Trama:
Janna, bella ed elegante, con alle spalle un solido successo professionale, conosce una piccola e vecchia signora, Maudie, e da questo incontro casuale nasce una stretta amicizia, un legame quasi simbiotico. La prima comincia a condividere le manie e le abitudini della seconda, i suoi malanni senili, e viene così a contatto con un mondo disordinato e dolente ma anche affascinante, che le permette di scoprire dimensioni esistenziali da lei ignorate fino a quel momento. Il diario di Jane Somers si configura, nel panorama contemporaneo della letteratura in lingua inglese, come uno dei più impietosi esperimenti di autoanalisi mai compiuti da uno scrittore.
La
protagonista è Jane Somers, una donna che lavora nel mondo della moda,
inizialmente algida, asettica ed egoista. Nel corso del romanzo emerge il suo
passato fatto di trascuratezze: il marito, la madre, i legami familiari
lasciati scivolare via. L’incontro casuale con un’anziana donna in farmacia
segna una svolta decisiva. Jane inizia a occuparsi di lei, dapprima per senso
di colpa, poi attraverso un coinvolgimento sempre più profondo che la porta a
compiere gesti concreti e nuovi: pulire la casa, lavarla, prendersi cura di un
corpo fragile e di una vita ai margini.
Nel
dibattito è emersa con forza la rappresentazione della vecchiaia, raccontata
senza edulcorazioni. Ha dato fastidio l’uso di termini come “nonnine” e il
rivolgersi agli anziani dandogli del tu, percepiti come una forma di
infantilizzazione e di mancanza di rispetto. Anche la figura del medico è stata
giudicata cinica e distante, mentre le infermiere appaiono più umane e attente.
È
stato sottolineato come nel romanzo non vi siano figure maschili realmente
positive. Gli uomini risultano assenti, deboli o incapaci di assumersi
responsabilità, mentre le donne sono tutte portatrici di esistenze faticose e
segnate. Jane prova nostalgia per il marito e comprende solo troppo tardi che
tipo di uomo fosse realmente. Questa consapevolezza tardiva attraversa anche
altre figure femminili, come l’amica Joyce, emblema di chi accetta tutto pur di
non restare sola.
Molto
significativa è apparsa la contrapposizione tra i due funerali, quello del
marito e quello dell’anziana amica. In questa differenza molti hanno letto un
percorso di crescita e di rinascita per Jane, che nel tempo cambia anche il
rapporto con la nipote, attenuando il proprio distacco emotivo.
Il
tema della solitudine ha attraversato tutta la discussione. Con l’avanzare
dell’età, la solitudine diventa più pesante e il bisogno di relazione più
urgente. Sono stati ricordati i piccoli movimenti quotidiani degli anziani,
gesti minimi ma necessari per combattere la letargia e l’abbandono. È emersa
anche una paura condivisa: cosa sarà di noi quando saremo soli? Chi ci aiuterà?
Un
aspetto centrale è stato il rifiuto dell’assistenza. L’amicizia viene
accettata, l’aiuto strutturato molto meno, soprattutto quando proviene da fuori
della famiglia. Temi come la morte, l’eutanasia e la povertà vengono affrontati
in modo diretto e senza consolazioni. La miseria vissuta da molti personaggi,
soprattutto femminili, è apparsa emblematica di una condizione storica e
sociale che ha inciso profondamente sulle loro vite.
Si è
discusso anche della forma del romanzo. La struttura diaristica è stata
giudicata da alcuni faticosa, densa, priva di pause, quasi soffocante. Altri
hanno osservato come questa scelta contribuisca a rendere più autentico il
flusso di pensieri della protagonista.
Le
reazioni personali sono state diverse: c’è chi non si è immedesimato in un
personaggio preciso ma in singoli momenti, chi ha percepito molto egoismo, chi
ha trovato il libro difficile ma necessario. Il diario di Jane Somers non
è una lettura rassicurante: parla più della morte che della vita, ma proprio
per questo costringe a interrogarsi sul valore delle relazioni, sulla dignità
della vecchiaia e sulla nostra capacità – spesso limitata – di accettare
l’aiuto degli altri.
Forse il suo merito più grande è proprio questo: obbligarci a guardare ciò che normalmente evitiamo, ricordandoci che la fragilità, prima o poi, riguarda tutti.

