"Ci sono libri che si posseggono da vent'anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sè di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent'anni, viene il momento in cui d'improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri di un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione."

Elias Canetti

«Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»

(I. Calvino, Perché leggere i classici, def. 6)


Il critico Lytton Strachey (a destra) prende il tè con Rosamond Lehmann e suo fratello, John Lehman del circolo Bloomsbury : i componenti del celebre circolo letterario inglese che ha contribuito a definire la cultura britannica nel periodo tra le due guerre

martedì 17 aprile 2012

Canale Mussolini di Antonio Pennacchi

Trama (da IBS):
Premio Strega 2010. Canale Mussolini è l'asse portante su cui si regge la bonifica delle Paludi Pontine. I suoi argini sono scanditi da eucalypti immensi che assorbono l'acqua e prosciugano i campi, alle sue cascatelle i ragazzini fanno il bagno e aironi bianchissimi trovano rifugio. Su questa terra nuova di zecca, bonificata dai progetti ambiziosi del Duce e punteggiata di città appena fondate, vengono fatte insediare migliaia di persone arrivate dal Nord. Tra queste migliaia di coloni ci sono i Peruzzi. A farli scendere dalle pianure padane sono il carisma e il coraggio di zio Pericle. Con lui scendono i vecchi genitori, tutti i fratelli, le nuore. E poi la nonna, dolce ma inflessibile nello stabilire le regole di casa cui i figli obbediscono senza fiatare. Il vanitoso Adelchi, più adatto a comandare che a lavorare, il cocco di mamma. Iseo e Temistocle, Treves e Turati, fratelli legati da un affetto profondo fatto di poche parole e gesti assoluti, promesse dette a voce strozzata sui campi di lavoro o nelle trincee sanguinanti della guerra. E una schiera di sorelle, a volte buone e compassionevoli, a volte perfide e velenose come serpenti. E poi c'è lei, l'Armida, la moglie di Pericle, la più bella, andata in sposa al più valoroso. La più generosa, capace di amare senza riserve e senza paura anche il più tragico degli amori. E Paride, il nipote prediletto, buono e giusto, ma destinato, come l'eroe di cui porta il nome, a essere causa della sfortuna che colpirà i Peruzzi e li travolgerà.

Le interviste all'autore:

Citazioni:
 ”Ognun elgà le so  rason” 
“Sei quasi perennemente condannato a vivere nel torto, pensando peraltro di avere pure ragione”

Il confronto

M: Mi è piaciuto molto questo libro, in cui emergono alcune iniziative positive di un politico (da ricordare, ad esempio, la bonifica dell’Agro Pontino).

La famiglia Peruzzi è piena di autostima, ha un’alta considerazione di sé. Non si schiera nécon il Duce né contro, non sa niente del regime ed è disinteressata alla politica.

Molto divertenti sono i nomi strampalati dei ragazzi, riconducibili ai nomi inusuali, che leggevo sulle tombe quando andavo con mia suocera al camposanto.

Armida, la moglie di Pericle che seduce il nipote per riacquistare l’amore,è un personaggio stravagante, soprattutto per il suo rapporto con le api.

P: Pennacchi mi ha condotta verso i romanzi sudamericani, non molto realistici e con personaggi un poco improbabili, dandomi la possibilità di comprendere meglio il periodo storico.

La narrazione dà l’idea di racconto orale.

MP: Questo romanzo mi ha dato l’opportunità di approfondire la realtà della bonifica Pontina al di là dell’aspetto politico e delle solite noiose descrizioni dei libri di storia. Mussolini non è caratterizzato in modo negativo, ma, successivamente si è lasciato prendere dal potere. Importante è la forte caratterizzazione dei personaggi, alcuni dei quali risuonano di classicità (uno dei personaggi principali è, infatti, il valoroso Pericle).

Il linguaggio è estremamente colorito, popolare e colloquiale con bellissimi inserti dialettali.

F. : una delle donne Peruzzi dice:” anche noi abbiamo fatto la resistenza” questa frase riassume un po’ quello che per quella gente semplice era la politica, era alla sussistenza che pensavano e non gli interessava quel che succedeva intorno a loro.

A.: mi è piaciuta molto l’imparzialità dell’autore. Ha appoggiato il fascismo. Il passato della nostra storia scritto benissimo con uno studio importante. La storia non la fanno i grandi ma le persone comuni. E’ uno spaccato di vita contadina. Pennacchi ha vissuto per scrivere questa storia. Si sente che lo scrittore è tutto in questo libro. E’ molto fedele alla realtà. Tresigallo, paese del padre di Rossoni, era fascista.

E’ molto denso di avvenimenti, troppo impegnativo.

Sarebbe bello che in parte al testamento le persone lasciassero un memoriale.

M.C..: mi ha ricordato “Cent’anni di solitudine” nel realismo magico (epico). Ci sono elementi del socialismo (la terra ai contadini), il fascio-comunista.

L.: mi ricorda la vita di mio padre e i suoi racconti. Ho rivissuto le mie origini e le mie radici (Castel Mella è un paese contadino). Mi è sembrato molto fresco, molto immediato.

M. R:: Il racconto è condotto da una persona appartenente alla famiglia. Ho riscoperto un’antica storia della mia famiglia che non conoscevo: anche i miei parenti in quel periodo sono migrati nell’Agro Pontino a lavorare per i conti Mazzocchi.

G.: condivido, mi son piaciute molto le scene di vita contadina. Mi ha colpito l’aspetto magico di Armida, una donna forte, selvaggia.

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