"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)


Il critico Lytton Strachey (a destra) prende il tè con Rosamond Lehmann e suo fratello, John Lehman del circolo Bloomsbury : i componenti del celebre circolo letterario inglese che ha contribuito a definire la cultura britannica nel periodo tra le due guerre

mercoledì 29 ottobre 2025

Incontro con Luciano Taffurelli

 



Nati per perdere di  Luciano Taffurelli

Calibano editore

Genere romanzi
Numero Pagine 208
Dimensioni 13x18
ISBN 979-12-56190-21-8

Brescia, una città popolata da baby gang e senzatetto.

 Aldo, collaboratore investigativo con un passato nell’ambiente della musica, assume l’incarico di aiutare Johnny, un rapper prossimo al successo, a veder chiaro nella morte di due suoi amici. 

La verità sembra trovarsi all'interno di una fantomatica valigetta sulle cui tracce si sguinzagliano anche un'ispettrice di polizia, gli emissari di una potente cosca mafiosa e una donna misteriosa 

che si sta costruendo una personalissima carriera criminale.

Un noir urbano senza scampo, nel quale tutti, nessuno escluso, sembrano nati per perdere.

Il tentativo di un giovane rapper di scoprire la verità sull'assassinio dei suoi amici d'infanzia.

recensione Bresciasilegge




mercoledì 8 ottobre 2025

L'imprevedibile viaggio di Harold Fry di Rachel Joyce - 22.10.2025

È un normalissimo mattino di metà aprile, quando il neo-pensionato Harold Fry riceve la lettera che sta per sconvolgere la sua vita. Queenie Hennessy, una ex collega e amica, gli ha scritto per dirgli addio: si trova, infatti, in una casa di cura nel Nord dell'Inghilterra e sta per morire di cancro. Sopraffatto dai ricordi e dalle emozioni, Harold riesce a fatica a buttare giù qualche parola per rispondere a un tale messaggio, ma una volta arrivato alla cassetta della posta qualcosa lo blocca. Sono passati vent'anni dall'ultima volta che ha visto Queenie e non ha mai potuto ringraziarla per quello che ha fatto per lui, così, spinto da un impulso improvviso e del tutto irrazionale, decide di andarla a trovare e semplicemente… comincia a camminare. Si convince che finché lui camminerà, lei continuerà a vivere. Inizia così un lungo viaggio a piedi, mille chilometri che lo porteranno da Kingsbridge a Berwick-upon-Tweed, senza scarpe da trekking né bussola, per non parlare di una cartina o di un cambio di abiti. Ma nonostante le vesciche ai piedi e i dolori alla schiena, ogni passo è un'occasione per rivivere il suo passato e sbloccare i tragici ricordi che lo hanno sempre più allontanato da sua moglie Maureen; ogni incontro una speranza di rinnovamento. La sensazione di libertà che gli provoca questa avventura nell'ignoto è inebriante, perché finalmente la sua vita ha uno scopo e lui non può fallire. Impossibile non farsi trascinare dall'ottimismo di Harold Fry, l'anziano impacciato e gentile, la cui eccezionale storia ci ricorda che tutto è possibile e che senza amore non si può fare niente che abbia davvero importanza.

Il confronto:

Nell’ultimo incontro del nostro gruppo di lettura, ci siamo messi in cammino insieme ad Harold Fry, il protagonista del romanzo di Rachel Joyce. La discussione è stata intensa e partecipata, muovendosi tra la malinconia di una vita vissuta in isolamento e la speranza di una rinascita tardiva.
Il tema centrale emerso dal dibattito è quello del cammino come strumento di espiazione. Harold non parte per una sfida sportiva, ma per un impulso improvviso che lo spinge ad attraversare l'Inghilterra nel tentativo di "salvare" una vecchia amica malata. Molti di noi hanno colto in questo gesto un atto di autopunizione e il bisogno di riflettere sulle mancanze del passato, in particolare sul dolore taciuto per la perdita del figlio. Il viaggio diventa così la metafora di un'esperienza interiore: perdersi per potersi finalmente ritrovare.
Un punto su cui il gruppo si è soffermato a lungo è la profonda solitudine che caratterizza i personaggi. Harold e la moglie Maureen vivono per anni in una "gabbia" di silenzio e incomunicabilità. Tuttavia, paradossalmente, è proprio la distanza fisica creata dal cammino a permettere alla coppia di riscoprirsi. Mentre il protagonista consuma le scarpe sulla strada, la moglie attraversa un proprio percorso emotivo che li porterà a un finale di ritrovato amore e pace.
Interessante è stata anche la riflessione critica sull'intervento dei mass media. Quando il pellegrinaggio di Harold diventa un fenomeno pubblico, il senso intimo della sua missione viene minacciato da chi cerca solo visibilità e disturba la sua solitudine. Al contrario, sono gli incontri umili e marginali — come quello con la ragazza del fast-food che dà la scintilla iniziale o l'immigrata che si prende cura di lui — a offrire la solidarietà più autentica e disinteressata.
Sebbene per alcuni la narrazione sia risultata a tratti lenta o carica di tristezza, la forza della scrittrice risiede nella capacità di trasformare un'esperienza angosciante in un messaggio di speranza. Il richiamo a classici come L'anno della lepre di Paasilinna ha sottolineato l'universalità del tema dell'uomo che, camminando nella natura, cerca di ricucire lo strappo con la propria esistenza.
In conclusione, la storia di Harold Fry ci ha ricordato che non è mai troppo tardi per aprirsi agli altri e che, a volte, è necessario un lungo viaggio per riuscire finalmente a guardare con occhi nuovi chi ci vive accanto da una vita.