto molto: lettura veloce e interessante. Il romanzo è imperniato sul senso di colpa e l'autore compie una descrizione minuziosa di stati d'animo. Il finale non l'ho compreso bene: non capisco perchè Anika ha chiamato suo fratello con l'intento di farsi uccidere.



C.: la caratteristica degli scrittori dell'area balcanica, come pure la Anildha Ibrahimi ci ha confermato, è di andare a recuperare le storie del proprio paese, spesso frutto della narrazione orale. Si arriva a parlare di Anika parlando di un tempo più vicino ma che richiama un passato lontano che, tramandato,  è divenuto leggenda.
Ivo Andric ha analizzato la convivenza di popoli di etnie e religioni diverse.


Ma.: Nel libro si narra di  popoli e vicende dove il tempo sembra si sia  bloccato, di convivenze tra varie etnie e religioni. In questo contesto Anika è l'elemento che scombina tutto, si sente diversa, non accettata  e ciò fa scattare nella sua mente un atteggiamento di sfida. Se fosse stata corrisposta da Mihajlo forse sarebbe  stata accettata dalla comunità. Tutti sapevano di questa specie di fidanzamento e, poiché il medesimo non è andato a buon fine, ha dato adito dapprima a maldicenze e in seguito all' isolamento di Anika. Ella voleva vendicarsi di Mihajlo per fargli capire fino a che punto il suo rifiuto l'aveva condotta.
L. :  l'idea che in quel tempo si aveva sulle donne è sintetizzata in questa frase:”o le uccidi di parto o di fatica”. Anika  da brutto anatroccolo qual'era crescendo diventa bellissima. Proviene da una situazione familiare particolare. Nonostante ciò intende conformarsi alla morale della società in cui vive e si apre alla conoscenza di  Mihajlo. Ma il rifiuto di questi alla sua proposta di incontro alla festa del paese da inizio a una serie di relazioni erotiche e la porta a cambiare atteggiamento nella vita e a prostituirsi. Anika intuisce il potere della sua bellezza, dell'erotismo e del carisma che esercita sui poteri politici e religiosi dei maschi. Arriva a definirsi addirittura il capo di tutti e ne dà una dimostrazione ammaliando finanche il governatore che si era recato da lei per cercare di risolvere la questione.

C.: Mihajlo non ha capito la grandezza di Anika perchè era abitato dal senso di colpa. Egli filtrava tutto attraverso gli occhiali neri del suo passato e in particolare dell'episodio in cui, suo malgrado, diventa complice dell'omicidio del marito della sua amante.

L.: In ogni modo, alla fine, i poteri costituiti si riappacificano sempre.

M.: Mi ha colpito il Pope Vujadin: mentre stava diventando pazzo e, rendendendosene conto, cerca di capire se quello che vede è vero o se si tratta solo di sue fantasie.

R.:  Mihajlo alla fine va per uccidere Anika ma è stato preceduto dal fratello.

M.: Non sono d'accordo, per me Mihajlo non voleva uccidere Anika, ma portarla via da quella vita.

C.: Mihajlo va per ucciderla perchè è condizionato nel giudizio di lei dal suo vissuto personale. Egli crede che Anika abbia scelto di fare la prostituta perchè era nella sua natura. Invece è fuori strada. Anika non è crudele e opportunista come la sua ex amante e in fondo sembra dispiaciuta per le sofferenze dei suoi spasimanti. E non è neppure una prostituta perchè si concede solo agli uomini che lei vuole.

P.: si evince la profondità antropologica dal disagio di questa gente.
 

giovedì 19 ottobre 2017

Zia Mame di Patrick Dennis

Immaginate di essere un ragazzino di undici anni nell'America degli anni Venti. Immaginate che vostro padre vi dica che, in caso di sua morte, vi capiterà la peggiore delle disgrazie possibili, essere affidati a una zia che non conoscete. Immaginate che vostro padre - quel ricco, freddo bacchettone poco dopo effettivamente muoia, nella sauna del suo club. Immaginate di venire spediti a New York, di suonare all'indirizzo che la vostra balia ha con sé, e di trovarvi di fronte una gran dama leggermente equivoca, e soprattutto giapponese. Ancora, immaginate che la gran dama vi dica "Ma Patrick, caro, sono tua zia Mame!", e di scoprire così che il vostro tutore è una donna che cambia scene e costumi della sua vita a seconda delle mode, che regolarmente anticipa. A quel punto avete solo due scelte, o fuggire in cerca di tutori più accettabili, o affidarvi al personaggio più eccentrico, vitale e indimenticabile che uno scrittore moderno abbia concepito, e attraversare insieme a lei l'America dei tre decenni successivi in un foxtrot ilare e turbinoso di feste, amori, avventure, colpi di fortuna, cadute in disgrazia che non dà respiro - o dà solo il tempo, alla fine di ogni capitolo, di saltare virtualmente al collo di zia Mame e ringraziarla per il divertimento. 

