
Ci siamo incontrati martedì 29 dicembre 2009 alle ore 20,30 nella sede della biblioteca comunale per chiacchierare amabilmente su questo libro.
Il GDL della biblioteca è stato fondato il 19 febbraio 2008, nella sede della biblioteca comunale. Si riunisce con cadenza mensile, per condividere percorsi di lettura comuni e confrontarsi sulle esperienze di lettura individuali. Chiunque può partecipare agli incontri, oppure offrire il proprio contributo alla discussione, iscrivendosi al presente blog, sul quale viene "postato" il lavoro del gruppo e le idee emerse durante il confronto.
Luigi Russo, Personaggi dei Promessi Sposi
Classico saggio da liceale. Sempre citato (o sentito citare) ma mai letto prima. Utilissimo per riportare alla mente alcuni dei personaggi del romanzo più importante della letteratura italiana. Molte citazioni, una miriade di particolari sul testo (o meglio, sui testi) di Manzoni, finezze critiche, accurata ricostruzione dello stile e dell’ideologia dello scrittore milanese.
Nostalgico. Voto: 8
Renzo De Felice, Mussolini l’alleato. I. L’Italia in guerra 1940-1943 2. Crisi e agonia del regime. Cap. IV. Il paese in guerra. Cap. V. Crisi e agonia del regime
Ennesimo tomo della colossale biografia del capo del fascismo e, di riflesso, grande affresco storico dell’Italia del tempo. Dedicato ai primi anni della Seconda guerra mondiale. Tratta della progressiva perdita di consenso del regime e dei primi gravi segni di crisi (scioperi operai di Torino e Milano del febbraio-marzo 1943 e istintiva opposizione popolare a una guerra sempre più distruttiva).
È ben noto come l’opera di De Felice sia avversata da molti per il particolare taglio quasi “assolutorio” nei confronti del Duce. In realtà De Felice non assolve, ma descrive in modo lucido, tentando di non farsi condizionare dalle opposte ideologie. In questo senso il suo lavoro è da apprezzare.
Fra i pregi del testo: ricchezza delle fonti e accuratezza della ricostruzione. Fra i difetti: stile pesantissimo e, a volte, illeggibilità prolungata. Capita talvolta che i docenti universitari (e non solo loro) siano eccellenti scrittori ma pessimi comunicatori. Per De Felice vale il principio opposto: ottimo maestro ma orripilante scrittore.
Fondamentale. Voto: 9
Giuseppe Berto, Guerra in camicia nera
Libro quasi dimenticato di uno scrittore che meriterebbe di essere riscoperto e valorizzato, soprattutto per le opere più tarde. È il diario di guerra di un giovane e fervente fascista, partito volontario per la guerra di Libia, e presto coinvolto nel disastro apocalittico di quella campagna. È sulla stessa linea delle memorie di guerra, fra ricordo e letteratura, del Deserto della Libia di Mario Tobino, che racconta (meglio) le stesse vicende, dal punto di vista opposto di chi non amava il fascismo e non ne condivideva le imprese.
È un ottimo modo per mettersi dalla parte degli “sconfitti dalla storia” e, senza approvare, almeno per capire l’illusione di tanti giovani che credettero sinceramente nel fascismo (o, come dice l’autore, nello spirito rivoluzionario del fascismo) e nei suoi impossibili sogni di grandezza.
Straniante. Voto: 8
Rex Stout, Alta cucina, Colpo di genio, Nero Wolfe apre la porta al delitto, Fine amara
Quattro brevi romanzi gialli con un unico protagonista: Nero Wolfe, investigatore di New York, appassionato di orchidee e grande gourmet. Narrati in prima persona dall’assistente di Wolfe, il brillante Archie Goodwin. Pare inverosimile che personaggi tanto presuntuosi e fatui, sempre alle prese con i fiori e la haute cuisine, siano così abili nell’arte di smascherare gli assassini. Eppure ciò accade puntualmente alla fine di ogni storia. Forse questa incongruenza è (o vuole essere) il pregio delle loro vicende. A me non convince molto.
