"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)

mercoledì 21 dicembre 2016

Sender Prager di Israel J. Singer





Trama: Sono tutte in lacrime, le cameriere ebree del Praga, alla vigilia delle nozze del padrone: certo, hanno sempre saputo che lui andava a letto con tutte, «eppure ognuna era convinta in cuor suo che con lei si sarebbe comportato in modo diverso». Ora, però, che nell'annuncio affisso in vetrina c'è scritto, nero su bianco, che «in onore del felice e fortunato matrimonio del proprietario di questo ristorante, Sender Prager, con la sua fidanzata, Edye Barenboim» i poveri del quartiere riceveranno un piatto di crauti e salsicce, hanno perso ogni speranza. Si è fidanzato all'improvviso, perché all'improvviso, a quarantaquattro anni, ha avuto paura della vecchiaia e della solitudine. Così, lui che delle donne non si è mai fidato, si è lasciato indurre a sposare quella ragazza che ha la metà dei suoianni e lo guarda. «Dio del cielo,» implorano le cameriere «fagli pagare la nostra umiliazione».

Il confronto

M.S.: Secondo me in questo libro si narra della rivincita delle donne nei confronti dell'uomo, il protagonista è un po' mascalzoncello. Ognuna delle cameriere credeva di essere la preferita anche se lui le trattava tutte male. Nonostante tutto alla fine mi è spiaciuto che lui abbia sofferto così.

P.B.: Io l'ho letto velocemente. Mi ha un po' infastidita, ma al contempo mi fatto riflettere, che è quello che mi piace dei libri. Non vedo nessuna rivincita da parte delle donne, anzi, io credo che nel libro vengano trattate in modo superficiale, come se fossero tutte poco di buono e ciò mi ha indotto a pensare come sarebbe stato questo racconto, in un’epoca così maschilista, se lo avesse scritto una delle servette. La fine di Sender mi è parsa molto triste: avrebbe anche potuto accettare il fatto che la moglie non fosse vergine, dal momento che non ci viene nemmeno detto con chi è successo. In fin dei conti la ragazza, sua moglie, per lui non contava nulla. Ed è stata l’umiliazione che ha subìto a farlo diventare una vittima.

L.F.: Facciamo una premessa: l'intelligenza di questi scrittori ebrei sta nel forte senso dello humor, anche nei confronti di se stessi. La loro religione gli impone delle leggi molto severe e nonostante ciò riescono a riderne ed a prendersi in giro. Secondo me Sender, un donnaiolo ambìto per le sue facoltà economiche, non ha sofferto per niente della situazione. Egli viene spinto dal rabbino a sposarsi facendo leva sul fatto che non aveva un erede a cui lasciare i suoi beni e che nessuno lo avrebbe ricordato nel giorno dei morti.  Prima del matrimonio, pur non essendo bello, anzi, era molto brutto e robusto, aveva molte donne. Viene indotto a sposare una donna che credeva vergine quando in realtà non lo era e per lui è stato un grande smacco. Inoltre, la sera prima della cerimonia, aveva dovuto confrontarsi con la famiglia della sposa, la quale lo aveva trattato con sufficienza perché, contrariamente a lui, erano tutte persone istruite. Quando la sera delle nozze l’uomo scopre che la ragazza non è pura, si sente fregato, ma non la ripudia per paura del ridicolo e di perdere la sua immagine sociale. Incomincia  a bere ed a trascurarsi, così tanto che alla fine viene ricoverato e muore. Il cameriere assume il comando del ristorante del padrone e mette la moglie, che fa sua anche fisicamente, alla cassa.  L'umorismo è davvero graffiante.

M.T.: Prager si sentiva inferiore. Era stato umiliato dalla famiglia di lei perché ignorante. Nessuno ne esce bene, né gli uomini né le donne.

R. R.: Questo libro mi ha un po’ sconvolta. Lo scrittore fa una critica molto forte alla sua religione.

C.D.: Evidenziare l'aspetto esageratamente umano delle persone non vuol dire sminuirne la spiritualità. Viene descritta la difficoltà di essere coerenti e di seguire le regole religiose a causa delle nostre miserie umane. Non è solo umorismo, è una critica molto forte alla propria religione.

L. F.: Sono d'accordo con Patrizia: è un libro maschilista. Le donne non ne escono bene. Mi aspettavo un racconto diverso. All’inizio l’immagine che di Preger ci viene fornita è di un uomo buono,  che distribuisce il pranzo ai poveri. La paura di restare solo, di essere ignorato e dimenticato l'ha portato a sposarsi. Tuttavia la sua reazione alla constatazione che la sposa non è vergine l'ha distrutto.

G.M.: Mi è parso un libro abbastanza pessimista. Sembra che tutti debbano vendicarsi di qualcosa.

