"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)


Il critico Lytton Strachey (a destra) prende il tè con Rosamond Lehmann e suo fratello, John Lehman del circolo Bloomsbury : i componenti del celebre circolo letterario inglese che ha contribuito a definire la cultura britannica nel periodo tra le due guerre

mercoledì 17 settembre 2025

Niente di Janne Teller - 17.09.2025

 

Trama:

"Se niente ha senso, è meglio non far niente piuttosto che qualcosa" dichiara un giorno Pierre Anthon, tredici anni. Poi, come il barone rampante, sale su un albero vicino alla scuola. Per dimostrargli che sta sbagliando, i suoi compagni decidono di raccogliere cose che abbiano un significato. All'inizio si tratta di oggetti innocenti: una canna da pesca, un pallone, un paio di sandali, ma presto si fanno prendere la mano, si sfidano, si spingono più in là. Al sacrificio di un adorato criceto seguono un taglio di capelli, un certificato di adozione, la bara di un bambino, l'indice di una mano che suonava la chitarra come i Beatles. Richieste sempre più angosciose, rese vincolanti dalla legge del gruppo. È ancora la ricerca del senso della vita? O è una vendetta per aver dovuto sacrificare qualcosa a cui si teneva davvero? Abbandonati a se stessi, nella totale inesistenza degli adulti e delle loro leggi, gli adolescenti si trascinano a vicenda in un'escalation d'orrore. E quando i media si accorgono del caso, mettendo sottosopra la cittadina, il progetto precipita verso la sua fatale conclusione. Il romanzo mette in scena follia e fanatismo, perversione e fragilità, paura e speranza. Ma soprattutto sfida il lettore adulto a ritrovare in sé l'innocente crudeltà dell'adolescenza, fatta di assenza di compromessi, coraggio provocatorio e commovente brutalità.

Il Confronto:

Nel nostro incontro dedicato a Niente di Janne Teller il confronto è stato intenso, a tratti faticoso, ma estremamente ricco, lasciando nel gruppo una diffusa sensazione di inquietudine. Si tratta di un libro breve, ma capace di suscitare reazioni forti e contrastanti: in poco più di cento pagine affronta temi enormi come il senso della vita, il nichilismo, la violenza del gruppo e l’insondabilità dell’adolescenza. È un romanzo che parla di ragazzi, ma che chiama in causa in modo diretto anche il mondo degli adulti.

La vicenda prende avvio dall’affermazione radicale di Pierre Anthon: la vita non ha alcun significato. Una frase che diventa una provocazione insopportabile per i suoi compagni, adolescenti smarriti e ancora in cerca di un posto nel mondo. Da qui nasce il progetto di dimostrare il contrario, attraverso la costruzione di un “cumulo di significato”. Le prime rinunce sono lievi e quasi simboliche – un sandaletto, una canna da pesca – ma ben presto il gioco si trasforma in una spirale sempre più violenta, fino a un crescendo che conduce a un vero e proprio punto di non ritorno.

È emersa con forza l’idea che il gruppo sia il vero protagonista del romanzo. La dinamica collettiva annulla le responsabilità individuali, crea gerarchie fondate sulla forza e sul dominio e trascina tutti verso scelte sempre più estreme. In questo meccanismo il desiderio di senso si confonde con la vendetta e con l’avidità, fino a svuotarsi completamente. Nel tentativo di dimostrare che la vita ha valore, i ragazzi finiscono paradossalmente per distruggerlo.

Durante la discussione si è riflettuto a lungo sull’assenza degli adulti, che non vedono, non intervengono o arrivano troppo tardi. Questa inerzia è stata giudicata da molti come uno degli aspetti più disturbanti del libro e ha fatto nascere domande inquietanti: quanto sappiamo davvero di ciò che fanno i nostri figli fuori casa? Quanto siamo presenti nelle loro vite?

Alcuni interventi hanno messo in relazione Niente con altri testi letterari, come Il barone rampante. Anche qui c’è un gesto di rottura rispetto agli schemi, ma mentre Calvino apre a una leggerezza filosofica, Teller scava in modo molto più cupo. Il vuoto che attraversa i ragazzi non ha nulla di romantico: è disturbante e parla anche del nostro presente, come dimostrano i richiami a episodi di cronaca recente che sembrano dialogare direttamente con il romanzo.

È stata sottolineata anche la dimensione simbolica e quasi favolistica della storia, che la rende ancora più perturbante. Le violenze colpiscono figure cariche di significato, come il bambino musulmano e il Santo, senza alcuna distinzione: la religione, in qualunque forma, non viene risparmiata. Questo aspetto è stato letto come espressione di un nichilismo radicale, che non offre appigli né consolazioni.

La figura di Pierre Anthon ha suscitato interpretazioni molto diverse. Per alcuni è un personaggio perverso, mosso dalla vendetta; per altri è colui che ha avuto il coraggio di esprimere una verità insostenibile. La sua fine tragica è stata vista da molti come un sacrificio, l’immolazione di chi aveva messo in crisi le certezze del gruppo. I ragazzi, convinti di aver raccolto tutto il significato della vita, finiscono invece per perderlo definitivamente.

Nel dibattito è emersa anche una riflessione più ampia sul senso della vita. C’è chi ha sostenuto che il senso sia relativo, mutevole e personale, e chi invece ha riconosciuto nel romanzo l’idea che un senso oggettivo forse non esista affatto, e che il problema nasca dal nostro rifiuto di accettare questa possibilità. Religioni, società e adulti tentano di colmare un vuoto che resta tale, trasmettendo ai giovani un’inquietudine irrisolta.

Il finale lascia il lettore senza appigli: tutto si riduce in cenere. Niente non è una lettura rassicurante né piacevole. Le reazioni personali sono state molto diverse: c’è chi lo ha definito bellissimo, chi agghiacciante, chi addirittura “orror”. Alcuni non sono stati contenti di averlo letto, altri hanno sottolineato come proprio il disagio provato sia la prova del suo valore. In ogni caso, è emerso chiaramente che questo romanzo non offre risposte, ma apre domande profonde sull’adolescenza, sul nichilismo e sulle responsabilità degli adulti, destinate a continuare a lavorare dentro anche dopo l’ultima pagina.