Presuntuosi per presuntuosi, a Wolfe e Goodwin preferisco Holmes e Watson. A paragone dell’investigatore americano, Sherlock Holmes è un genio e, rispetto al manierato Rex Stout, Conan Doyle è uno scrittore coi fiocchi.
Pretenzioso. Voto: 6
Muriel Barbery, L’eleganza del riccio
Best-seller del 2008, narra la storia di una portinaia di un elegante condominio parigino che trova la forza di esprimere la sua reale personalità e di uscire dai cliché di donna ignorante e abbrutita per mostrare al mondo la sua sensibilità e il suo amore per l’arte e per la vita.
Fondato sull’idea trita e ritrita di un improbabile riscatto umano e intellettuale, già di per se stessa un cliché, si dimostra un testo mediocre che nemmeno uno stile elegante riesce a riscattare. Particolarmente odioso (e inverosimile) il personaggio della bambina-genio incompreso e aspirante suicida. Ma esistono davvero bambine così? E poi il finale… che banalità! Francesco Guccini direbbe: Come in un libro scritto male/Lui si era ucciso per Natale. Appunto.
Mamma mia! Voto: 5
Esopo, Favole
Animali parlanti che recitano apologhi facilmente riferibili all’esisternza umana.
Classicissimo. Voto: 10.
Fedro, Favole
Idem come sopra. Con l’aggiunta che Fedro, che in gioventù fu schiavo a Roma, poi liberto di Augusto, e infine vittima di Seiano, conferisce alle sue favole una tenue coloritura autobiografia, dolente e piena di amarezza, che dà all’opera una sfumatura a noi più vicina.
Commovente. Voto: 10.
Piergiorgio Odifreddi, Il Vangelo secondo la Scienza. Le religioni alla prova del nove
L’autore, che si compiace di apparire spesso in televisione, è ben noto. Docente universitario di Logica, dichiaratamente ateo, nelle sue opere, a mezza via fra il saggio e l’articolo militante, polemizza con la religione, e ne mette brillantemente in luce le incongruenze, le falsità e le superstizioni.
In questo testo sottopone alla sua critica alcuni concetti religiosi (Dio, la Creazione, l’Infinito, il Caos, ecc.) e dimostra come essi possano essere spiegati per via scientifica, eliminando in questo modo la loro presunta soprannaturalità e riducendoli a puri fenomeni naturali. Pur conservando un taglio divulgativo, il libro è assai complesso perché mette in campo teorie e elucubrazioni filosofiche non sempre comprensibili.
Presuntuoso. Voto: 6
Lönare Bressà (Almanacco Bresciano) 2009
Acquistato per curiosità all’inizio dell’anno e letto a metà agosto per capire perché siano così di moda la “brescianità” e, in generale, il ritorno alle proprie radici.
Calendario con ricca raccolta di detti proverbiali (molti dei quali in dialetto locale), immagini, aneddoti, personaggi e professioni della Brescia d’antan.
Dopo la lettura resta il dubbio. La brescianità è veramente il distillato prezioso della saggezza popolare o il segno di un tempo chiuso e intollerante che sta ormai per scomparire? Chissà.
Inquietante. Voto: 6
Louis-Ferdinand Céline, Il dottor Semmelweis
È (o si dice che sia) la tesi di laurea in medicina di Céline, scrittore maledetto della Francia di Vichy, feroce antisemita e collaborazionista convinto. Narra la storia di Philip Semmelweis, medico ungherese le cui ricerche e sperimentazioni, respinte dalla medicina ufficiale mentre egli era in vita, furono applicate dopo la sua morte e si dimostrarono decisive per debellare la febbre puerperale, malattia infettiva che portava a rapida morte le madri dopo il parto.
Ritratto di un genio incompreso, è però fortemente limitato dall’enfasi e dall’ampollosità di un autore ancora lontanissimo dai capolavori della maturità.