M. R.: Le donne che lavorano in cucina puntano tutte ad una sistemazione, ovvero a sposarsi con il padrone, scapolo, perché ognuna crede di essere la sua preferita. Scandalosi sono i parenti della sposa che seguono tutte le regole imposte dalla religione ebraica e trattano con sufficienza l'ignorante futuro sposo. Questi, che per la prima volta ascolta il rabbino e segue i dettami della religione, viene imbrogliato e gli viene accollata una ragazza non più vergine. Trovo che la sua reazione, una volta scoperto l’inganno e persa la sua dignità, sia stata esagerata: non avrebbe dovuto lasciarsi andare in quel modo! Nel finale troviamo il riscatto delle donne che Sender Preger aveva sfruttato. Il cameriere, suo dipendente, è stato scaltro ed ha saputo prendere in mano la situazione ottenendo dei vantaggi. 

E.N.: Il libro mi è piaciuto nonostante nessuno, dalla cameriera al rabbino, ne esca vincitore. In esso l'autore evidenzia come si risponda alla società in un modo ma, come poi, nel proprio io, ognuno sia una persona diversa da quella che mostra. Mi ha stupito che l’autore abbia impartito un affondo così deciso alla propria religione.
 

giovedì 1 dicembre 2016

La notte di Lisbona di Erich Maria Remarque

Trama:  È il 1942 a Lisbona. Un uomo osserva attentamente una nave ancorata nel Tago, poco distante dalla banchina. Al vivo bagliore delle lampadine scoperte, sull'imbarcazione si sbrigano le operazioni di carico. Si stivano carichi di carne, pesce, conserve, pane e legumi. Come tutti i piroscafi che, in quei tumultuosi giorni del 1942, lasciano l'Europa per l'America, la nave sembra un'arca ai tempi del diluvio. Un'arca incaricata di porre in salvo una gran folla di disperati, di profughi inseguiti dalle acque fetide del nazismo che hanno inondato da un pezzo Germania e Austria, e già sommerso Amsterdam, Bruxelles, Copenaghen, Oslo e Parigi. Anche l'uomo che la contempla è un profugo, senza alcuna speranza, però, di raggiungere New York, la terra promessa. Da mesi i posti sulla nave sono esauriti e, oltre al permesso di entrata in America, all'uomo mancano anche i trecento dollari del viaggio. Sarebbe certamente destinato a perdersi e dissanguarsi nel groviglio dei rifiutati visti d'entrata e d'uscita, degli irraggiungibili permessi di lavoro e di soggiorno, dei campi d'internamento, della burocrazia e della solitudine, se la sorte non venisse in suo aiuto. Un uomo, che non ha l'aria di un poliziotto, lo approccia e in tedesco gli dice di avere due biglietti per la nave ancorata nel Tago. Due biglietti che non gli servono più e che è disposto a cedere gratis a una sola condizione: che il futuro possessore non lo lasci solo quella notte e sia disposto ad ascoltare la sua storia... 


Il confronto:

Patrizia: Mi è piaciuto moltissimo. Alla fine la definirei una storia d'amore che ha, tuttavia, uno scenario sfavorevole, infausto. È la storia disperata di un uomo in fuga, in cerca della libertà, che ha vissuto, e sta ancora vivendo, il dramma della persecuzione, non descritta tuttavia in modo brutale,  tant’è che non fa impressione. E’ una storia d’amore: Schwarz, il protagonista, trova la via della libertà ma decide di ritornare ad Osnabrück, il suo paese, per cercare la moglie. Inizialmente il suo ritorno non sembra mosso da una grande passione quanto più dall’impulso di colmare un vuoto. Infatti, quando la rivede la moglie Helen si rende conto con grande sorpresa di quanto lei sia diversa da come lui la ricordava: la donna anticonformista, decide di ribellarsi alla sua famiglia e di seguirlo nella fuga. Quando però sono vicini al raggiungimento dell’agognata meta, il destino dispone a modo suo. L’autore è molto bravo a creare suspense,  utilizzando anche vari livelli di narrazione che egli gestisce veramente bene.
I fenomeni storici di cui si parla sono legati a scelte ideologiche. Cinquanta milioni di tedeschi che pensavano di esportare il loro modello di pace!

Lidia.: Mi è piaciuta molto anche la figura di Helen che sa sempre trovare il modo per non far scoprire a Schwarz la sua malattia.

Maddalena: Mi è piaciuto l'inizio. Sono descritte due figure d'uomo: la prima ormai morta dentro e l'altra incredula di poter ancora sperare nel futuro. L'amore fra Helen e Schwarz è così pacato, intenso, un sentimento che non ha bisogno di parole. Si tratta di una storia di amore vero e profondo. Noi tutti vorremmo lasciare una traccia della nostra vita sulla terra e lui sente il bisogno di raccontare la sua storia perché questa venga ricordata, anche da una persona sconosciuta. È un romanzo pieno di riflessioni.