Siccome Norah mi ripeteva sempre che i bugiardi vanno all'inferno, mi feci coraggio e sputai il rospo: «Solo che eri una persona molto strana e che finire in mano tua era un castigo che non avrebbe augurato neppure a un cane ma che i derelitti non possono fare tanto gli schizzinosi ed io altri parenti non ne avevo.» Zia Mame prese fiato, con calma. Poi scandì: «Che bastardo.» Misi mano al taccuino. «La parola che hai appena sentito, tesoro, è bastardo» disse la zia con una vocina soave. «Si scrive bi-a-esse-ti-erre-di-o, e per la precisione significa "il tuo defunto genitore". Adesso vestiti e andiamo.»


G : Ho trovato divertente la scena della scuola. E' un po' esagerato. Zia Mame è un personaggio teatrale, sembra quasi un'attrice.

L.: Vi sono situazioni un po' paradossali. La zia è simpaticissima, svanita, ma sempre disponibile.  Quando si scontra con la famiglia di Gloria perchè se la prende con gli ebrei che vogliono acquistare il terreno confinante con il loro,  la zia li osteggia mostrando tutto il suo carattere di donna libera e molto intelligente. Zia Mame va incontro alle persone con ottimismo, gentilezza e ingenuità. Così si è comportata con la  ex fidanzata del marito nel ranch del medesimo. Le figure femminili in questo libro sono tutte molto forti, arrampicatrici, come le tre sorelle, opportuniste e calcolatrici. L'unica donna che si distingue sarà poi la futura sposa del nipote.
 
M.: il nipote è il personaggio più carino: non fa commenti, scrive sul quaderno le parole pronunciate dai grandi che non capisce poichè la zia, pur essendo così piccolo, lo porta a teatro e alle feste dei suoi amici. Essendo  il romanzo a episodi, ce ne sono alcuni molto divertenti.

M.: Quando Zia Mame è diventata povera non ha mai messo in conto di sposare un ricco. Infatti  si era messa a lavorare ma, svampita com'era, veniva subito licenziata. Per fortuna le è capitato di innamorarsi  di un uomo ricco e alla fine decide che è meglio sposarsi.

C.: Quando Zia Mame, con la crisi del '29, perde il suo patrimonio si da da fare per trovare un lavoro, non si abbatte più di tanto.  Se alcune persone la deludono non si perde d'animo. Per esempio nella vicenda con lo scrittore irlandese, suo futuro sposo,  incassa il colpo e non porta rancore nè a lui nè alla sua segretaria scappata con lui. E' strano che  il libro ripubblicato abbia avuto ancora un successo così grande. Deve essere letto con molta leggerezza poichè è un libro spiritoso e senza pretese. Zia Mame si lascia incantare dalla bellezza e dall'arte. In una delle  recensioni  che ho letto è stata paragonata al grande Gatsby.  Curioso è anche come viene trattato il tema dell'amore. La zia non è una educatrice modello ma grazie al suo amore si avvicina al nipote che, nonostante le stravaganze con cui è stato cresciuto, diventa un uomo maturo e sereno, proprio perchè è stato amato. Con il padre comunicava molto poco e la sua perdita non è stata un trauma per David ma, altresì, gli ha consentito di  uscire dalla solitudine affettiva e di iniziare una relazione con la zia.

G.: E' vero anche se l'educazione e l'istruzione del nipote è dovuta, per fortuna, anche al tutore che lo ha messo in collegio. Esilarante è l'episodio in cui il nipote scopre che al ballo di fine anno scolastico  il personaggio interessante della serata era proprio l'imbucata Zia Mame.

F.: non mi ha entusiasmato.

L.: non lo consiglierei. Non c'è sostanza e i personaggi sono molto costruiti.