Deludente. Voto: 4½
Antonello Capurso, I discorsi che hanno cambiato l’Italia. Da Garibaldi e Cavour a Berlusconi e Veltroni
Raccolta, con scarne annotazioni del compilatore, dei discorsi di alcuni fra più grandi uomini politici italiani, ognuno dei quali ha, per così dire, segnato un’epoca patria. Dall’Unità al Trasformismo, dall’età giolittiana al fascismo, dal secondo dopoguerra al centro-sinistra, da Mani Pulite alla Seconda Repubblica, l’interesse aumenta man mano che ci avviciniamo ai nostri giorni.
Pur non essendo fondamentale per la comprensione della nostra storia (spesso i discorsi nascondono più che non spieghino), è un valido aiuto per iniziare a capire come eravamo un tempo e come siamo diventati oggi.
Interessante. Voto: 7
Rogelio Iriarte, La mano dell’angelo
Opera di uno scrittore contemporaneo colombiano, è un romanzo corale ambientato nella gigantesca città di Bogotà, fra le baraccopoli dei poverissimi e i quartieri alti, accomunati dalla medesima schiavitù dell’alcol e della droga. Nel testo si intrecciano le storie di emarginati e di benestanti, alcune plumbee e disperate, altre di riscatto e di rinascita.
Pur descrivendo una realtà atroce, il romanzo è tutto intessuto di una speranza nella vita che, se consideriamo le circostanze in cui sorge, può apparire talvolta inaspettata o convenzionale al limite del più vieto happy ending. Tale sentimento è simboleggiato dalla “mano dell’angelo” che, nei punti di snodo delle storie, appare ad alcuni personaggi. Non è dato di sapere se la “mano dell’angelo” sia una citazione del realismo magico degli autori latino-americani degli anni Settanta, oppure un vero e proprio riferimento religioso, o infine un’immagine laica della solidarietà fra gli uomini. Di fatto, solo coloro a cui essa si mostra sono destinati alla salvezza.
Sorprendente: 8
Sigmund Freud, L’avvenire di un’illusione
Breve saggio sulla religione, pubblicato nel 1927 dal padre della psicanalisi, finissimo scrittore. Dal titolo si può comprendere facilmente il giudizio dell’autore: la sua tesi è che la religione sia una pulsione consolatoria, inventata dagli uomini per sfuggire alle durezze della vita, o alla certezza disperante della morte. E che Dio non sia che una costruzione illusoria del Super Io collettivo, che si foggia una sorta di Padre onnipotente, fonte di leggi e norme, per sfuggire all’autodistruzione. Qual è dunque l’avvenire dell’illusione religiosa, secondo Freud? L’avvento di un’era educatrice che permetterà all’uomo di dimenticarla. A giudicare il mondo di oggi, non mi pare che sia andata a finire così.
Perturbante: 8
Corrado Augias, Remo Cacitti, Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione
Dopo i testi del Saputello Odifreddi e del Genio Freud, un altro libro dedicato alla religione. È un saggio storico, scritto a quattro mani da un notissimo giornalista e un docente universitario di Storia del cristianesimo antico.
Più che un saggio si tratta di una lunga intervista. Lungi dall’indagare gli aspetti spirituali del cristianesimo (di scarso interesse per lo storico), essa ricostruisce il percorso che ha condotto una delle tante correnti del Giudaismo a diventare, nel giro di pochi secoli, dapprima la religione ufficiale dell’Impero Romano, e poi una delle basi su cui si è stata edificata la società occidentale.
Dei libri-intervista il testo esibisce i classici difetti: scarso approfondimento, eccessiva volontà di sintesi e, per di più, qualche passaggio poco scorrevole. Di per sé dunque non merita molto, ma può fornire lo stimolo a letture più utili e interessanti.
