"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)

mercoledì 1 marzo 2023

L'arte di ascoltare i battiti del cuore di Jan-Philipp Sendker - 01.03.2023

Trama

A Kalaw, una tranquilla città annidata tra le montagne birmane, vi è una piccola casa da tè dall'aspetto modesto, che un ricco viaggiatore occidentale non esiterebbe a giudicare miserabile. Il caldo poi è soffocante, così come gli sguardi degli avventori che scrutano ogni volto a loro poco familiare con fare indagatorio. Julia Win, giovane newyorchese appena sbarcata a Kalaw, se ne tornerebbe volentieri in America, se un compito ineludibile non la trattenesse lì, in quella piccola sala da tè birmana. Suo padre è scomparso. La polizia ha fatto le sue indagini e tratto le sue conclusioni. Tin Win, arrivato negli Stati Uniti dalla Birmania con un visto concesso per motivi di studio nel 1942, diventato cittadino americano nel 1959 e poi avvocato newyorchese di grido... un uomo sicuramente dalla doppia vita se le sue tracce si perdono nella capitale del vizio, a Bangkok. L'atroce sospetto che una simile ricostruzione della vita di suo padre potesse in qualche modo corrispondere al vero si è fatto strada nella mente e nel cuore di Julia fino al giorno in cui sua madre, riordinando la soffitta, non ha trovato una lettera di suo padre. La lettera era indirizzata a una certa Mi Mi residente a Kalaw, in Birmania, e cominciava con queste struggenti parole: "Mia amata Mi Mi, sono passati cinquemilaottocentosessantaquattro giorni da quando ho sentito battere il tuo cuore per l'ultima volta.

Il confronto:

L’incontro si è concentrato su un romanzo che molti hanno definito una "bellissima favola", capace di trasportare il lettore in una dimensione spirituale e sensoriale lontana dalla frenesia occidentale. La storia di Tin Win e Mi-Mi ha suscitato emozioni contrastanti, oscillando tra l’incanto per un amore assoluto e la perplessità per alcune scelte dei protagonisti.

Vedere con il cuore: oltre la menomazione

Il tema centrale della discussione è stato il superamento del limite fisico. La cecità di Tin Win e la disabilità alle gambe di Mi-Mi non sono state lette come ostacoli, ma come condizioni che hanno permesso lo sviluppo di una sensibilità superiore. È emersa una riflessione profonda: non serve vedere per conoscere, l'importante è saper "sentire". Il protagonista impara a percepire l'essenza delle persone attraverso i battiti del loro cuore, una "bussola interiore" che lo guida verso l’amore, superando la paura che rende ciechi.

Il peso della superstizione e del destino

Il gruppo ha analizzato con interesse il contesto culturale birmano, dove l'astrologia e le superstizioni condizionano pesantemente la vita. È stato notato come il rifiuto iniziale della madre verso Tin Win, nato sotto una "cattiva stella", contrasti con il calore della famiglia di Mi-Mi. Anche la figura dello zio ha diviso il gruppo: se per alcuni il suo aiuto è stato un atto di bontà (seppur dettato dalla paura di disgrazie), per altri è stata un’intromissione che ha interrotto bruscamente il mondo e gli affetti del ragazzo, costringendolo a un esilio dorato ma non pienamente scelto.

L'amore tra attesa e abbandono

Un punto acceso del dibattito ha riguardato la condotta di Tin Win negli Stati Uniti. Pur avendo assolto ai suoi "obblighi" professionali e coniugali, la sua decisione di scomparire all'improvviso per tornare in patria ha lasciato l'amaro in bocca a molti. È stato evidenziato il paradosso di un uomo così attento ai sentimenti universali, ma capace di lasciare i propri figli americani in un vuoto profondo. Tuttavia, è emersa anche l'ammirazione per un legame che, nonostante decenni di separazione, non è mai stato messo in dubbio: un amore vissuto nell'accettazione e nel "non attaccamento", tipico della filosofia buddista.

Stile e ritmo narrativo

La modalità di scrittura è stata definita semplice, a tratti lenta e "blanda", capace di accompagnare con dolcezza la passività degli eventi. Alcuni hanno trovato la parte centrale un po' pesante o claustrofobica, ma la maggior parte del gruppo si è lasciata cullare da questa narrazione che trasforma le ferite in segni "così piccoli da consentirci alla fine di continuare a vivere".

In conclusione

Il libro ci ha lasciato con l'idea che l'amore sia la medicina contro la paura e che la vera ricchezza risieda nella capacità di accettare ciò che si ha, senza desiderare sempre altro. Una storia straziante ma luminosa, che si conclude con un’unione spirituale che va oltre la morte.

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