"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)

mercoledì 5 marzo 2025

Sulla riva del mare di Adbulrazak Gurnah - 5.03.2025

Trama:
 

Tra Oceano Indiano e Canale della Manica, Sulla riva del mare ci ricorda che il racconto e lo scambio di esperienze possono offrirci la possibilità di ritrovare noi stessi e gli altri. Il sessantacinquenne Saleh Omar è un mercante di Zanzibar, richiedente asilo in Inghilterra. Sindbad dei giorni nostri, Omar lascia una terra dove il genio del male si è incarnato in governanti ladri provvisti di ogni forma di moderna violenza politica: campi di concentramento, armi e uno stuolo di cortigiani. Al suo arrivo a Londra, all'aeroporto di Gatwick, Omar mostra un visto non valido, rilasciato in patria da un suo parente e acerrimo nemico, Rajab Shaaban Mahmud. A Omar era stato suggerito di mostrare di non capire una parola di inglese, per cui l'assistente sociale che ha preso in carico il suo caso si trova costretta a chiedere la consulenza di un esperto di Kiswahili, uno dei dialetti dell'Africa Orientale: per ironia della sorte, l'interprete è Latif Mahmud, il figlio di Rajab, l'acerrimo nemico di Omar. L'uomo ha tagliato ogni ponte con la sua famiglia di origine dagli anni '60, quando ha chiesto asilo come rifugiato in Inghilterra, dove vive nella nostalgia della sua terra. Ora, Omar si trova faccia a faccia con Latif in una cittadina inglese sul mare. Entrambi rifugiati, con una origine e un destino che li accomuna. Il figlio del persecutore di Omar è anche la persona che può salvarlo e dargli finalmente una nuova vita. Dal premio Nobel per la Letteratura Abdulrazak Gurnah, un romanzo su due uomini che hanno scommesso tutto per cambiare vita, uno sguardo letterario implacabile sull'eredità dimenticata del mondo postcoloniale.

Il confronto:

L'incontro del 5 marzo 2025 ci ha portati lontano, sulle coste della Tanzania e poi nell’Inghilterra grigia dei rifugiati, attraverso le pagine del Premio Nobel Abdulrazak Gurnah. Il romanzo ha suscitato riflessioni profonde su cosa significhi davvero sradicarsi e sul peso che la storia coloniale esercita ancora sul presente.

Il fallimento del post-colonialismo: Il gruppo si è interrogato a lungo sul tema dell'eredità coloniale. È emerso come l'uscita di scena delle potenze occidentali abbia spesso lasciato un vuoto riempito da lotte tribali e instabilità, rendendo il "dopo" persino più amaro del "durante". Abbiamo riflettuto su come la cultura europea sia stata calata come un "tappo" su nazioni con tradizioni millenarie, provocando un disastro identitario che costringe chi può a fuggire verso quegli stessi paesi che hanno causato il caos.

L'identità del rifugiato: tra dignità e invisibilità: Molti interventi hanno sottolineato la straordinaria forza interiore e dignità del protagonista. Colpisce il suo sguardo sulla società inglese: un uomo che si sente fuori posto e osserva il modo in cui gli altri lo guardano, definendosi con amara ironia un "negro grignante". Le descrizioni dei Bed & Breakfast per richiedenti asilo ci hanno restituito un'immagine cruda della mancanza di solidarietà tra disperati e della mediocrità di un'accoglienza che sminuisce l'essere umano. "Siamo qui per colpa vostra", sembra gridare il silenzio dei protagonisti verso un Occidente che non è splendente come crede.

Se la prima parte del libro ha incantato per le sue atmosfere quasi da "Mille e una notte", lo stile di Gurnah ha diviso il gruppo sulla facilità di lettura. Alcuni hanno apprezzato la scrittura semplice ma densa di significati, pur faticando a orientarsi tra i numerosi nomi e le intricate vicende familiari. Altri hanno trovato angosciante e a tratti ripetitiva la questione della contesa della casa, che però diventa il simbolo di tutte le miserie umane: invidie, astio e piccole battaglie che sopravvivono anche a migliaia di chilometri di distanza.

Il finale, in cui il protagonista si ritrova vicino al mare con il figlio del suo antico avversario, è stato visto come un momento di chiusura del cerchio. Nonostante il rancore e le ferite del passato, il dialogo finale dimostra come la parola possa superare l'astio, permettendo a due naufraghi della storia di trovare un terreno comune.

 

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