Gracilino: 6
Per saperne di più:
http://www.infinitoedizioni.it/fileadmin/InfinitoEdizioni/pdf_prefazioni/Grecia_prefazione.pdf
Trama: La vicenda del romanzo si svolge in un paese della Sardegna all’inizio del XX secolo. Lo sfondo della narrazione è il decadimento tanto della nobiltà sarda quanto quello economico del posto. In primo piano viene descritta la drammatica situazione economica di una famiglia aristocratica di campagna, i Decherchi. La famiglia, in origine ricca, possiede ancora alcuni poderi ma ha diversi debiti. Per sbarcare il lunario, i Decherchi sono costretti a tenere in casa ziu Zua, un lontano parente ricco, vecchio e malato. Quest'ultimo paga alla famiglia un contributo in cambio delle cure di cui ha bisogno. Ziu Zua si lamenta in continuazione di tutti membri della famiglia: le sue proteste prendono di mira soprattutto Annesa, la giovane protagonista del romanzo. È principalmente lei a prendersi cura del malato, che poco a poco diventa insopportabile. Ormai, in famiglia tutti sperano nella morte del vecchio. Nel corso del romanzo si delineano anche i contorni dell'amore tra Annesa e Paulu, uno dei componenti della famiglia Decherchi. Le loro vicende si intrecciano sullo sfondo di una situazione familiare assai complessa.
"Una bella novella nella quale viene focalizzato uno scorcio di Sardegna. La vicenda si svolge in un luogo isolato dal resto del mondo (non c'è alcun legame storico-sociale). Il romanzo è triste, decadente, molto fatalista. I personaggi sono già segnati dal destino e ognuno percorre inesorabilmente il cammino già tracciato al quale è impossibile sfuggire. Un delitto inutile, il messaggio è: "mai l'iniziativa umana è in grado di contrastare la volontà del destino; nè la ragione può presumere di penetrarne la legge". Anche la natura è triste, severa: lo spettacolo delle albe, dei tramonti, dei boschi, delle vallate non ti infonde gioia ma angoscia e timore. Paulo debole, vigliacco, incapace, rispecchia la decadenza dei ricchi proprietari terrieri che hanno ormai fatto il loro tempo e non sanno rinnovarsi ma si piegano su se stessi e muoiono. Annesa, piena di amore e di riconoscenza, con un gran bisogno di essere amata, si aggrappa come l'edera alla famiglia che la ospita per la quale arriva fino al delitto. Si è autopunita allontanandosi dall'amante e dai suoi benefattori. Per l'espiazione completa accetta di ritornare e sposare Paulo che è nuovamente ridotto ad una larva ed in rovina".
"Un libro a lieto fine ma dal sapore amaro. Annesa è una figura ben riuscita: è orfana, intelligente, fidata e serva devota, amante appassionata, fredda assassina, poi pentita e, infine, anziana rassegnata ad espiare la sua colpa. E' il vero pilastro della famiglia, però il suo vivere in funzione degli altri ha suscitato in me un sentimento quasi di rabbia. E' sottoposta a continui capricci del destino, il quale, per un certo periodo le regala un buon livello di vita per poi farla ricadere nell'abisso e nella miseria. La vita del paese e le regole della società avvicinano il romanzo alla corrente del verismo. Queste passioni contrastanti, il sacrificio di un innocente, l'ossessione della colpa e del rimorso, mi fanno pensare a "Delitto e Castigo" di Dostoevskij".
"E' un romanzo estremamente realista. Il verismo io l'ho colto nella cattiveria della gente, che è così da sempre e nello sfacelo sia da un punto di vista economico che genetico della famiglia".
"Ricorda il romanzo "I vecchi e i giovani" di Pirandello, che è la storia della catastrofe di una famiglia e di una generazione. Mi tocca molto da vicino perchè ho vissuto la stessa esperienza nella mia famiglia: quando i fratelli si sono divisi l'eredità tutto è andato a catafascio".
Trama: Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l'altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null'altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: "una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione". Tutto converge verso un "duello senza spade" ma ben più crudele. Tra loro, nell'ombra il fantasma di una donna. Mentre racconta la vita di questo aristocratico generale, asserragliato nella tana solitaria di un castello ai piedi dei Carpazi, Sandor Marai, compiendo il solito percorso a ritroso nel tempo a lui molto caro, scava dentro il suo animo con spietata precisione, perlustrando vaste zone d’affetti e d’ombre e consegnandoci il ritratto indelebile di una figura emblematica di un’epoca che volge irreversibilmente al tramonto.
