"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)


Il critico Lytton Strachey (a destra) prende il tè con Rosamond Lehmann e suo fratello, John Lehman del circolo Bloomsbury : i componenti del celebre circolo letterario inglese che ha contribuito a definire la cultura britannica nel periodo tra le due guerre

martedì 11 ottobre 2011

Sharon e mia suocera di Suad Amiry

Martedì 11 ottobre 2011  alle ore 20.30
Sharon e mia suocera
di Suad Amiry
Feltrinelli edizioni

Trama: Una donna palestinese, colta, intelligente e spiritosa, tiene un "diario di guerra". Gli israeliani sparano ma, nella forzata reclusione fra le pareti domestiche, "spara" anche la madre del marito, una suocera proverbiale. In pagine scoppiettanti di humour e di lucidità politica e sentimentale, i colpi bassi di Sharon e del suo governo finiscono per fare tutt'uno con le idiosincrasie della suocera petulante, con la quale l'autrice si trova a trascorrere in un involontario tête à tête il tempo dell'assedio.
Approfontimenti sul sito dell'editore Feltrinelli

Citazione: "Forse un giorno riuscirò a perdonarvi di averci tenuti sotto coprifuoco per trentaquattro giorni consecutivi, ma non riuscirò mai a mandare giù che ci abbiate costretti a vivere con mia suocera per quelli che, allora, ci sono sembrati trentaquattro anni”.

Il confronto:
G: Rispetto alla tragedia in corso la protagonista mi sembra molto staccata. Non mi è piaciuto, non mi ha lasciato molto. Non ho percepito un grande coinvolgimento.
A :  E' un libro leggero. E' la leggerezza che permette alle parole di superare la tragedia. Con l’umorismo descrive  le assurde politiche del popolo israeliano. E' un diario personale, scritto con risvolti ed effetti terapeutici, durante i coprifuoco israeliani, da Suad Amiry, scettica palestinese. E' un libro malinconico, da cui emerge la straordinaria forza d’animo dell’autrice che, attraverso l’ironia, sogna un futuro migliore per il suo popolo. E' un libro triste, perché nelle sue parole si percepisce il senso di soffocamento dato dal vivere come prigionieri nella propria casa. Sharon è il falco, il bulldozer. La suocera è petulante.
E. : Mi è piaciuto molto perché l'autrice è molto ironica. Nella tragedia si percepisce un senso di abitudine alla guerra.
L.: Mi ha fatto ridere la telefonata con Bush. Stiamo parlando di una famiglia benestante, che ha vissuto questa guerra ad un certo livello. Infatti la disturba maggiormente il coprifuoco che la guerra. Non ho colto la sofferenza, ma più che altro una denuncia nei confronti degli israeliani. Non mi è piaciuto molto.
G.: L’aspetto più umano di questa donna emerge quando ricorda la sua infanzia.
M. : Dal punto di vista letterario non mi ha molto colpito e non mi è piaciuto molto. Non sono riuscito a capire se era un racconto o un romanzo. La seconda parte "Se questa è vita" mi è piaciuta maggiormente perché ci sono racconti meditati. Ciò che mi ha colpito di più non è la leggerezza anzi, l’ho trovato angosciante. Per esempio un fatto che la scrittrice descrive sorridendo è che bisogna fare 20 km con 10 posti di blocco…non mi fa sorridere...
La parte considerata leggera è un pretesto che l'autrice ha colto per raccontare. E’ un libro pieno di odio e sembrerebbe dai fatti che con questo sentimento da entrambe le parti non si approderà mai a nulla. E’ un libro pieno di odio che definirei sorridente.
C. : Non credo che ci sia questo odio così radicato. La scrittrice ha molti amici israeliani e fa parte di un tavolo di trattative per la pace. C’è la volontà e l’intenzione di molti, soprattutto gli intellettuali sia israeliani che palestinesi, di trovare dei punri di incontro e di aprie un dialogo. Ma, a livello politico, forse no.
La seconda parte "Se questa è vita" è contenuta solo nell'edizione più recente.
M.R.: Mi è piaciuta Amy Suad, soprattutto perchè ha passato dei brutti momenti ma li ha superati con dignità.
E’ una persona ricca benestante dalla nascita. Comunque una privilegiata.
E. : Sono rimasta perplessa poiché non ho sentito questa rabbia, questo odio nei confronti del popolo israeliano, ma ho visto il dolore.
La suocera, a differenza delle premesse, non era poi così insopportabile.
C. B.: Mi è sembrato strano vedere una donna così intraprendente, che si muoveva con la paura ma aveva comunque determinazione. Era una donna forte, consapevole e sicura, nonostante la paura. Una donna coraggiosa.
C.: Non ho percepito neppure io quest’umorismo di cui tanto si parla nelle critiche. Non mi faceva sorridere, ma come a M. mi ha riempito di angoscia. Semmai ciò che fa onore alla protagonista-autrice è l’assenza totale di vittimismo. La dignità nella tragedia.
Con la scrittrice Manuela Dviri, israeliana, Suad Amiry ha condiviso il Premio Internazionale Viareggio-Versilia, che viene attribuito a personalità che operano in favore della pace tra i popoli .

PAROLE RICORRENTI NELLA SERATA : distacco, umorismo, dignità, assenza di vittimismo, odio sorridente, coraggio nella paura.

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