"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)


Il critico Lytton Strachey (a destra) prende il tè con Rosamond Lehmann e suo fratello, John Lehman del circolo Bloomsbury : i componenti del celebre circolo letterario inglese che ha contribuito a definire la cultura britannica nel periodo tra le due guerre

mercoledì 11 giugno 2025

Il diario di Jane Somers di Doris Lessing - 11.06.2025

Trama:

Janna, bella ed elegante, con alle spalle un solido successo professionale, conosce una piccola e vecchia signora, Maudie, e da questo incontro casuale nasce una stretta amicizia, un legame quasi simbiotico. La prima comincia a condividere le manie e le abitudini della seconda, i suoi malanni senili, e viene così a contatto con un mondo disordinato e dolente ma anche affascinante, che le permette di scoprire dimensioni esistenziali da lei ignorate fino a quel momento. Il diario di Jane Somers si configura, nel panorama contemporaneo della letteratura in lingua inglese, come uno dei più impietosi esperimenti di autoanalisi mai compiuti da uno scrittore. 


 

Il Confronto:
L’incontro dedicato a Il diario di Jane Somers ha suscitato emozioni forti e, per molti, difficili da sostenere. È stato definito da subito un libro triste, soprattutto da chi, per età ed esperienza, si è sentito chiamato in causa in modo diretto. La lettura ha aperto riflessioni profonde sulla vecchiaia, sulla solitudine, sulla povertà e sul modo in cui la società – e spesso anche i più giovani – guardano agli anziani.

La protagonista è Jane Somers, una donna che lavora nel mondo della moda, inizialmente algida, asettica ed egoista. Nel corso del romanzo emerge il suo passato fatto di trascuratezze: il marito, la madre, i legami familiari lasciati scivolare via. L’incontro casuale con un’anziana donna in farmacia segna una svolta decisiva. Jane inizia a occuparsi di lei, dapprima per senso di colpa, poi attraverso un coinvolgimento sempre più profondo che la porta a compiere gesti concreti e nuovi: pulire la casa, lavarla, prendersi cura di un corpo fragile e di una vita ai margini.

Nel dibattito è emersa con forza la rappresentazione della vecchiaia, raccontata senza edulcorazioni. Ha dato fastidio l’uso di termini come “nonnine” e il rivolgersi agli anziani dandogli del tu, percepiti come una forma di infantilizzazione e di mancanza di rispetto. Anche la figura del medico è stata giudicata cinica e distante, mentre le infermiere appaiono più umane e attente.

È stato sottolineato come nel romanzo non vi siano figure maschili realmente positive. Gli uomini risultano assenti, deboli o incapaci di assumersi responsabilità, mentre le donne sono tutte portatrici di esistenze faticose e segnate. Jane prova nostalgia per il marito e comprende solo troppo tardi che tipo di uomo fosse realmente. Questa consapevolezza tardiva attraversa anche altre figure femminili, come l’amica Joyce, emblema di chi accetta tutto pur di non restare sola.

Molto significativa è apparsa la contrapposizione tra i due funerali, quello del marito e quello dell’anziana amica. In questa differenza molti hanno letto un percorso di crescita e di rinascita per Jane, che nel tempo cambia anche il rapporto con la nipote, attenuando il proprio distacco emotivo.

Il tema della solitudine ha attraversato tutta la discussione. Con l’avanzare dell’età, la solitudine diventa più pesante e il bisogno di relazione più urgente. Sono stati ricordati i piccoli movimenti quotidiani degli anziani, gesti minimi ma necessari per combattere la letargia e l’abbandono. È emersa anche una paura condivisa: cosa sarà di noi quando saremo soli? Chi ci aiuterà?

Un aspetto centrale è stato il rifiuto dell’assistenza. L’amicizia viene accettata, l’aiuto strutturato molto meno, soprattutto quando proviene da fuori della famiglia. Temi come la morte, l’eutanasia e la povertà vengono affrontati in modo diretto e senza consolazioni. La miseria vissuta da molti personaggi, soprattutto femminili, è apparsa emblematica di una condizione storica e sociale che ha inciso profondamente sulle loro vite.

Si è discusso anche della forma del romanzo. La struttura diaristica è stata giudicata da alcuni faticosa, densa, priva di pause, quasi soffocante. Altri hanno osservato come questa scelta contribuisca a rendere più autentico il flusso di pensieri della protagonista.

Le reazioni personali sono state diverse: c’è chi non si è immedesimato in un personaggio preciso ma in singoli momenti, chi ha percepito molto egoismo, chi ha trovato il libro difficile ma necessario. Il diario di Jane Somers non è una lettura rassicurante: parla più della morte che della vita, ma proprio per questo costringe a interrogarsi sul valore delle relazioni, sulla dignità della vecchiaia e sulla nostra capacità – spesso limitata – di accettare l’aiuto degli altri.

Forse il suo merito più grande è proprio questo: obbligarci a guardare ciò che normalmente evitiamo, ricordandoci che la fragilità, prima o poi, riguarda tutti.