Trama:
"Da anni" ha dichiarato Julie Otsuka, "volevo raccontare la storia delle migliaia di giovani donne giapponesi - le cosiddette "spose in fotografia" che giunsero in America all'inizio del Novecento. Mi ero imbattuta in tantissime storie interessanti durante la mia ricerca e volevo raccontarle tutte. Capii che non mi occorreva una protagonista. Avrei raccontato la storia dal punto di vista di un 'noi' corale, di un intero gruppo di giovani spose". Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa agli immigrati giapponesi in America, a cominciare da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso l'oceano. È su quella nave affollata che le giovani, ignare e piene di speranza, si scambiano le fotografie dei mariti sconosciuti, immaginano insieme il futuro incerto in una terra straniera. A quei giorni pieni di trepidazione, seguirà l'arrivo a San Francisco, la prima notte di nozze, il lavoro sfibrante, la lotta per imparare una nuova lingua e capire una nuova cultura, l'esperienza del parto e della maternità, il devastante arrivo della guerra, con l'attacco di Pearl Harbour e la decisione di Franklin D. Roosevelt di considerare i cittadini americani di origine giapponese come potenziali nemici. Fin dalle prime righe, la voce collettiva inventata dall'autrice attira il lettore dentro un vortice di storie fatte di speranza, rimpianto, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza mai dargli tregua.
Il confronto:
L'incontro
del 2 aprile 2025 si è aperto con un confronto serrato su Venivamo
tutte per mare, un romanzo che ha colpito il gruppo per la sua struttura
insolita e la potenza della sua narrazione collettiva.
Una scrittura "cristallina" e corale
Il
libro è stato definito da molti un "piccolo gioiello". La
scelta stilistica di Julie Otsuka — l'uso del "noi" che annulla l'io
individuale per dare voce a un'intera generazione di donne giapponesi — ha
generato un dibattito vivace. Se per alcuni lo stile è apparso a tratti
"pesante" o ripetitivo a causa dell'uso insistente dell'imperfetto
secondo alcuni e per altri questa scrittura cruda ed essenziale è stata
la chiave per trasmettere l'essenza dei fatti, senza cedimenti al
sentimentalismo.
Il trauma dello sradicamento e il "nemico"
improvviso
Un
punto centrale della discussione, sollevato da Luciano, è stato il parallelo
storico con altre migrazioni, come quella italiana in America e Australia.
Abbiamo riflettuto su come la Storia possa trasformare i vicini di casa in
nemici dall'oggi al domani: dopo Pearl Harbor, i giapponesi sono stati internati
nei campi di confine, diventando invisibili agli occhi degli americani. È
emerso il tema del "rigurgito del colonialismo" e dell'ignoranza
cieca della società circostante verso chi è diverso.
Resilienza
e disillusione
Le
"spose in foto" arrivavano con sogni carichi di speranza, trovando
invece una realtà di estrema miseria e mariti spesso diversi dalle foto
inviate. Eppure emerge una forma di affezione e
resilienza: queste donne hanno costruito una vita dal nulla, facendo figli
e lavorando duramente, incapaci di tornare indietro. Bruna ha sottolineato
l'efficacia dell' "elenco" finale: descrive perfettamente persone
sradicate che, pur organizzandosi, finiscono per svanire nel nulla, ignorate
dalla cronaca ufficiale.

Nessun commento:
Posta un commento