"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)

mercoledì 7 maggio 2025

Amok di Stefan Zweig - 7.05.2025

 

Trama:

Amok è una parola malese che indica una "follia rabbiosa, una specie di idrofobia umana... un accesso di monomania omicida, insensata, non paragonabile a nessun'altra intossicazione alcolica". Lo sa bene il protagonista di questa novella, un medico dai tanti conti in sospeso: con la giustizia, con la professione, con la propria vita ormai annientata. In una confessione simile a un delirio, racconta di un mondo febbrile dove si scontrano la dispotica imperiosità di una donna, convinta che tutto si compri con il denaro, e la divorante passione di un uomo cui i tropici e la solitudine hanno sviato la mente e i sensi.

Il confronto:

L'analisi di Amok ha trascinato il nostro gruppo in un dibattito intenso sulle zone d'ombra della psiche umana, esplorando il confine sottile tra etica professionale, orgoglio e ossessione morbosa.

Il cuore della discussione si è concentrato sull'incontro fatale tra il medico e la donna misteriosa. Il gruppo ha interpretato questa dinamica non come una richiesta di soccorso, ma come un vero e proprio scontro di volontà. Da un lato, una donna algida e arrogante che tenta di "comprare" il medico come fosse un bottegaio; dall'altro, un uomo che viveva già una condizione di rabbia latente e che reagisce con un sussulto di orgoglio "virile".

Il rifiuto del medico di aiutarla non nasce da un dilemma morale, ma dal fastidio di vedersi imporre una richiesta senza la dovuta supplica: in quel momento, lui prova il fremito di avere, finalmente, un potere assoluto su di lei.

Molti interventi hanno sottolineato come il protagonista fosse incline a farsi affascinare da figure femminili distaccate. In mezzo al caldo afoso dei tropici, scatta quella che abbiamo definito un'attrazione morbosa: lui non cerca il denaro della donna, ma qualcosa di più profondo e oscuro. Questo stravolgimento emotivo è stato paragonato alla follia dell'Orlando Furioso: una perdita totale del senno che trasforma un uomo di scienza in un individuo "dall'anima svagata", vittima di un capriccio fatale.

Il gruppo ha riflettuto con amarezza sulle conseguenze di questo scontro di orgogli. Il pentimento tardivo del medico, l'inseguimento disperato e la tragica fine della donna nelle mani di una mammana segnano il punto di non ritorno. Il rimorso devastante che ne consegue, unito allo sconforto per una vita già segnata dall'esilio, conduce il protagonista a un'identificazione totale con il destino della vittima, fino al suicidio finale.

Zweig ci ha consegnato un racconto che è un proiettile psicologico. Abbiamo concluso che l'Amok descritto dall'autore non è solo una sindrome esotica, ma una metafora di come l'arroganza e la mancanza di empatia possano far deragliare la ragione, trasformando un potenziale salvatore in un complice della tragedia.

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