Ci siamo incontrati
Mercoledì 26 ottobre 2016
alle ore 20,30
nella sede della biblioteca
e confrontati sulla lettura de
Roderick Duddle e gli altri libri
di Michele Mari
Trama: «Se avesse potuto gettare uno sguardo
anche un solo istante nella mente di quell’uomo,
Roderick si sarebbe messo a correre
via senza fermarsi mai... Ma tu non
scapperai, mio lettore, perché sei avido di
sapere, perché ti ho scelto fra tanti, e perché,
appunto, sei mio».
Figlio di una prostituta, Roderick cresce
tra furfanti e ubriaconi all’Oca Rossa,
fumosa locanda con annesso bordello.
Quando la madre muore, il proprietario
pensa bene di cacciarlo: quello che entrambi
ignorano è che nel destino di Roderick
è nascosta un’immensa fortuna, e
quel medaglione che porta al collo ne è la
prova. Il ragazzino si ritrova alle calcagna
una folla di balordi, mentecatti, loschi uomini
di legge e amministratori, assassini,
suore non proprio convenzionali – ognuno
deciso a impadronirsi in un modo o
nell’altro di una parte del bottino. E cosí
Roderick fugge, per terra e per mare, in
un crescendo di imprevisti, omicidi, equivoci
e false piste.
Roderick Duddle è insieme summa e
reinvenzione del percorso letterario di
Michele Mari: guardando a Dickens e Stevenson,
mai cosí amati, disegna un’impareggiabile
parabola sulla cupidigia e sulla
stupidità dell’uomo, ma anche sulla sua
capacità di stupirsi di fronte al meraviglioso.
Un appassionante e insieme raffinatissimo
gioco letterario, che ha la forza
e l’intelligenza di proporsi alla lettura
semplicemente come romanzo d’appendice
contemporaneo.
«Mio paziente lettore, che mi hai seguito
passo passo fin qui: immagino che sarai stanco, e desideroso di sapere come questa
storia va a finire. Cercherò di accontentarti,
anche se nessuna storia propriamente
finisce mai».
L'INDICE dei libri del mese:
Si può scrivere oggi, in italiano, un
autentico romanzo inglese dell'Ottocento? O addirittura del Settecento?
Se sei Michele Mari (o Michael Murry) sì, puoi. Puoi scrivere un romanzo
romanzesco, che fin dalla copertina invita a correre senza rallentare
dietro i calzoncini corti e il berretto con la visiera di un ragazzino
in controluce. E per il titolo, bastano nome e cognome del protagonista:
sarà un orfano di Dickens? Un trovatello come Tom Jones? Un provinciale
che vive avventure di mare come il quasi omonimo Roderick Random di
Tobias Smollett? Il lettore troverà tutto quanto è promesso da questa
apertura, e anche molto di più, in un'Inghilterra preindustriale, non
cittadina, di ricche signore, tavernieri, marinai, pendagli da forca,
suore, prostitute, avvocati, e di vorticosi spostamenti, ma quasi sempre
a piedi. Nessuno si stupisce che l'autore di Io venìa pien d'angoscia a rimirarti o di Tutto il ferro della torre Eiffel sia
un amante del passato, un maniacale riscrittore, che ricama con un
fascio di ossessioni. Lo amiamo per questo. Non per la straordinaria
capacità di scrittura, non per il virtuosismo citazionistico, non solo,
insomma: ma per il sangue presente che ribolle anche nelle membra che
paiono più atemporali o disseccate. Nessuno si stupisce che Roderick Duddle non
siaun romanzo di Dickens o di Fielding, ma forse colpisce che sia
proprio un romanzo; e che sia felice. È un romanzo dell'avventura,
dell'intrigo, della trama, dell'intreccio labirintico e incalzante;
tenuto in mano con maestria dal lavoratissimo gioco del narratore:
ironico, complice, sempre in dialogo con il lettore, che è via via
accompagnato, accarezzato, preso in giro e richiamato all'attenzione con
una mirabolante sequela di aggettivi: mio impaziente lettore, mio
sapido lettore, privilegiato, frettoloso, bennato, onirico, solerte,
morboso, malizioso, prudente lettore; improvvido, sfrontato, fiscale,
perplesso, connivente, perspicace, micragnoso lettore; avveduto,
gnomico, viziato, partecipe, reazionario, e così via. Soprattutto
paziente e tollerante, direi, nonché fedele e affezionato. E ho iniziato
a prender nota solo da un certo punto in poi, evitando di inserire nel
computo un "mio dilettante onomasta". La felicità discende innanzi
tutto da questo grandioso divertimento della struttura narrativa
complessa, fatta di innumerevoli incastri, soluzioni, incroci, abbandoni
e riprese; tirata su con una lingua magistralmente srotolata, che gioca
ariosamente con la tradizione delle traduzioni del romanzesco,
spingendosi fino a qualche nota su fantasmatici giochi di parole
"intraducibili". E che conduce quindi il lettore a divertirsi, senza
sgomento, anche di fronte alle peggiori nefandezze, crudeltà e
perversioni (i capi d'accusa potrebbero andare dal reiterato omicidio a
sangue freddo allo sfruttamento della prostituzione, dalla riduzione in
schiavitù alla vendita di orfani, tralasciando ovviamente la presenza di
una badessa radicalmente anticristiana o un caso di ermafroditismo che
accende raccapricci e concupiscenze), librate come sono nella sveltezza
leggera della narrazione. E felicità anche per il semplice fatto che a
un certo punto diventa (anche) un romanzo di mare; ammutinamento, e
barile di mele, e Nantucket compresi. E Mari (o, nomen omen!) che già
aveva fatto il suo con La stiva e l'abisso (oltre che con il venerabile Otto scrittori)
può servire senza limiti la sua golosità lessicale di tutte le
biscagline, golette, sagole, griselle, rande e bigotte che si possono
desiderare, condite con esclamazioni che vanno dagli Affedidio e
Sacramento dell'ouverture fino ad un Crastúmberli! Allora, visto
inoltre che innumerevoli sono le forme del riferimento e del
rifacimento (il capitano William Bones dell'Isola del tesoro è
scelto come pseudonimo da un personaggio, poi è rivelato e discusso, la
serie amplissima dei capitoli assai brevi, funzionali al continuo salto
da un punto all'altro dell'intrigo, offrono anche un vastissimo terreno
di azione per sfrenare il gusto per i titoli, che spesso
rifunzionalizzano quelli famosi, come la stessa Isola del tesoro o Of mice and men), siamo di fronte a un divertissement?
Sì, certo, ma il romanzo più romanzesco che si possa immaginare, e
proiettato lontano nello spaziotempo, è anche un romanzo urgente e
autobiografico. Come nell'Orlando furioso, fin dal proemio
sappiamo che la follia d'amore del protagonista è la stessa che lima
l'ingegno dell'autore: il protagonista ragazzino è anche l'autore, e nel
racconto si sdoppia fino a ipotesi di triplicazione. La vera vita di
Michele Mari, Roderick-Michael e Roderick-Malcolm, è questo insieme di
parole, è tutte queste avventure. E la morale (le morali) della storia
c'è, eccome: "il mondo è schiavo del desiderio" (è l'abiezione non è "un
mondo a parte"); il "maniacale e agonistico rapporto con le scartoffie"
non tende ad altro che a "intuire, sfiorandola, la vita" e il "farsi
carne" della cultura "è poi il modo più alto, essendo il più basso, di
essere colti". Davide Dalmas