Roberta: Il loro matrimonio, prima della fuga non sembrava ricco d'amore. Il protagonista ritorna dalla moglie per trovare sé stesso. Ritorna  non per amore ma per bisogno d'amore, perché stanco sia dalla sua vita da fuggitivo che dalla sua solitudine. Mi ha colpita molto apprendere delle vicissitudini di coloro che scappano dal loro paese perché perseguitati. Gli stessi scoprono, poi, che le stesse discriminazioni valgono negli altri paesi europei e non riescono a trovare conforto da nessuna parte. Il tema del resto è molto attuale. La condizione di fuga e di disperazione è la stessa a cui sono costretti le persone che sui barconi fuggono dall’ Africa, a causa della guerra e della povertà, e stanziano disperati alle frontiere in cerca di una via di salvezza.

Maura: Sembra che nelle parole del protagonista Schwarz, usate per raccontare la sua storia, ci sia felicità, nonostante le difficoltà affrontate. La sua immagine risulta più triste nel momento in cui egli la sta vivendo. Il desiderio di raccontare la propria storia ad uno sconosciuto nasce sia dal bisogno di cristallizzare il ricordo e non lasciarlo disperdere, ma anche per non permettere alla propria psiche, col passare del tempo,  di modificare i fatti. Agendo in questo modo, egli è certo che il suo interlocutore non incapperà in questo tranello.

Nadia: mi ha colpito questa frase: “Lei sa che il tempo è un annacquato lungo infuso di morte, il quale ci viene immesso lentamente come un veleno innocuo”

Marco: il fratello di Helen è una brutta figura, è un nazista. Egli fa inseguire la sorella, forse, per non compromettersi con il regime. [Altri, nel gruppo, sostengono che egli la insegua perché è malata]. Siamo a Lisbona, Schwarz racconta la sua storia ad uno sconosciuto al quale regala i biglietti per l'America a patto che lo ascolti. Nella sua narrazione trapela il sentire tipico di Lisbona (dove c’è anche una via con questo nome) la “saudade”, termine che significa nostalgia, ricordo del nostro passato, tristezza e malinconia di perdere il futuro. Per quanto riguarda Helen, credo sia stata una donna molto forte, che amava il marito.

Cristina: Schwarz ritorna per trovare la propria identità in un posto dove i nazisti cercavano di perdere la propria. C’è un’inversione di ruoli fra vittime e carnefici, tra perseguitati e persecutori. Si tratta di un libro autobiografico: infatti l’autore è originario dello stesso paese da cui proviene Schwarz, ovvero, Osnabrück. Possiamo dire che l’autore si identifica con il suo protagonista. Ci costringe inoltre a riflettere sul  fenomeno dell'assuefazione: il popolo viene portato ad accettare gradatamente ogni privazione.  E’ la conseguenza della banalità del male, secondo la definizione che ci ha fornito Hannah Arendt. I prigionieri nei campi di concentramento per poter sopravvivere cercavano di rinunciare perfino all'essenziale, di ridurre al minimo i propri bisogni e di pensare il meno possibile. Erano disposti ad accettare ed a abituarsi a situazioni incredibili. Di Helen mi è piaciuto il suo desiderio di ricordare i pochi momenti vissuti con il marito nella normalità come, ad esempio, i giorni trascorsi nel castello, nei quali lei si è mostrata giocosa e spensierata. Schwarz era stato affascinato da questo suo aspetto: seducente e ridicola nel contempo. Ed è l'amore a renderla ridicola, ingenua come una bambina che non sa a cosa va incontro, soprattutto quando decide di seguirlo.

Luciano: mi ha colpito questa riflessione:”E' una ossessione del nostro tempo che con paura e isterismo segue le parole della propaganda, indifferente se vengono da destra o da sinistra purché tolgano alla folla la molestia fatica di pensare e di assumersi la responsabilità del sentirsi impegnata per ciò che si teme e che non si può evitare”. I regimi totalitari non sono nati dal nulla ma sono stati finanziati dalle grandi lobby.

Gianni: la situazione in Germania non era molto positiva: la pace di Versailles aveva minato molto la sua stabilità. Bisogna partire dalle parate tedesche di quegli anni, dai concerti. Cosa suonavano? Mozart e Beethoven per forza di cose. Chi non era d'accordo doveva spostarsi. Lisbona era una delle ultime oasi per ebrei e dissidenti. Ciò che mi è piaciuto è stato il bisogno di Schwarz di registrare la sua storia in un altro essere umano: il profugo incontrato sul molo in cerca disperata di un biglietto per l’America. Il beneficio dato dai biglietti che lui ha regalato al suo ascoltatore non è stato molto duraturo: infatti, dopo pochi anni dall'arrivo in America, l’interlocutore e la moglie divorziano.


Poesie lette:
“Ci sono donne” di Alda Merini
“Benvenuta donna mia” di Nazim Hikmet