Questi consuma la propria esistenza in un clima pietrificato di dolorosa attesa e di desolato rimpianto nella speranza che Konrad, artista parvenu e simbolo di un’emergente borghesia cinica e rancorosa, gli riveli le ragioni ultime di un comportamento che, aprendo uno squarcio nell’apparente tranquillità della sua vita familiare, ha spento la funzione vitale di Kristina ed ha confinato la sua in un’atmosfera di gravosa sospensione. Con l’attenta scrupolosità di un fuochista egli alimenta ostinatamente la vampa del ricordo rinvigorendola ogni giorno con l’aggiunta di nuovi ceppi, affinché si mantenga accesa fino a quando il tempo scoccherà il vano rintocco della verità. La storia si conchiuderà infine là dove era principiata, nello spazio di un equivoco insanato, di un’amicizia incapace di resistere al richiamo dell’artificio e dell’inganno.
Citazione: "L'uomo comprende il mondo un po' alla volta e poi muore".
"Esiste una cosa peggiore della morte e di qualsiasi sofferenza: la perdita della stima in se stessi"
Il Confronto:
"Il titolo è appropriato, è la storia di una passione che si è spenta trasformandosi in braci. In questo libro c'è tutto: l'amicizia, l'amore, il tradimento, la tentazione dell'omicidio, il sospetto, la fuga e l'attesa. Il lungo monologo è veramente toccante, il Generale vuol conoscere la verità ma allo stesso tempo non vuol sapere, dice: "Per te sarebbe un sollievo se mi raccontassi i fatti concreti, ma io non voglio che tu provi questo sollievo....". "Che importanza hanno alla fine della vita la verità e la menzogna?, che importanza ha che io sappia dove, quando e quante volte Krizstine, l'unico grande amore della mia vita, mi abbia tradito con te, il mio unico amico?"."Che cosa abbiamo guadagnato con il nostro orgoglio e la nostra vanità?". Una esistenza consumata nella speranza dell'attesa di Konrad. La storia si conclude laddove era incominciata, nella ricerca di risposte a domande che forse non era neanche giusto porsi. Il tempo è la risposta a molte domande".
"Mi ha lasciato un po' di amaro in bocca, poichè arrivi alla fine e l'unica risposta che interessava al lettore e al protagonista, l'interlocutore si rifiuta di darla. E' scritto molto bene, con suspence. Non ce la fa a stancare anche se in effetti si tratta di un monologo. Si conosce solo il punto di vista del generale, non c'è contradditorio. Konrad è tornato dopo 41 anni ma non si capisce a fare che, dal momento che ascolta soltanto, senza mai intervenire. Non sai che opinione farti nè di lui, nè di Krizstine, ti vien voglia di pensare che, se fosse stato scritto in terza persona, avrebbe soddisfatto le tue curiosità, fatto scaturire dall'animo degli altri due personaggi le contraddizioni, le emozioni, la passione, i sentimenti d'amore e di odio".
"La figura dell'amico (Konrad) è deludente: non dice niente, si rifiuta di rispondere all'unica domanda che il generale gli pone e che ha ossessionato quest'ultimo per tutta la vita. Mi è piaciuto molto quando, durante la scena della caccia, descrive l'attimo che precede il giorno: nella vita di ciascuno di noi si possono verificare momenti di passaggio fra il buio e la luce in cui si intravede qualcosa ma non è del tutto chiara. Il generale si accorge che l'amore per l'amico non era corrisposto, poichè lo ha odiato al punto da desiderare di ucciderlo".
"Il protagonista quando è in Francia con la mamma, si ammala e guarisce solo con il contatto fisico della balia, ha bisogno d'amore. Egli si attacca a Konrad ma il suo è un amore opportunistico. Secondo il generale la cosa più importante della vita è la passione, ma in fondo se la sono giocata tutti e tre, avevano un'occasione d'amore e tutti l'hanno perduta".
"Ha bruciato il diario della moglie perchè aveva paura di conoscere la verità? Perchè la conosceva già? Perchè si era reso conto che ormai non era più importante conoscerla? ".
"Krizstine ha espiato in vita la sua colpa e quindi ne esce dignitosa".
Libri citati: "Quel che resta del giorno" di Ishiguro Kazuo